Mi capita spesso di leggere da varie parti dotte disquisizioni circa l’attuale pratica della  Telegrafia dal momento che è stata “bandita”  dal campo lavorativo.

 

Mi giunge anche voce che in altri Paesi, compresi i militari, non è stata  abbandonata del tutto.

 

I più accaniti detrattori  non perdono occasione per chiedere se ha un senso oggi parlare di Telegrafia.

 

Malgrado i continui aggiornamenti tecnologici siamo ancora in molti, ma proprio tanti, in tutto il mondo,  ad usare il Morse.

 

Non è passata inosservata la valutazione fatta da qualcuno tra leggere un libro sul computer  e leggerlo avendolo tra le mani, sfogliarlo, sentirne l’odore della carta e dell’inchiostro.

 

Credo sia la stessa cosa anche per la Telegrafia.

 

Parlarne ha un senso, e lo avrà fino a quando ci sarà gente come noi con un amore sconfinato per quest’Arte.

 

 

 

Di seguito riporto le esperienze ed  i ricordi di quanti hanno, o hanno avuto, la loro vita pervasa dalla Telegrafia.

 

 

 

 

                                       --------------000000------------

 

 

 

 


 

 

Volentieri racconto come sono arrivato alla telegrafia.

Mio padre è stato RT a bordo del Regio Sommergibile Malachite, classe 600 quella da tutti ritenuta la migliore classe dei sommergibili italiani ( basta ricordare la crocera del Perla ), negli anni immediatamente precedenti l'entrata in guerra dell'Italia.
Sbarcato per motivi di salute continuò a fare l'RT a Tobruk e poi l'elettricista della Marina Militare a Lero dove fu fatto prigioniero dopo l'8 settembre.
Conservo molte foto originali del Malachite, dell'equipaggio praticamente completo e dello Stato Maggiore di quegli anni.

Veniamo al mio incontro con la telegrafia.

In Versilia all'inizio degli anni 50 i tavoli da cucina erano formati da una lastra di marmo grigio, il cipollino di Seravezza, sostenuta da una struttura di legno.
Si mangiava su questo tipo di tavolo senza tovaglia e in cucina avevamo una radio a onde medie.
Avevo 8 o 9 anni quando un giorno, mentre si pranzava con la radio accesa, ricordo che mio padre si alzò di scatto, prese una matita o lapis come lo chiamavo io, e cominciò a scrivere sul marmo del tavolo.
Questo scrivere sul marmo del tavolo mi rimase talmente impresso nella memoria fotografica che ce l'ho nitido ancora adesso.
Rimasi stupito di questo comportamento, ma mi resi quasi subito conto che era dovuto ad uno strano "soffio" che proveniva dalla radio.
Quando smise di scrivere gli chiesi spiegazioni e lui mi rispose che "era una nave che trasmetteva".
Abitavamo a poche centinaia di metri dal mare e sicuramente una nave stava passando al largo di Forte dei Marmi con il marconista che "parlava" intorno ai 500 kHz con una costiera.
La mia curiosità per la Telegrafia nacque in quel momento e non mi ha più lasciato.

Ho tantissimi altri ricordi della telegrafia nella mia vita, sia da militare che da radioamatore, ma quello che ti ho raccontato è sicuramente il più bello.

 

          Paolo I1DMP

 

 

 

 


 

 

 

 

 

La telegrafia è entrata nella sfera dei miei interessi molto prima di diventare radioamatore, anzi, sono diventato radioamatore proprio perchè avevo scoperto questa magnifica possibilità di impararla  potendola poi anche praticare.

 

Fino ad allora mi ero limitato ad ascoltare affascinato questi suoni con la radio "casalinga" e ad invidiare quelli che invece riuscivano a capirli ed a comunicare. Imparai quindi la telegrafia (totalmente autodidatta), feci gli esami per la patente, e la domanda per la licenza, che arrivò dopo un anno e mezzo, nel 1962. 

 

Mi arrabbattai in qualche modo per disporre di qualcosa di simile ad un RX, ad un TX e ad un tasto, riuscendo a recuperare un R1155 surplus inglese in cattivo stato, un tx autocostruito (o meglio: raffazzonato) da un amico, e un  verticale che la guerra l’aveva fatta tutta.

 

Superata la tensione e la sudata del primo qso, ne sono seguiti tanti altri e la cosa continua ancora oggi.

 

Un percorso del tutto usuale e comune a tanti amici che hanno inziato in quel periodo. 

La mia piccola particolarità è che se non ci fosse stata la Telegrafia io non sarei mai diventato Radioamatore, perchè la fonia non mi ha mai dato la minima emozione.

 

    

        SANDRO  I7ALE

 

 

 

 

 

Qui Roma Radio Antonio di Folco,

 

forse a parecchi questo nome non dice molto, eppure sono sicuro che se leggerete queste righe, molti lo riconosceranno, così come io posso dire di averlo sempre conosciuto 

 

Correva l’anno 1968, avevo ll anni allora, in famiglia si decise di comprare un televisore nuovo, un televisore a due canali, finalmente si poteva vedere anche il secondo programma della Rai ...!

 

Arrivò il tecnico della tv per installare una nuova antenna e per sua dimenticanza o per svogliatezza lasciò la vecchia calata, fatta di una consumata piattina a 300 ohm lungo la linea del palazzo, cotta dal sole e dalle intemperie.

 

Non mi sembrava vero, era già qualche mese che cercavo di capire come poter arrivare in terrazza ad installare una antenna per il mio ricevitore casalingo, mia complice era stata “Radio Pratica” la rivista del momento, già sentivo cose strane girando la manopola della sintonia e sapevo che installando una antenna sul tetto avrei potuto ricevere di più !

 

In un pomeriggio d’estate, mentre mio padre sonnecchiava sul divano, chiamai un mio amico e con pochi metri di filo elettrico in mano andammo al decimo piano, sulla terrazza condominiale ad installare l'antenna.

 

I miei pensieri erano concentrati sulla migliore ricezione del mio ricevitore e mentre mi affrettavo a predisporre il tutto, il mio pensiero andava sistematicamente all’urgenza dell’installazione. Sapevo che se non mi sbrigavo a sistemare l’antenna al più presto, sarebbe intervenuto mio padre, dovevo sbrigarmi ad installare il tutto.

Avevo il cuore in gola, mi tremavano le mani, avevo con me un foglietto a quadretti strappato dal quaderno di aritmetica dove c’erano dei semplici calcoli scopiazzati da una rivista di elettronica, per dedurre la miglior lunghezza del  dipolo per ascoltare le hf, avevo scelto una via di mezzo.

 

Il mio compagno di banco aveva nelle tasche dei pantaloni un paio di forbici un rotolo di spago e un metro da sarta a rotolo, per preparare  l’antenna tagliarla a misura ed isolarla alle sue estremità.

In meno di un’ora, mentre il sole di fine luglio ci bruciava la testa, io e il mio compagno di banco, incoscienti delle altezze su cui ci trovavamo, stavamo velocemente installando la mia prima antenna !!!! Sfruttai la calata della vecchia linea televisiva, che fortunatamente arrivava fino all’angolo della stanza in cui si trovava la radio grammofono.

 

Per sicurezza, prima di accendere e testare il tutto, feci passare qualche giomo, così mio padre non si sarebbe mai immaginato dell'installazione della “nuova antenna”. Anche se, ripensandoci dopo tanti anni, sono certo che sapeva quello che stavo facendo e sono sicuro che a mia insaputa mi stava controllando.

 

Furono giorni interminabili, in cui a stento riuscivo a dormire, pensando e ripensando a come avrei potuto ricevere i segnali in onde corte. Spesso giravo

nervosamente intorno al radio grammofono, guardavo la radio come se fosse un'astronave, un oggetto che mi avrebbe fatto spaziare in alto nel cielo infinito, senza nessuna limitazione.

 

Ricevevo poco in cw in quel tempo, riuscivo ad identificare solo pochi caratteri e ancora non avevo ben chiaro il concetto di apprendimento di questa nuova “lingua”, ancora era buio pesto in telegrafia, volevo imparare il cw e volevo arrivare velocemente a migliorare la mia conoscenza.

 

Avevo scritto sul diario di scuola tutti i caratteri che formavano l’alfabeto e i numeri in cw, che avevo reperito dall’enciclopedia UTET che avevamo in casa e me li ripassavo quotidianamente.

 

Ero impaziente di ricevere, anche se non potevo rilevare le note, ma solo il click dall”AM. Un pomeriggio i miei genitori decisero finalmente di uscire per fare delle compere, appena usciti, corsi velocemente alla radio grammofono e finalmente “detti fuoco ai filamenti”. Con immensi sacrifici avevo comprato in un magazzino di vecchie cose militari in disuso, vicino casa, una cuffia a 2000 ohm che avevo collegato in parallelo all’altoparlante, ascoltavo in cuffia !!!!.

 

Era una cosa entusiasmante poter indossare quell’aggeggio pesantissimo e fastidioso per la mia giovane testa, ma mi faceva sentire importante in quei momenti.

 

Ero impaziente ed emozionato, aspettavo con ansia che i filamenti delle valvole si riscaldassero per iniziare l'ascolto, ricordo gli scrocchi fortissimi nelle orecchie mentre cambiavo gamma, passando dalle onde medie, su cui la mia famiglia ascoltava il giornale radio e altri programmi musicali, alle onde corte, dove c’era da scoprire il vero mondo della radio e delle radiocomunicazioni.

Finalmente iniziai a sentire il rumore di fondo, avevo le mani tremanti e sudate dall`emozione, ero seduto vicino alla radio quasi come se volessi mangiarmela e con la mia pesantissima cuffia in testa iniziai a girare la sintonia lentamente per non perdere niente di quello che avrei potuto ascoltare con una vera antenna sul tetto.

 

Di colpo sintonizzai un segnale fortissimo, c’era un uomo che parlava, con voce pesantemente scandita ripeteva: “Qui Roma Radio, servizio radio telefonico marittimo, emissione effettuata per la sintonia dei ricevitori di bordo” e poi continuava in inglese. 

 

Ero incantato da questa strana comunicazione, che a volte veniva ripetuta per interminabili minuti, io l’ascoltavo e cercavo di capire che cosa fosse, a che cosa potessero servire tutte queste ripetizioni dello stesso messaggio.

 

Improvvisamente la ripetizione si interruppe ed ascoltai la stessa voce: “Eugenio C, Eugenio C, qui Roma Radio ricevete?“ stavo impazzendo dalla curiosità mentre la pesantissima cuffia a 2000 ohm mi scivolava da una parte all’altra della testa, spaccandomela in due.

Con una mano mi reggevo la cuffia mentre con l°altra cercavo la miglior sintonia, continuando ad ascoltare emozionato quelle prepotenti e fortissime misteriose voci.

 Eugenio C, ricevete Roma Radio? La risposta di “Eugenio C” la sentivo tramite il duplex dal microfono di   Antonio di Folco, Uno dei Tanti superbi operatori di IAR, indiscussa compagna di tanti pomeriggi d’infanzia.

 

 Roma, Ottobre 2001, mi telefona Lino IZODDD  che esordisce dicendomi:

“Ciao Tony, vuoi visitare Roma Radio?”

Vi sembrerà sciocco forse, ma quella domanda per me è stata come un tuffo al cuore, era come ritornare indietro di 33 anni.

 

Mentre ero al telefono con Lino per fissare  l’appuntamento, i miei ricordi sono tornati indietro velocemente, in pochi istanti ho rivissuto parte della mia

giovinezza davanti alla vecchia radio grammofono ad ascoltare un mondo nuovo, a volare verso posti lontani con la mente, a partecipare alla vita della gente di mare, con le loro avventure che immaginavo fossero come quelle che

leggevo nei racconti di Salgari, che riconoscevo ormai ad ogni comunicazione, come se fossero stati miei amici da sempre.

 

È domenica mattina, arriviamo con IZODDD davanti al1”ingresso di Roma Radio, nella periferia nord di Roma, li si apre elettronicamente il cancello e le nostre macchine scivolano velocemente all’interno della zona presidiata, in

pochi istanti mi ritrovo sotto delle enormi antenne filari, sistemate sopra dei possenti ed alti tralicci bianchi e rossi, a fianco un edificio in stile “ventennio” dentro il quale scopro il cuore della mia “vecchia amica”, compagna di tanti pomeriggi di gioventù.

 

I convenevoli con il capo turno della stazione e poi la visita ai vari reparti: grandi ambienti in cui sono sistemate diverse postazioni radio, protette singolarmente da vetri anti rumore, una decina di operatori fonia svolgono il traffico con i marittimi sparsi nel mondo, mentre in un altro ambiente il reparto telegrafico, che è ormai tristemente quasi abbandonato, rimangono solo sei postazioni, di cui solo due sono presidiate da annoiati operatori che attendono l’ormai quasi nullo

traffico cw.

 

Un brivido d’emozione mi scorre lungo la schiena quando mi siedo davanti ad una di queste postazioni, con le mani tremanti inizio a girare la manopola della sintonia del ricevitore, dopo 33 anni si ripete il magico effetto, quello che ebbi quando per la prima volta ruotai la sintonia del mio vecchio ricevitore casalingo e iniziai a ricevere la mia amica IAR.

 

Vorrei stringere la mano a tutti, sono i miei amici di Roma Radio, forse tanti di quelli che ascoltavo non ci sono più, ma sono loro, i miei misteriosi amici di un tempo, coloro che hanno fatto crescere in me la voglia di radio comunicare, coloro che mi hanno insegnato inconsapevolmente a ricevere in telegrafia, dopo tanti “lanci” ascoltati in cw nel corso della mia giovinezza, dopo tanti bollettini meteomar, dopo infiniti ascolti di comunicati stampa per i naviganti alle velocità commerciali.

 

Era un appuntamento fisso per me, alle 14,30 di ogni giorno, con la mia vecchia radio grammofono e con le pesantissime cuffie di ferro e bachelite attaccate alle

orecchie, riempivo tantissimi fogli di carta per 30 minuti al giorno, cercando di migliorare in ogni momento la mia capacità di ascolto telegrafico, fino a che, un pomeriggio, iniziai come d’incanto a ricevere senza scrivere.

 

Fu un giomo di grande vittoria, scattò dentro di me un meccanismo strano: avevo imparato un’altra lingua. Il capo turno mi comunica che la stazione radio tra non molto chiuderà i suoi battenti.

Ormai, mi spiega, “le comunicazioni satellitari con semplici e piccoli radiotelefoni abbattono notevolmente i costi di gestione e tutto questo non servirà più”.

 

Quel giorno sarà come perdere una cara vecchia amica!

 

Grazie Antonio Di Folco, ringrazio te per tutti, grazie ai miei invisibili amici di Roma Radio per avermi dato la possibilità di entrare nel meraviglioso mondo delle radiocomunicazioni.

 

             IOGOJ Tony

 

 

 

 

 


 

 

La “Radiotelegrafia”, ovvero come il bacillo della Radio ti penetra profondamente e, senza volerlo, ti condiziona la vita, con la passione, come un adolescente innamorato.

 

Mio padre Giovanni che aveva fatto la guerra d'Africa da Bengasi a El Alamein, da studentello mi raccontava storie di radiotelegrafisti con radio tipo RF1 con antenne a cerchio.

Lui era solito ascoltare bollettini e broadcast varie con il ricevitore casalingo IMCA RADIO brevetti Filippa.

 

Era anche radioamatore, come antenna una molla spirale tesa dentro casa, quegli strani suoni per me inconprensibili ma affascinanti entravano con prepotenza suscitando interesse, allora avevo dodici anni  abitavo in un palazzo in città e di fronte abitava un mio amico e compagno di scuola e decidemmo di costruire delle radio  galena  tendendo come antenna un filo di bronzo fosforoso perchè dicevano che il bronzo fosforoso captava meglio le onde radio e fatte le galena con una bobina residuo bellico (che ancora si può vedere nel mio sito) ci attaccavamo entrambi alla stessa antenna, lui da un lato ed io dall'altro, quei suoni fievoli ed affascinanti non li ho più scordati, poi con il ricevitore casalingo IMCA iniziai ad ascoltare in AM i radioamatori, sulla scala detta parlante, nelle varie gamme erano segnati come DILETTANTI, con un mio vicino ex combattente che aveva un ricevitore Ducati AR18 ed esperto radiotecnico costruimmo un BFO da aggiungere all'IMCA per rendere udibile il cw e m’insegnò i primi rudimenti. Da allora la radio entrò in me come una bella donna nella mia vita. Aggiungemmo un BFO, un PRESELETTORE passivo per eliminare le frequenze immagini presenti, un MULTIPLER per aumentare la selettività, fino a costruire un trasmettitore telegrafico piltato a quarzo, limando un FT243 con un finissimo abrasivo per portarlo in frequenza da 6850 a 7002 khz, manipolando i catodi di due tubi RCA 6V6 ottenendo 5 w e con un nominativo in ..... prestito. Una notte in 40 m collegai il grande  KV4AA  Dich Spencerly Virgin island (ho ben 4 qsl).

 

Negli anni a seguire frequentai  l'Istituto Tecnico e nelle ore di laboratorio imparai molte cose. Ho costruito di tutto, ricevitori a reazione in VHF, rtx autoeccitati con finaline 6C4 2 w in VHF fino alle famose QQE-12-20-40.

 

Ascoltavo di tutto, dalle stazioni marittime costiere in OC 4-4mhz 8 -9 mhz Roma radioIAR peschereggi, navi, aerei, con un covertitore  le maglie radio delle prefetture in chiro e cifrato( era proibito).

Ecco perchè oggi uso apparecchiature HOME MADE ONLY CW.

 

Probabilmente sono rimasto un vecchio romantico, non a caso sono appassionato ballerino di TANGO ARGENTINO. Poi il periodo militare, destino volle che mi mandassero nelle Trasmissioni dell'Esercito dove appresi la

Telegrafia in maniera seria. Lì c’erano Marconisti, AT, Telescriventisti, Pontisti, Centralinisti, Radiomontatori. Il mio servizio era alla stazione radio con turni di due ore con una stazione SCR 399 BC 342 e TX BC610. Poi  arrivarono i Collins 388 URR ed il T.368 urt Collins, Beker Williamson con finale eimac 4-400-A dal quale ho scopiazzato i miei tx home made che uso attualmente. Il key non è piu il j47  ma non è cambiato molto. Ora dopo quarant'anni ancora pigio il tasto, ma penso sia comune a tutti i radioamatori, una sorta di predisposizione alla solitudine come tutti gli RT.

 

Ho raccontato piccole storie personali che il fiume della vita mi ha riportato alla mente.

 

        

             Silvano I2MDI

 

 

 

 


 

 

 

 

Su una nave la stazione radio era come la cucina, erano i centri di ritrovo dell'equipaggio.

 

Non far tefonare o mangiare male era la stessa cosa.

 

Spesso a bordo ho effettuato telefonate private al limite della comprenibilita' sotto qsa3 qrk 3  a causa dei fusi orari.

 

Una volta mi capitò un marittimo imbarcato a cui spiegai bene che la radiotelefonata non si sarebbe svolta in modo molto comprensibile e gli chiesi se avesse voluto telefonare lo stesso.

Mi disse di si,  parlò per quattro minuti abbondanti abbastanza bene. Alla fine della radiotelefonata  iniziò ad inveire contro l'operatore della stazione costiera che la ricezione era pessima (malgrado fosse stato avvisato di questo) e io, facendo da paciere, dissi all'operatore della stazione costiera che era una telefonata privata del radio operatore (noi non pagavamo la tassa di bordo, ma solo quella di linea e costiera).

 

L'operatore avendo intuito la problematica in quanto il duplex era rimasto inserito,  annullò la tariffazione.

 

Quel signore parlò 4 minuti, secondo me abbastanza bene, ma non pagò una lira.

 

Questi erano solo alcuni minuti di tante vicende giornaliere.

 

 

  Adolfo Brochetelli  IK1DQW

 

 

 

 


 

 

 

 

 

UNA NOIOSA NAVIGAZIONE IN OCEANO INDIANO

( M/c Agip Genova-maggio – giugno 1970 )

 

        L’estate era già nell’aria, quantunque fossimo appena alla metà di maggio. Il sole scaldava piacevolmente il corpo e si stava bene in camicia a maniche corte. Seduto ad un tavolino di quel piccolo bar che si trova in fondo a sinistra dentro il porto di Livorno, aspettavo la  “  lancia “ per far ritorno a bordo della Motocisterna Agip Genova ICXG, sulla quale ero imbarcato in qualità di Ufficiale R.T.  Provenienti da Ras Tanura, in Golfo Persico, stavamo per ripartire diretti, ancora, in Golfo Persico via Capo di Buona Speranza in quanto, allora, il Canale di Suez era chiuso dalla guerra dei sei giorni.  Man mano che il tempo passava arrivavano altri membri  dell’ equipaggio, alcuni accompagnati dalle rispettive consorti che approfittando   dello scalo a Livorno erano venute a trovare i loro uomini anche da molto lontano. Tra le signore, una si distingueva dalle altre. Era una bella ragazza dai lunghi capelli neri, un po’ rotondetta,  con le guance paffute di un bel colore rosso. Era allegra e sorridente stretta al braccio di suo marito, imbarcato tra il personale di macchina come ingrassatore,  entrambi erano  molto giovani,  non raggiungevano  cinquantanni  in due. Formavano una bella coppia  e si vedeva che erano felici. La donna era allegra, rideva spesso mostrando una fila di bianchi denti perfetti, sprizzava entusiasmo ed energia,

sembrava l’ incarnazione della  Dea Salute .

        Arrivato il momento prendemmo posto sulla barca a motore  che ci riportava a bordo della nave  ancorata in rada.

 

Restammo a Livorno altri due giorni poi partimmo, destinazione:  “ Golfo Persico  ordini “, ciò significava che ci avrebbero comunicato in seguito, via radio, il porto di destinazione.

Usciti da Gibilterra facemmo rotta verso Sud, passando al largo delle coste atlantiche del  Marocco, della Mauritania e del Senegal. All’ altezza di Dakar attraversammo la ricca  zona di pesca dove operavano pescherecci di tante nazionalità: Coreani, Giapponesi, Spagnoli e, anche, tanti Italiani. L’oceano era calmo, la navigazione tranquilla anche noiosa   Doppiate le Isole di Capo Verde iniziammo la traversata del Golfo di Guinea, ci avvicinavamo all’equatore ed il caldo si faceva sentire. Ordini non  erano giunti ed il traffico radio si riduceva agli ascolti di sicurezza sulla 500 Kc/s, alla ricezione dei bollettini meteo e delle liste traffico di RomaPTradio e la trasmissione dei messaggi di posizione. Avvicinandoci al Sud Africa le condizioni metereologiche cambiarono. Un vento teso e fresco faceva increspare l’Atlantico.  Mentre in Europa si andava incontro all’estate, qui, nell’ emisfero Sud, si andava verso l’inverno e il maglione di lana sostitui la fresca  sahariana. Doppiammo il capo di Buona Speranza con mare, al traverso, molto mosso e vento forza 6 -7  fino quasi a Port Elizabeth;  qui iniziammo a risalire verso Durban e il Canale di Mozambico.  l’Oceano indiano era quasi calmo ma, i bollettini metereologici del Sud Africa avvisavano che si stava formando  un depressione ciclonica  200 miglia a Nordest del Canale di Mozambico. Il Comandante,  vecchio lupo di mare originario di Trieste,  preoccupato mi aveva chiesto di non perdermi nessun  bollettino. Voleva sapere, quando il ciclone si sarebbe mosso, che direzione prendeva. Ciò era importante per un eventuale cambiamento di rotta al fine di evitarlo. Passavo cosi molte ore, anche, quelle di riposo, in stazione radio  intento ad ascoltare qualsiasi informazione. Alla fine il  Ciclone partì di corsa,  ma per fortuna nostra, verso il largo dell’ Oceano Indiano,  e noi proseguimmo tranquilli dentro il Canale di Mozambico ma, la mia tranquillità era destinata a finire presto. Alla lista traffico di Romaradio delle 12.00 GMT ero il lista. Accesi il trasmettiore ad onde corte, il T300 della Marconi Italiana, sintonizzai sulla 12  Mhz e inizia  a chiamare IAR. Quando riuscii ad entrare in comunicazione appresi che avevo una richiesta radiotelefonica proveniente da Molfetta ed era per il  giovane ingrassatore, marito della  bella ragazza vista a Livorno. Chiamato l’ interessato a raggiungermi in stazione radio.  Una volta in collegamento RTF con Roma, la voce di un uomo, un parente del giovane, lo avvisava che sua moglie era gravemente ammalata per cui doveva sbarcare al più presto possibile. Sia il diretto interessato che io rimanemmo di stucco e ci guardammo in faccia. “ Ma come è possibile, fino a venti giorni fa la “ ragazza “ sprizzava salute da tutti i pori ed ora è gravemente ammalata  da indurre i familiari  ad avvisarlo di correre a casa in fretta e furia ?  Di cosa fosse ammalata la poveretta non riuscimmo a saperlo perché la voce  rispondeva: “ Quando vieni lo vedi “ e la comunicazione finì lì.  Il povero ingrassatore, più agitato che calmo, mi chiese di spedirgli un telegramma in cui chiedeva ai parenti di fargli avere notizie più precise delle condizioni della moglie e del perché.  Lo accontentai subito  e, fui anche fortunato a ristabilire il contatto radio con Roma  in meno di un’ora.  In attesa di ricevere risposta consigliai al marito in ansia di parlarne con  il suo Direttore di Macchina e con il Comandante.

                Il Comandante era un uomo di lungo corso e grande esperienza,  prossimo alla pensione. Era alto e magro. Aveva un carattere duro e spigoloso. Aveva l’hobby del modellismo navale  ed era fiero di far sapere che aveva costruito un Galeone spagnolo  usando sottilissime lamine di argento per lo scafo e per le vele, tantè che un orafo di Trieste gli aveva offerto cinquecentomila lire, che all’ epoca non era poco,  ma aveva anche comportamenti strani qual’ è quello di controllare in maniera inquisitoria il consumo dei grammi di caffè che spettavano, al giorno,  a ciascuno di noi. Aveva contingentato il carico di verdura fresca, che per questo motivo era già finita da un pezzo e, a chi si lamentava rispondeva, “ La clorofilla non  è necessaria “.

        Perciò, conoscendo l’uomo,  andai ad informarlo della vicenda. Mi ascoltò  in silenzio poi,  con piglio deciso mi ordinò di entrare in contatto con Roma e chiedere una chiamata  radiotelefonica a casa del marittimo che intanto lui aveva mandato a chiamare.  Riuscii ad entrare in contatto con Roma solo dopo la lista delle 1600 GMT. Quando finalmente  riavemmo in linea la famiglia dell’ ingrassatore,  la stessa voce d’  uomo  di poche ore prima ribadiva che la signora era molto grave ma non spiegava la causa di questa gravità. Anzi,  alle insistenze del sempre più sconcertato marito che chiedeva di sapere come stavano effettivamente le cose, la voce confermava la malattia grave della moglie e in una occasione chiese:  “ Chi c’è vicino a te ? “  Alla risposta che in stazione radio  oltre lui e il “ Marconi “ c’èra anche il Comandante, la voce dell’ uomo  continuava ripetere: “ tua moglie è grave “ e la telefonata fini lì. Dopo cena il comandante mi diede un telegramma urgente da spedire alla Società  armatrice la  Snam di Milano. Il testo del messaggio informava la Società degli avvenimenti succedutisi e chiedeva istruzioni.  Impiegai parecchie ore per spedire il messaggio perché, ormai, da noi era notte fonda e le frequenze alte non erano utilizzabili, quelle basse la 8Mhz e la  4Mhz frusciano e c’èra molto QRN. Alla fine trasmisi il messaggio, spensi tutto e andai  a dormire.

                La mattina successiva c’èra  un po’ chiacchiericcio  a bordo.  La notizia era sulla bocca di tutti e  tra i tanti commenti inizio a circolare una voce secondo la quale, il giovane ingrassatore  aveva confidato che a Livorno aveva ricevuto la notizia che presto sarebbe stato assunto alle Ferrovie ed avrebbe smesso di navigare.  Ecco spiegata la tanta allegria della giovane moglie.  Come questa voce arrivò alle orecchie del Comandante questo mandò subito a chiamare il giovanotto e in maniera molto brusca gli chiese conferma della   diceria. Avutala se lo trascinò in stazione radio e rivolto a me intimò:                 “ Marconi chiama Roma ! Telefoniamo a casa di questo qui ! “.  Quando, finalmente, riesco ad essere in collegamento con Molfetta.  La stessa voce di uomo continuò  ad insistere sulla malattia grave della signora anche dietro l’ accorata richiesta:  “Dimmi la verità! E’ mia moglie che sta male oppure è arrivata la chiamata dalle Ferrovie ? “.  La voce imperterrita continuava a rispondere: “ E’ tua moglie, è tua moglie…A tal punto, avendo riconosciuto la voce dell’ operatore di Romaradio ( quello stesso che incise, con la sua voce,  la circolare “ Qui Roma Radio, servizio radiomobile marittimo…” ) Gli chiedo se può chiedere all’ interlocutore  di Molfetta, di dirci come stanno esattamente le cose ?  Dopo un poco  Antonio, cosi si chiama l’operatore di Romaradio, ci informa con voce  mogia mogia ch, purtroppo,  si tratta della signora. A questo punto quel poveretto del marito non c’è la fa più e scoppia in singhiozzi. Lo dobbiamo accompagnare nella sua cabina e lasciare una persona a tenergli compagnia. Ma il Comandante resta col suo dubbio.

                La navigazione continua. Abbiamo superato le Isole Maldive e dirigiamo verso lo Stretto di Ormuz. Alle 16.00 sono in lista  a Romaradio. Quando entro in collegamento ricevo un  telegramma con cui  la Compagnia ci  avvisa che andremo a caricare alle SIRIP, ci dà gli indirizzi delle agenzie dove comunicare il nostro Estimate Time Arrival.  Peggio di cosi non poteva capitarci.. Le          “ SIRIP “, per chi non lo sa,  non sono altro che due vecchie petroliere della classe T, costruite durante l’ultima guerra mondiale, insabbiate sottocosta  al largo di Bandar Abbas,   usate come deposito costiero. Il crudoil viene pompato, da terra,  nelle loro cisterne e da queste ripompato  nelle cisterne della petroliera sotto caricazione.  Non c’è la possibilità di scendere a terra, tantomeno di rifornirci di viveri freschi perché intorno  c’è solo il deserto. Alle 18.00 Gmt sono di nuovo in lista. Quando riesco a ricontattare IAR  ricevo un telegramma dove la Società  ci avvisa  che la famiglia dell’ingrassatore ha comunicato il decesso della moglie e pertanto dobbiamo avvisare l’interessato e provvedere al suo sbarco e rimpatrio accordandoci con l’ Agenzia che è già stata informata dell’incombenza.  Passo subito il telegramma al  Comandante che resta allibito,  ciononostante,  testardamete resta  incredulo sulla ferale notizia.

                Dare la brutta notizia non  è cosa facile. Il povero ingrassatore è di già l’ombra di se stesso, non si muove dalla cuccetta e non mangia,  eppure dobbiamo dirglielo.  Per precauzione dalla cassetta dei medicinali  prendiamo una boccetta di tranquillanti e andiamo.  Quello come ci vede capisce tutto e incomincia  a urlare, Anche con le gocce si fatica a calmarlo. Si deve, comunque, lasciare una persona a tenergli compagnia

                Tornato in stazione radio Mi metto in comunicazione con Romaradio e passo i telegrammi di conferma  alla Snam  a Milano e, per maggior certezza del rapido inoltro, passo anche i telegraami per gli Agenti Iraniani comunicanti i dati del marittimo da rimpatriare affinchè possano provvedere per i visti e la prenotazione aerea preavvisandoli che il nostro ETA è previsto fra 5 giorni, poi spengo tutto

                La sera, a cena,  in saletta  siamo tutti col muso lungo, commentiamo i fatti  e la ostinata incredulità  del Comandante,  poi ce ne andiamo ognuno per conto nostro.

                Intorno alle due di notte vengo svegliato dal Comandante.  “  Marconi chiami subito Roma e chieda se c’è nulla per noi ? “  mi intima perentorio. Ho l’impulso di mandarlo al diavolo ma osservandolo bene leggo sul suo volto  tanta stanchezza e tensione per cui,  senza dire alcunché accendo gli apparati.  Romaradio arriva con un pulito e forte segnale sulla 8Mhz in più è  in circolare. La chiama e con mia grande sopresa mi risponde subito. Alla mia richiesta:  QRU ?  mi risponde QTC  QSS?  Gli do la mia frequenza di lavoro  e mi sposto su questa. dando il QRV K ed inizio a ricevere il messaggio. Punto per punto linea per linea. Carattere dopo carattere il messaggio prende forma  sul foglio di carta su cui lo scrivo.   Quando ho finito di riceverlo lo leggo  ed incredulo ne  chiedo conferma al mio corrispondente che prontamente mi trasmette:  CFM  ripetendolo due volte. Non faccio in tempo a dare il QSL e chiudere il collegamento che il Comandate mi strappa il foglio da sottomano e subito strilla: “ Lo dicevo io !.... Lo dicevo io !. “ Guardi !.. Guardi ! Marconi. Il messaggio, nella stringata forma telegrafica, diceva:  “  Carabinieri Molfetta habent accertato che  decesso signora…… non est vero. Signora gode ottima salute.  Procedure sbarco marittimo….. annullate stop  Contattateci telefonicamente ore ufficio  stop. “

                Io ero letteralmente senza parole  ma il Comande continuava a strillare: “ Lo dicevo io !… Lo dicevo io !...  Dica la verità Marconi… Anche lei, come gli altri della saletta,  credeva che  ero  un  folle a dubitare ! “.   Onestamente non sapevo che rispondergli.

                Se il telegramma di Milano aveva chiarito la realtà dei fatti, questa realtà non era  ben  accettata  dal mancato vedovo che,  non credendo vero il telegramma di Milano,  lo reputava una macchinazione,  del Comandante,  contro di lui, per impedirgli di sbarcare. La situazione si ingarbugliò,  ancor di più,  quando all’ interessato, fino ad allora esonerato dal lavoro, fù detto di riprendere servizio. Né i compagni di turno né il Direttore di Macchina si  fidavano  più di lui e si rifiutavano di riprenderlo in servizio e, su questo punto si  ebbe anche una discussione tra il Comandante e il Direttore, tantè che verso mezzogiorno me li ritrovo entrambi in stazione radio che vogliono parlare con  il capitano d’ armamento  a Milano.  Riprendo quindi le procedure per entrare in contatto con Romaradio e  quando finalmente  i due poterono  dar libero sfogo alle loro ragioni, a Milano capirono che l’unica soluzione  era quella di far sbarcare l’ingrassatore con tutte le spese a suo carico, sostituzione compresa.

                Doppiammo lo Stretto do Hormuz ed entrammo del Golfo Pesico e dopo un  giorno di navigazione arrivammo alla meta.  Davanti ai nostri occhi uno spettacolo  desolante:   Due vecchi scafi arrugginiti un vecchio pontile e tanta, tanta,tanta sabbia.  Dal pontile si staccò un motoscafo che in pochi minuti arrivo sottobordo. Dalla biscaglina si arrampicarono a bordo quattro persone. Uno era l’ Agente marittimo, un libanese, gli altri “ Funzionari “ Iraniani che una volta espletate le formalità di rito, il Comandante fece alloggiare in una saletta, dove il Cuoco di bordo aveva provveduto a stipare  cibo, bevande e sigarette.  L’ingrassatore e i suoi bagagli furono fatti scendere nel motoscafo. Lo avrebbero portato con una Jeep fino a Shiran e da qui a Teheran da dove avrebbe preso un aereo per L’ Italia. Lo salutammo tutti augurandogli un  felice ritorno in famiglia e un tranquillo posto di lavoro alle Ferrovie e… osservando il motoscafo che si allontanava, lo invidiammo un po’. Lui non avrebbe passato un altro noioso mese di navigazione per tornare a casa.

                                                                              Biagio IK0PRH

 

 

 

 

 


 

 

 

 

 

"QUEL CHE NON SI PUO’ DIRE, DEVE ESSERE TACIUTO”

 

Qualche tempo fa, il giornale locale, riferendosi a fatti della seconda guerra mondiale, pubblicava il testo dell’intervista alla mamma di un collega radioamatore che ora non è più fra noi.

Excursus storico su situazioni nelle quali è stato, pur bambino, protagonista internato nel campo di concentramento di Bolzano.

Questo fa affiorare alla memoria fatti e personaggi dell’epoca che, direttamente o meno, ho conosciuto.

Fatti e personaggi che (allora non ci pensavo) si ricollegano alla mia passione per la radio, era destinato così, complice mio papà che poi farà di tutto per indirizzarmi verso interessi più “normali”.

Non che non fossero normali i soggetti che ricordo, normali nell’ambito di una radiantistica normalità, fuori da alcuni schemi, stereotipati forse, che la gente comune si pone.

Ciascuno di questi aveva le sue particolarità, quelle originali, quelle buone, per altre non ho memoria, ecco quindi che una sera,  accompagnato da I2OKK,  mi trovo a casa di Ennio, già lo avevo sentito in radio alcuni anni prima. Ci riceve in veste da camera, un kimono ricordo, e nonostante  l’abbigliamento si dedica alla riparazione di… un ricetrasmettitore VHF? Un pezzo del Pippo?... Ricordo qualcosa ancora, lo shift fra ingresso e uscita era di 1,6 MHz.

Mi colpiscono l’organizzazione, l’ordine, l’efficienza, più che la sua competenza tecnica, peraltro, per sentito dire, già conosciuta.

I suoi movimenti sono rapidi, precisi, quasi frenetici, il suo discorrere più che fluente, mitragliante. Dalla conversazione fra lui e Carlo, (io silenzioso spettatore) apprendo di consulenze a ditte professionalmente famose, della costruzione di una attrezzatura per il collaudo delle antenne TV, di un metodo per il calcolo delle spaziature delle yagi.

Argomenti che in me, umilissimo meccanico “Sgagnäfer” (mangiaferro) con studi di radiotecnica da scuola serale, inducono un, se pur moderato, senso di invidia.

Acquistati nel 1964, da un elettricista suo fornitore, alcuni degli apparecchi di I1COG (Carlo Galimberti di Gambara) che si è dovuto trasferire in Etiopia, modifico, aggiungo, aggiusto, ed ecco che la mia stazione è pronta, proprio nel momento in cui arriva la sospirata licenza. Tutte le sere, a propagazione chiusa, QSO locali. Fra gli altri mi chiama I1COG…, ma non può essere lui! In una simile circostanza non potrei invocare l’ignoranza della situazione, non  rispondo quindi mi ritiro.

Rimango però all’ascolto del prosieguo del QSO fra il nuovo entrato ed alcuni concittadini.

“Mandami la QSL via diretta – I1COG, Ennio – Via Amba D’Oro 18 – Brescia”. Con queste premesse non poteva durare molto, qualche settimana dopo erano tutti inquisiti: il falso COG per abuso di nominativo, gli altri per aver intrattenuto QSO con un non autorizzato. Mi pare che tutto si risolvesse senza la famigerata cartolina grigia. (Cartolina grigia = sospensione della licenza)

Carattere esuberante, nel bene e nel male; racconta l’intervista come da bimbo, denutrito, rispondesse “merda” al carceriere che gli offriva un pezzo di lardo.

Questo episodio mi sembra parallelo a quello dell’altro bimbo, nella stessa epoca (anche lui abituato dalla famiglia ad esprimersi con decisione), che di fronte a due tedeschi di sentinella all’ingresso della chiesa delle Grazie grida loro “canaröss”, battendo il piedino destro. (canaröss = malvivente)

Trascinato via prontamente dal padre e da Beppe Genova che lo accompagnano.

Beppe Genova, che bella la sua bicicletta!

Non si è mai parlato in famiglia della particolarità del suo cognome e dei suoi capelli ricci, solo in questi giorni ci penso, mi stupisco ora della sua libertà di movimento in quel tempo di persecuzioni. Forse apprendista di mio padre alla Breda arrivava la domenica mattina sul presto, ascoltava la radio, restituiva alcuni libri, sceglieva libri, prima che ci si avviasse alla chiesa delle Grazie per la messa dove si incontravano amici: Giuseppe Dubbini, con officina di moto riparazioni dietro il palazzo dei sindacati; Beppe Falconi con suo figlio Gianni, mio coetaneo; Gino Rubini, armaiolo in Libia durante la guerra Italo Turca del 1911, era addetto anche alla riparazione di impianti radio.

Sono forse stati i suoi racconti che mi hanno fatto nascere la passione, i suoi racconti e le serate in cui arrivava in visita il dott. William Malavasi, quando chiuse le imposte, spento il lampadario centrale, si ascoltava “Radio Londra”, mia Mamma con l’orecchio teso, non alla radio ma alla porta; c’era stato infatti qualche problema con la politica, così come ancora ci sarà nel dopoguerra in un borgo dal colore un po’ acceso dove, pur cambiata la tinta, medesimi i metodi (forse anche alcuni uomini). Guai a chi non si uniformava. Malvisto e maltrattato, il mio compagno di scuola Claudio Giordano Lanza “El Tüter” perché figlio di una tedesca e del Prof. Giordano Lanza, direttore della Caffaro, epurato per i suoi trascorsi politici.

Non aveva amici, Claudio, neanche io ne avevo molti, ma il fatto di conoscere il dialetto e che mio padre (senza trascorsi politiici) fosse un gradino più in basso del prof. Giordano Lanza, mi rendeva accettabile.

Compagni di banco fin dalla seconda elementare, eravamo gli unici a non giocare a calcio. Il meccano, la pila di Volta, la dinamo della bicicletta i nostri interessi, questi presupposti ci avrebbero dovuto condurre a chissà quali carriere, così non è stato. Lui più bravo di me, diventerà un esperto autocostruttore, mago delle VHF, ma non conseguirà mai la licenza di radioamatore. (cadrà tragicamente da un traliccio negli anni ‘80).

Nostro faro la direttiva di I1TJ che osservavamo rotare dalla finestra della classe al secondo piano della scuola Alessandro Volta, in Via Gerre. Sandro Parisio, I1TJ abitava in Via Milano al n. 70 vicino a mia zia, frequenti quindi le visite alla sua stazione, non ricordo il suo ricevitore, ma ben fotografata nella mia memoria è l’immagine del suo trasmettitore, una consolle di colore bianco forse un apparecchio elettromedicale riconvertito. Di I1FE invece, Eugenio Rivolta, via Quarto Dei mille, fondatore e presidente della sezione ARI di Brescia (segretario I1TJ) ricordo solo il ricevitore, un Geloso che, data l’epoca, poteva essere un G207.

Sempre in Via Milano al n. 66 c’era il laboratorio di Renzo Cavalleri, I1FV dotato di un BC610 (600 W in AM).

Oltre alla due elementi di Sandro e Armando Parisio (si, la licenza era intestata a lui ma operava anche il fratello) sul tetto dell’edificio non si notava altro, forse I1FV usava una filare, magari una presa calcolata.

Solo dopo alcuni anni ho capito l’origine di quei sibili che si sentivano in onde medie… “zziuuk… uuik” erano forse i loro VFO mentre cercavano l’isoonda.

Non li conoscevo ancora, ma in Via Milano abitava I2BZN, in via Manzoni I2BAT, in via dei Mille I2HKA, nella cui famiglia era a pensione (lo apprendo dal Giornale di Brescia) il poeta Angelo Canossi.

Più tardi, allievo alla Francesco Lana avrò come insegnante di officina Renato Luisa, poi I2RD, successivamente nel tentativo di sottrarmi al mio destino di meccanico, lavorerò come radiotecnico nel laboratorio di Pino Masserdotti, poi I2GMR.

EPILOGO: ho incontrato il “canaröss”

Giugno 1998, mi trovo per lavoro in uno stabilimento tessile a Chemau, poche case nella foresta fra Pegnitz e Bayreuth (città natale di Richard Wagner).

Arrivo di domenica sera mentre i pochi avventori della locanda stanno godendosi in televisione Italia/Germania, i tedeschi ce le suonano, posso quindi senza tema,  manifestarmi per italiano.

Alle 7 del lunedì incontro i tecnici della tessitura, si definisce il lavoro da eseguire, poco più tardi mi si avvicina un distinto giovanotto di ottant’anni, Herr Schadlich, titolare dell’azienda, chiedendomi in uno stentato italiano: “E’ lei quello di Prescia? Perché, sa, io sono stato militare a Iseo fino al 1945". Mi racconta quindi della sua chiamata alle armi nel 1942 nonostante una menomazione alla gamba gli impedisca una andatura regolare, della sua destinazione a “Brescia” assegnato ai servizi di guardia. Fuori luogo porgli domande, del resto al momento non ci avrei pensato!

 

La sera che sono arrivati i vampiri.

Stavamo allestendo una batteria di pile Leclanchè io e Claudio, quel pomeriggio di maggio del 1948, soddisfattissimi.

Bagnandoci le dita si sente perfino la scossa!

Ormai passate le sei, rientrato mio papà dal lavoro, ricevuto il solito obliquo sguardo.

Un urlo, un sibilo, un rombo dal cielo, un’ombra passa sulla veranda dove stiamo lavorando, si corre fuori, si guarda in alto, cinque aeroplani volteggiano sopra di noi, cinque aeroplani senza elica.

Li avevo potuti osservare solo sulle fotografie della rivista Signal qualche anno fa e proprio ieri io e Claudio sfogliando “Scienza e Vita” ci eravamo interessati alle immagini di alcuni di questi aerei a reazione. Finora nei nostri cieli si era solo sentito il rombo di motori a scoppio e visto solo aeroplani con l’elica. In strada, con lo sguardo in alto, una folla che commenta, era da poco finita la guerra e penso ora, ci sarebbe dovuta essere preoccupazione, paura, ricordo invece  solo una atmosfera festaiola di curiosità, ciascuno commenta: Angil’, il contadino, contadino evoluto, esprime le sue opinioni ed è ascoltato con rispetto. Non ricordo i suoi argomenti, era comunque persona credibile.

Claudio ed io parliamo fra di noi, siamo dei competenti, l’abbiamo letto ieri dell’aereo a reazione, ma noi ci manifestiamo, siamo abituati a sentirci ridicolizzare!

“El gha molat na bomba”, ma la bomba toccata terra non scoppia, è uno dei serbatoi supplementari di carburante, caduti quasi tutti nella zona della Badia, allora pressoché disabitata. Gli unici grandi con i quali si può scambiare opinioni sono mio papà ed il sig. Vittorio Callidoni, assistente di laboratorio al liceo Arnaldo, mio fornitore di materiali scientifici, proprio ieri 10 vasi porosi, 10 elettrodi di carbone per le pile Leclanchè.

Mio papà anche lui ha sfogliato Signal (anni fa)  più “Scienza e Vita” ieri con me. El sior Vittorio poi ci racconta che alla biblioteca del liceo arriva una rivista  dell’Aeronautica Italiana dove è illustrato proprio “Il Vampiro”, aereo a reazione inglese con due code.

Nel tempo che vi faccio questi racconti, i sibili, il rombo, sono cessati. “j’e nacc zo al viuli” – Nom a èder”

Claudio deve chiedere il permesso di andare al Violino, mio papà ci accompagna. La piazza d’armi del quartiere Violino è affollata, in fondo, fermati dai filari di piante ci sono gli aeroplani, non distrutti, danneggiati per di più dai curiosi che partiti i piloti, aprono, smontano, staccano. Un giubbetto di cuoio, imbottito di pelo, è messo in vendita: “Sicsent franc”

Che gola mi fa quel paio di cuffie in mano a “giü dei sbandi”. Per possedere due auricolari spaiati dovrò aspettare ancora qualche anno. (Sbandi: quartiere di zingari stanziali)

                               

             

                I2RTF - Piero

           

 

 


                                                  --------------00000-----------

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

RICORDO DEGLI APPARATI DEGLI ANNI  ‘50.

 

Quando imbarcavo, il locale della stazione radio era sempre pulito (o abbastanza pulito), spesso era  anche ben illuminato.

Facevano bella foggia  sulla consolle integrata i vari apparati.

Sulle navi costruite nel nord Europa erano in genere delle compagnie radio Nera o Marconi o Face Standard.

Navi che erano state vendute dopo un decennio di utilizzo  e oltre ad armatori di bandiere di comodo , in genere, greci e italiani. In linea generale il complesso nave, pur avendo problema di vistose perdite di olio sui motori principali e paralleli con i generatori in sala macchine, in palncia o ponte di comando alcuni radar funzionavano a calci, ma erano navi robuste e si comportavano bene nelle tempeste.

In porto la nave, se era sprovvista di condizionatore d’aria, aveva sempre un oblò semichiuso bloccato dal suo chiavistello di sicurezza, cosi’ che la brezza marina entrasse insieme agli immancabili fumi proveniente dal fumaiolo e dagli estrattori di cucina.

Il primo passo del passaggio di consegne era sempre la contabilità’ radio, relativa ai radiotelegrammi e alle radiotelefonate trasmesse via IAR o via stazione estera, Heb (svizzera) e Pch (Olanda), o alle stazioni  costiere di destinazione dove la nave effettuava la discarica o la caricazione.

Ricordo che quando ero giovane  desideravo  fare più imbarchi, magari brevi per poter transitare da una nave all’altra e poter così cambiare il tipo della stazione radio.

Insomma su questa nave da carico, dopo tutte le prove effettuate come stabilito dal passaggio di consegna, mi ritrovai responsabile della stessa. In  genere in porto accendevo solo il ricevitore per controllarne la funzionalità e la precisione della scala parlante analogica. Usciti dal porto, il comandante era già sulla porta con il famoso quaderno dei telegrammi in partenza.  Accensione del trasmettitore principale, il solito alimentatore unico che alimentava i tre cassetti  onde medie grafia, onde medio corte rtf-am e le onde corte a1-a3.

Dopo pochi minuti, mentre tutte le valvole si iniziavano a scaldare, l’odore piu’ di bruciato che di valvola in riscaldamento si faceva più intenso. A quel punto,  buona norma era quella di spegnere tutto. Passo che feci immediatamente. Lasciai passare qualche minuto e riprovai. Stesso problema.

Dalle piccole ferritoie circolari protette da un vetro, osservavo velocemente senza notare alcun fumo o fiamme. Era solo quell’odore che gli apparati valvolari vetusti sanno emanare. Rinfrancato, inizio a chiamare prima su 500khz per dare il qto e la destinazione con prevista eta e poi, dopo, con manovra machiavellica, commutavo l’alimentazione sul cassetto delle onde corte, dove dopo una rapida sintonia, seguendo le famose tabelline di sintonia e la lampadina al neon posta sul tubetto di rame in un ventre di tensione, potevo regolare la minima corrente di assorbimento delle valvole finali con la massima uscita di Rf (plate / load/ wattmetro nelle classiche stazioni radioamatoriali).

Dopo l’iniziale chiamata, passavo a quella classica, finche’ non ricevevo l’agognato “de” a cui rispondevo  con il nominativo nave seguito dalla  frequenza di lavoro per poter trasmettere il traffico rt.

La problematica era che più l’apparato stava acceso più l’odore dei tubi termoionici riscaldati ed anche quello del trasformatore si facevano sentire. Inutile era metterlo in stand-by, era una manovra azzardata, perché la stazione costiera poteva chiamarti in qualsiasi momento. A quei tempi, la telegrafia era ancora molto usata e pertanto le navi in qry erano molte.  Una cosa che confortava era che sugli apparati c’era scritto servizio H24 o continuato.

La problematica di non aver l’aria condizionata nel locale RT si faceva sentire all’equatore.

L’umidità faceva cambiare  la sintonia dello stadio finale, anche spostandosi di pochi decine di chilocicli, e quindi bisognava volare dalla sedia, portarsi davanti al trasmettitore, premere il pulsante manual key e riprovare ad aggiustare il plate e il load.  Non effettuare questa operazione voleva dire portare lo stadio finale a risuonare fuori del suo range di impedenza, con conseguenze immaginabili alla lunga, anche se le valvole classe 813 erano dei veri muli da battaglia ed erano alimentate al massimo a 3000 volts, per avere una potenza media di uscita di 350 W, più che sufficiente per un collegamento radiotelegrafico.

Nella normativa ITU tutti gli apparati imbarcati sulle navi dovevano rispondere alla costruzione tropicale e classe F (resistenza all’umidità e al calore).

Era buona norma lasciare gli apparati in stand-by in quanto durante le soste nei porti tropicali, l’umidità era considerata fattore di rischio. Non ricordo, di aver mai avuto stazioni radio, dotate di scaldiglie per ridurre tal effetto o se mai fossero state previste come per i motori elettrici di bordo.

Devo dire che tutte queste esperienze mi sono poi tornate utili quando, terminato dopo quasi 14 anni il servizio in mare,  sono andato a lavorare presso una ditta tedesca con agenzia in Italia.

 

    

     Adolfo Brochetelli IK1DQW

 

 

 

 

 

 

 

 

                 

 

 

 

             NASSAU

 

Mi sono imbarcato sul ss Nassau il 10 Dicembre 1960 ed era il mio primo imbarco con la qualifica di giovanotto di coperta ma lo scopo del mio viaggio era di fare l’allievo rt. Andai a parlare con il Capo rt che si chiamava Efisio Tolu il quale mi accolse molto benevolmente ed il 15 Dicembre salpammo per New York dove giungemmo il giorno 23, in tempo per la crociera di Natale e fù cosi che conobbi la mitica America che, a quei tempi, era ancora un paese da favola. Ma vengo al sodo: la sera di Venerdi 3 Febbraio 1961, lasciammo New York diretti a Nassau nelle Bahamas per la consueta crociera settimanale;  siccome il tempo era pessimo e c’era nebbia, il Nostromo mi mandò di guardia ad estrema prua perché, prima di arrivare in mare aperto, dovevamo navigare per alcune ore nell’Hudson tra un viavai  di ferry boat che lo attraversavano e c’era il pericolo imminente di collisione. Verso  la mezzonotte venne l’ordine di andare a dormire e immaginerete la mia stanchezza ed il freddo subito (in coperta c’erano circa trenta centimetri di neve), caddi in un sonno profondo. Devo precisare che dormivo in un locale sotto il cassero di prua denominato “caserma” dove alloggiavano tutti i mozzi ed i giovanotti di bordo. All’improvviso fui svegliato da un fracasso altissimo ed un mozzo di Mazara del Vallo urlo: “Madonna Santa andiamo a fondo!” Il fragore era accompagnato da un rumore sinistro di lamiere che si contorcevano e un pioggia di bulloni mi cadde nella cuccetta. Li per li non mi resi conto di che cosa stava succedendo e mi sporsi un attimo all’oblo che avevo vicino, attraverso il quale vidi una nave, tutta illuminata, appoggiata alla nostra paratia. Non so, ancora, come abbia fatto a vestirmi cosi in fretta, ma in un baleno ero fuori e vidi venirmi incontro alcuni marinai che dal ponte di comando avevano visto bene come si era svolta la collisione e avevano temuto per la nostra vita dacchè la nostra prua era penetrata nel fianco della nave norvegese “mn Brott”. Fortunatamente non ci furono vittime, io mi recai in radio e il Signor Tolu ed il suo staff rt erano in attesa che il comandante desse loro l’ordine di lanciare l’SOS, anche perché, fra passeggeri ed equipaggio, c’erano più di mille persone a bordo; credetemi sono momenti concitati. Comunque l’SOS non fu lanciato ed il segnale di soccorso fu emesso, invece, dalla nave norvegese che aveva subito notevoli danni. Il mattino seguente rientrammo a New York ed andammo in bacino a Staten Island, noi ed i norvegesi, l’uno accanto all’altro. Ironia del destino, la collisione era avvenuta nello stesso punto in cui, nel 1956, era affondato, sempre per collisione, l’Andrea Doria e a bordo avevamo alcuni camerieri che avevano vissuto quell’esperienza e non si capacitavano come potesse essere accaduto di nuovo e nello stesso posto. Incredibile!  Un ultima cosa voglio dirvi. Il Nassau che era stato varato nel 1922 col nome ss Mongolia, poi ss Rimutaka nel 1938 ed ancora ss Europa nel  l950 e quindi ss Nassau nel 1951 aveva gia subito nel passato tre collisioni, un incendio grave ed era finito in secca nel porto di Anterwerp. Insomma un destino veramente avverso e terminerà  la sua esistenza finendo demolito ad Osaka ad iniziare dal 5 Gennaio 1965. Ma nel frattempo aveva ancora cambiato bandiera chiamandosi ss Acapulco, per una compagnia messicana; ma anche i suoi ultimi anni di navigazione, tra Los Angeles ed Acapulco, furono segnati da clamorosi incidenti. Io comunque ne serbo un bellissimo ricordo perché mi ha regalato delle giornate favolose trascorse sulle spiaggie delle “Islands of the sun”

 

      Franco Aledda  I5BYL

 

 

 

 

UNA IMMAGINE DEL NASSAU

 

 

                                     ----------------000000000000----------------

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

L'avevo a morte con la telegrafia!

Sì perché già a tredici anni trafficavo con il fantastico mondo fatto di voci e suoni della radio. La classica "gavetta" sulla CB ma poi il salto di qualità in HF è avvenuto solo parecchi anni dopo, proprio per la difficoltà di apprendere la telegrafia.

Ma si sa che tra odio e amore la differenza è sottile, affrontato il problema a testa bassa e superato l'esame è esploso un amore irrefrenabile per il tasto!

Un paio di anni più tardi nacque la mia seconda figlia Martina, tornai a casa la sera dall'ospedale, ancora con addosso l'emozione di ogni neo papà, accesi la radio e mi trovai in QSO con un altro OM con cui ovviamente finii a parlare della bella novità.

Terminato il QSO un bel segnale emerse dal QRM e qualcuno chiamò il mio nominativo facendomi gli auguri per la nuova nata, l'operatore aveva una manipolazione sicura e fluida, facile da capire anche per me che a quel tempo ero tutto tranne che esperto.

Ringraziai il mio corrispondente ma quando chiesi il suo nominativo mi sentii rispondere che, pur spiacente, egli non poteva identificarsi.

Seguì un breve scambio di saluti e lui trasmise una lunga serie di codici "Q", alcuni dei quali inusuali per noi OM e a me assolutamente sconosciuti.

Non ho mai saputo con certezza chi era il mio gentile corrispondente ma quella sera chiusi la radio con un'emozione in più, e con la fantasia che immaginava qualche operatore di bordo (si, ancora erano attivi) o forse un servizio di terra... chissà!

 

       

        Massimo Volpi  IK0ZTB

 

 

 

 

 


 

 

 

 

 

Negli anni 60 vivevo con la famiglia a Muggia (Trieste) ultimo paese Italiano prima di varcare il confine con la "allora" Yugoslavia, dato che mio padre era un Sottufficiale dei Carabinieri, lì trasferito per servizio.

 

Allora avevo 13 anni  quando cominciai a frequentare un gruppo di appassionati di speleologia. Si sa che Trieste con il suo Carso  e' un posto dove la natura ha fatto del sottosuolo un mondo a se.

Nelle varie spedizioni erano apparse delle radio trasmittenti portatili che usavamo per le comunicazioni. Io non avevo mai visto niente al riguardo e la cosa mi colpi' molto, tanto che cominciai a interessarmi con i colleghi piu' grandi della radio e di tutto quello che la circondava, forse uno, se non ricordo male, era un radioamatore.

Fu cosi' che per studio, dopo le medie, mi iscrissi ad una scuola professionale dove si sarebbe diventati, alla fine, dei radio tv riparatori. Nel frattempo cominciai a fare ascolto anche con una radio galena che mi ero costruito. Ricordo che attaccavo l'antenna alla rete del letto e al tubo dell'acqua.

Rientrati poi ad Arezzo, da allora mia sede, mi impiegai come tecnico riparatore presso una ditta di elettrodomestici dove, il caso volle, conobbi la donna che poi divento' mia moglie. Nel frattempo arrivo' l'eta' del servizio militare e dato che oltre alla radio ero molto appassionato di aviazione feci domanda per essere assegnato ai paracadutisti avendo sempre avuto un certo spirito di avventura. Fu cosi' che quando chiesero la mia disponibilità, sapendo che c'era la possibilita' di frequentare un corso per il brevetto di radiotelegrafista, non me lo feci dire due volte e cosi' mi ritrovai insieme ad una decina di colleghi al 6° battaglione trasmissioni di Bologna per un corso della durata di 3 mesi.

Chiaramente avevo gia' un po' maturato l'idea di diventare radioamatore e fu cosi' che una volta terminato il servizio militare, che poi avevo svolto come Radiotelegrafista presso la sala radio del  1°Reggimento Para' di Livorno, feci la domanda per sostenere l'esame per la licenza che, dato che conoscevo la Telegrafia, gioia e dolore di molti per affrontare l'esame, superai senza difficolta'.

Fu cosi' che acquistai un ricevitore Geloso G216 ed il trasmettitore lo autocostruii, sempre su schema geloso. Erogava  80/90 watts, ma ricordo che i qso piu' emozionanti sono stati prorio quelli dell'inizio. Nel frattempo mi misi in societa' con un amico ed aprimmo un laboratorio di radiotv riparazioni. La famiglia,il lavoro e le normali vicende della vita, mi hanno fatto operare in radio con alti e bassi, ma  dal 1970, quando ho preso la licenza, ho trasmesso come radioamatore convinto e appassionato del proprio hobby.
Alcuni anni orsono sono passato in pensione e questo mi ha dato la possibilita' di dedicarmi di piu' alla radio, ed e' qui che un giorno ho incontrato in un qso cw  IK5TSZ Patrizio.

Chi conosce Patrizio sa che persona sia, ed e' nato subito un reciproco affiatamento. Preciso che non sapevo neanche dell'esistenza dell'INORC quando nell'estate venne organizzato da Patrizio un meeting di telegrafisti,  vengo invitato a partecipare e non me lo faccio dire due volte.

Qui devo dire che davvero ho avuto la possibilita' di conoscere delle persone veramente  appassionate, collezionisti di tasti e abilissimi operatori.

Voglio citare Piero IT9PBR  cofondatore dell’INORC, Lino IZ0DDD, prima RT imbarcato e poi operatore di RomaRadio, Fabio IK0IXI grande collezionista di tasti Vibroplex, Eliseo IK6BAK anche lui un grande collezionista, e molti altri, insomma quanto di meglio ci sia nel nostro paese in fatto di Radiotelegrafia.

Cosi' mi fu data la possibilita' di far parte di questo esclusivo club al quale sono onorato di appartenere.
Mi sono poi dedicato negli ultimi anni, precisamente dal 2007 al 2010, a spedizioni DX in Mongolia dove ho trasmesso in cw dal Radioclub di Ulaanbaatar JT1KAA, oltre che da varie zone del paese insieme al mio amico JT1DN Nekhiit  e  JT1DA Enkhbayar, anche lui abilissimo RT come molti altri OM Mongoli. La telegrafia in quel paese e' molto praticata. (alcune foto sono su QRZ.com  JT1NOC).

Questa in sintesi e' la mia modesta storia di Radioamatore. Ancora oggi ho sempre una emozione quando faccio un qso in cw, so di appartenere a quella schiera di OM che hanno il  privilegio di saper usare la telegrafia come mezzo di comunicazione.

 

Come dice Italo I0YQX nella sua prefazione a questo sito: "non e' importante dove si puo' arrivare  ma e' il percorso quello che conta".


Io vorrei aggiungere che  il percorso, ognuno di noi, se lo costruisce secondo la sua capacità e dedizione.

Fa piacere vedere che ci sono giovani OM che si dedicano a questa disciplina. Questo fa ben sperare che la telegrafia viva ancora per molti anni a venire.

In ultimo voglio ringraziare Italo I0YQX e complimentarmi con lui per il suo bellissimo sito dedicato alla Radiotelegrafia........grazie Italo........73      

 

               Giampiero  I5NOC

 

 

 

 


 

 

 

 

 

“Galeotto fu il libro….”: per me iniziò proprio così la passione per la radio. A 13 anni (era il ’61), su un libro di scuola, una foto di una valvola termoionica, con una breve descrizione di ciò che la sua invenzione aveva rappresentato, fu per me folgorante!

 

Decisi che avrei frequentato l’istituto tecnico ad indirizzo Radiotecnica (era poi cambiato in Telecomunicazioni).

 

La mia attività però iniziò subito, con la lettura delle riviste periodiche dedicate all’elettronica. Iniziai con la radio a galena col suo tubicino di vetro e il baffo, sostituito poi da un OA81, aggiungendo in seguito una amplificazione BF con  OC71 e OC72 per ascoltare in altoparlante. Per l’antenna non c’era problema, fuori casa c’erano spazio e alberi; la terra era meno curata  ma tanto i segnali erano forti. Ricordo che la sera sentivo anche molte stazioni straniere.

 

Ormai l’interesse per la radio era diventato irreversibile e cominciai ad indagare sulle possibilità della radio di casa che aveva le onde corte. Sentivo  la sera, in AM, i radioamatori locali sugli 80 metri e le loro descrizioni di apparati, antenne e prove varie. Qua e là sentivo segnali telegrafici ma solo come “soffi”.  Il  primo acquisto  fu un ricevitore AR18 a cui modificai la sintonia per allargare la banda dei 40 metri (gli era dedicata quasi tutta la scala). Comprai da un rivenditore surplus un Tx  BC-459, credo, gli costruii un modulatore e fui pronto per uscire in AM ; qualche prova (qso) … la effettuai con successo!

 

Nel frattempo ad mio amico era venuta la stessa passione per le trasmissioni ed insieme decidemmo di sostenere l’esame per la patente. Quasi ogni giorno, per tutta una estate, facemmo esercizi di telegrafia con un oscillofono,  trasmettendo/ricevendo a turno gruppi di 5 caratteri, senza nessuna guida esperta, mirando al livello minimo richiesto,  40 car/minuto.

 

Superato l’esame per la patente, pochi mesi dopo, compiuti i 18 anni necessari per operare da una stazione propria, ebbi la licenza. Mio padre mi venne incontro, per l’acquisto di un ricevitore G4-214; per il trasmettitore risistemai un G-222 semi smontato, trovando i pezzi mancanti, e fui pronto per fare le cose sul serio. La voglia di parlare era tanta, usavo molto la fonia, ma mi resi subito conto delle possibilità della telegrafia che non abbandonai mai, anche se i  miei qso di allora erano quelli classici (rst, nome, qth,  pse qsl, saluti).

 

La banda dei 15 metri era aperta, con un semplice dipolo fold a sei metri da terra c’era da divertirsi! La mattina andavo a scuola, ma a volte mi alzavo una mezza ora prima per fare un qso; ricordo ancora l’emozione quando ad un mio CQ  in telegrafia rispose un OM dalle Hawaii. Quelli sono i tempi della mia “nascita” come radioamatore. Nei quaranta e più anni seguenti, fino ad oggi, ci sono stati periodi in cui ho potuto più o meno essere attivo, ed anche dieci anni di inattività completa, nel periodo con i figli piccoli, pur avendo la stazione funzionante. Ripresa l’attività, mi sono dedicato sia alla fonia che alla telegrafia, per poi optare, in modo pressochè esclusivo, per quest’ultima.  

 

      

          Roberto I1GIS

 

 

 

 

 


 

 

 

 

 

A volte, quando neanche te lo aspetti, in questa società contorta dove i buoni sentimenti sembrano non esistere più, siamo testimoni privilegiati di  ricordi, testimonianze e stati d’animo che hanno il potere di emozionarci.

 

L’amico Piero Begali I2RTF  e l’amico Silvano I2MDI mi hanno fatto pervenire, ognuno per suo conto e all’insaputa dell’altro, un tratteggio di quando fecero la loro conoscenza tanti anni fa.  

 

Credo sia giusto non tenere solo per me questi ricordi ma di farli conoscere.

 

Di seguito quanto hanno scritto i due nostri amici RT.    

 

 

 

Quando ho conosciuto Silvano  I2MDI.

Nel 1958 lavoravo come aggiustatore meccanico presso una ditta costruttrice di macchine per calze.
Addetto al montaggio delle teste, brave persone i titolari dell'azienda, goliardico il comportamento dei compagni di lavoro. Ottimo ambiente quindi.
Non c'erano piani di lavoro o disegni, si lavorava secondo l'esperienza ed informazioni verbali. Solo più tardi arriverà un disegnatore a pianificare la produzione, il mio compagno di scuola Massimo. "Era un asino, come avrà fatto a superarmi ?"
Pur se interessante il lavoro mi annoiava, avrei dovuto assemblare sei teste la settimana ma sempre avevo del tempo libero che impiegavo costruendo attrezzi che mi sgravassero dalle incombenze più noiose e ripetitive, il tempo libero quindi aumentava.
In una fila parallela ai banchi del montaggio si trovava il reparto "campionatura"  (collaudo finale delle macchine prodotte). Ogni qualvolta ci fosse un problema elettrico  sentivo gridare: "chiamate Silvanooo!!".
Si trattava di un elettricista esterno che interveniva secondo il bisogno, mia opinione quindi che questi fosse un uomo maturo pieno di esperienza, capace di risolvere i problemi più complessi, come erano in realtà.
Grande sorpresa quando, qualche anno fa, parlando con Silvano I2MDI, scopro come lui lavorasse presso una ditta che curava gli impianti elettrici delle macchine per calze.
Fornitrice di servizi di assistenza anche per la ditta F.lli Ongari dove io lavoravo.
Più giovane di me di qualche anno, era già all'epoca un mostro di esperienza.
Io frequentavo nel frattempo la scuola serale di radiotecnica e qualcosa credevo di sapere, mi  scappò quindi un giorno di suggerire la sostituzione di una catena programmatrice a dentini  con un nastro magnetico contenente le informazioni atte a comandare un elettromagnete. "Il solito Pierino" è stato il commento di tutti ed ho dovuto portarmelo dietro per anni.
Solo nel 1984, con tecniche più mature, sarei riuscito a rendere elettronica la programmazione delle macchine per calze, mediando anche informazioni dalla Giapponese "Nagata" che già aveva prodotto qualcosa di simile.
 

           Piero Begali  I2RTF

 

 

 

 

 

 

Ciao Italo

Piero Begali, I2RTF, è un caro amico e noto costruttore di magnifici tasti telegrafici e sponsor membro INORC, grande mago della meccanica di precisione, lo conobbi molti anni fa quando lavorava per un'azienda meccanica che costruiva macchine per calze di nailon, macchine esportate in tutto il mondo. In quel periodo ero studente, frequentavo l'avviamento industriale ma i pomeriggi dal lunedi al sabato lavoravo per una ditta di impianti elettrici ed in quell'azienda, allora in espansione, avevano bisogno quasi ogni giorno di continue riparazioni, di allacciamenti, di macchinari come torni, frese, rettifiche ed altro.

Cosi mi mantenevo agli studi, oltre alla moto, e la sera studiavo alternando nel tempo studio ed esperimenti radio.

 

Ricordo con piacere uno dei tanti accrocchi autocostruiti, era un ricevitore a superreazione con tre valvole, era stato publicato in una rivista del tempo, WOSTOK ricevitore per satelliti, avevo 18 anni, ora ne ho 68, troppi, e cosi con il WOSTOK ascoltavo aerei in volo, torri di controllo ecc. e come antenna un folded dipole di piattina 300 ohm sul tetto e con l'IMCA le onde corte.

 

Con l'amico Piero ci siamo persi di vista e ci siamo ritrovati da OM dopo il militare alla fine degli anni ‘60. Ora siamo buoni amici e vicini di casa.

Purtroppo ha nel suo podere tre grossi cani agguerriti e come mi avvicino sono guai.

 

Ho grande stima per l'amico Piero, per la sua capacità, tenacia e generosità. Ho un key Begali simplex regalatomi da lui e da un altro Piero I2BZN altro grande amico.

 

Piero I2RTF  predilige il tasto verticale ed i qso rilassanti, in passato amava i contest vhf a

differenza del sottoscritto da sempre RT schivo.

 

Complimenti Caro Italo, nel tuo sito ho letto magnifiche storie vissute, penso che ognuno di noi abbia innumerevoli storie, ma forse riemergono in stati d'animo particolari.

 

         Cari 73  Silvano   I2MDI

 

 

 

 


 

 

 

 

 

 

La mia passione per la telegrafia nasce da ragazzo quindicenne quando mi capitò tra le mani un libro di scuola di mio fratello maggiore che frequentava il Nautico, in quegli anni i frequentatori di quell’ Istituto dovevano imparare un minimo di telegrafia, ne volli sapere di più, mi copiai in un quaderno l’alfabeto Morse, lo studiavo con vera passione, mi informai circa l’attività dei Radiotelegrafisti sia a bordo che a terra, ricordo che solo la parola Radiotelegrafista mi affascinava e anche oggi che questo mestiere, viste le nuove tecnologie, è sparito, mi affascina ancora, fu proprio allora che nacque in me il desiderio d’imparare la telegrafia.
Visto il mio interessamento, mio fratello un giorno mi comunicò che presso la sua scuola era programmato un corso per telegrafisti della durata di sei mesi e che le iscrizioni erano aperte, non me lo feci ripetere due volte e corsi ad iscrivermi e così per sei mesi frequentai quel corso, uscivo di casa alle 19 e rientravo intorno alle 2330. Le materie erano ricezione - trasmissione Morse, elettrotecnica, radiotecnica e procedura radiomobilemarittima, mi applicavo con passione, per esercitarmi più spesso, mi costruii un cicalino con una vecchia radiolina e con i miei piccoli risparmi comprai un tasto e una cuffia, ho imparato a trasmettere con le vecchie macchine telegrafiche a corda. L’istruttore, lo ricordo ancora oggi con grande affetto e stima, era il Prof. Besson; ci seguiva con pazienza e a uno a uno ci correggeva, facendoci leggere sul nastro quando la linea o il punto erano troppo distanti tra loro o troppo vicini e si provava e si riprovava. Quando la sera finiva la lezione ero immerso in una montagna di nastro che dovevamo raccogliere in sacchi. Furono sei mesi bellissimi e a giugno sostenni gli esami che superai brillantemente, specialmente quello di trasmissione. L’entusiasmo che provai in quei giorni era tanto, così in me maturò che il mio mestiere sarebbe stato la Radio, lavorare in Radio.
Nel 1965 mi arruolai in marina come allievo Radiotelegrafista, allora ero un ragazzo molto timido, introverso e di riscontro trovavo molta difficoltà nell'inseririmi, i metodi di insegnamento erano diversi e più consistenti sia per le materie pratiche, ricezione e trasmissione che per quelle tecniche, radiotecnica, impiego degli apparati Radio e delle varie procedure Radiotelegrafiche, Radiotelefoniche e Radiotelescrivente, tra i miei istruttori c’era C°Mazzola (I7MZN) che ho incontrato in Radio diverse volte ora che sono Radioamatore, non nascondo che grande è stata l’emozione nel collegarmi con il mio istruttore, mi sembrava di esser tornato allievo e quasi mi venne la paura di sbagliare una battuta.
Iniziò cosi il mio lavoro, con fatica ero diventato RT e con orgoglio portavo la mia categoria sul braccio, posso dire di appartenere all’ultima generazione che ha impiegato il CW in Radio, a bordo di Nave Duilio dove sono stato imbarcato per quattro anni ho svolto sempre servizio in cuffia, c’erano dei mostri di Ricezione e Trasmissione, Campioni Mondiali in campo Nato, in quegli anni c’erano degli ottimi operatori in Trasmissione e posso dire che non eravamo secondi a nessuno neanche ai tanto decantati Americani, Inglesi e Russi, a noi c’è stato sempre insegnato di trasmettere mantenendo sempre una buona e costante cadenza a saper spaziare bene le parole tra l’una e l’altra e mantenere una velocità costante, si trasmetteva per ore e ore e un nostro istruttore di una grande umanità, parlo di C°D'Autilia, ci controllava e ci bacchettava le mani “tieni bene quel tasto, non zappare “ ci diceva, il tasto impiegato era ed è stato sempre quello verticale, che io uso tuttora, ormai tutti usano i nuovi tasti elettronici, automatici e semiautomatici, non metto in dubbio che sono più veloci più pratici, in quanto ti stanchi meno il polso, ma se usi il tasto verticale stai uscendo tu in aria è la tua firma, riesci a conoscere il corrispondente dalla sua battuta, col tasto verticale sei tu che fai il punto e la linea, che li unisci sino far un suono unico e se lo fai bene questo diventa una musica.
Ricordo la grande emozione che provai quando una notte, sempre a bordo di nave Duilio c’era da trasmettere un messaggio alla stazione di Roma, erano le tre del mattino, avrei dovuto chiamare il Capo Turno, in quanto giovanissimo operatore, avevo 18 anni, ancora non ero abilitato a tale servizio se non in accoppiata con un operatore più esperto, ma quella notte dentro di me decisi di fare tutto da solo, presi il coraggio a quattro mani, feci la sintonia sul trasmettitore che non era cosa semplice, un ANARC 32 1000 Watts di Potenza massima, sintonizzai il ricevitore sulla frequenza di Roma e preso il tasto iniziai a chiamare, ero molto emozionato ma andai avanti e quando ricevetti la risposta dall’operatore di Roma che mi dava QRV, avevo la fronte sudata, trasmisi il messaggio, il tutto durò una decina di minuti e terminato diedi il K, ci fu un attimo di silenzio poi ricevetti AS dall’operatore di Roma, e finalmente quando mi richiamò mi diede R R R AR, ci scambiamo il mitico ti ti che per noi non era previsto ma riuscivamo sempre a scambiarcelo in maniera furtiva. Quella notte provai una gioia incredibile, avevo superato un muro e così da quel giorno divenni Operatore RT. Il 90% del traffico si svolgeva in cw e quando dovevi trasmettere un messaggio o viceversa riceverlo, doveva avvenire nel più breve tempo possibile, quindi l’operatore doveva essere allenato a ricevere in qualsiasi situazione, disturbi di ogni genere, segnali deboli, evanescenti e se il mare era agitato dovevi fare i conti con la nausea i capogiri l’odore nauseabondo delle racate sui buglioli a fianco agli operatori, ti era consentito chiedere una due ripetizioni altrimenti ti arrivava il segnale “cambiate operatore mettete un operatore più competente” la stessa cosa o forse peggio quando trasmettevi male ti arrivava un QSD (la vostra manipolazione è difettosa) era umiliante ricevere questi segnali che ti marcavano per sempre, ed era poi duro risalire la china. Una volta non nascondo è accaduto anche a me, avevo avuto l’ordine di trasmettere un messaggio di una certa importanza a una stazione terrestre, era un aereoporto militare, il mio Capo Posto mi aveva raccomandato di trasmettere adagio in quanto il messaggio doveva essere trasmesso una sola volta senza ricevere eventuali richieste di ripetizioni, iniziai a trasmettere a una velocità moderata, diciamo lenta, la cadenza era buona, quando dall’altra parte ricevo il segnale di interruzione, una serie di punti e una linea continua trasmesso in modo molto nervoso, da quelle batutte si capiva il suo disapunto, interrompo la mia trasmissione e con mio grande stupore ricevetti il segnale “cambiate operatore mettete un operatore più competente” mi fermai sudavo freddo cercai di mantenermi calmo, capii subito che il segnale l’avevo ricevuto solo io, in quanto per fortuna il Capo Turno non stava monitorizzando, diedi un forte respiro, misi la mano di nuovo sul tasto e ripresi a trasmettere, ma a modo mio con la mia abituale velocità e cadenza, trasmisi tutto il messaggio, non ci fu nessuna interruzione, arrivai fino in fondo e quando dall’altra parte ricevetti la conferma di ricevuto strinsi forte il pugno e con grande soddisfazione comunicai che il messaggio era stato trasmesso e ricevuto. Quel giorno mi salvai con le mie mani, la fortuna volle che gli altoparlanti erano spenti, sarebbe stato tremendo e umiliante sentirsi dire “alzati dalla sedia e cedi il posto a un altro” con la conseguenza che quel posto me lo avrebbero tolto chissà per quanto tempo, invece continuai a stare su quella sedia e su quella frequenza come niente fosse accaduto, in seguito venni a sapere che dall’altra parte a ricevere c’era un maresciallo e sentendo una trasmissione lenta, giustamente aveva difficoltà nel ricevere. Questa è la prima volta che racconto questo episodio, e lo racconto con piacere, anche perchè è stato un bene per me, perché da quel giorno acquistai più sicurezza nei miei mezzi. Se l'altoparlante del Capo Turno fosse stato acceso, adesso raccontavo un'altra cosa.

  

    Piergiorgio Nonnis  IS0SDX

 

 

 

 

 

 

 

Visitando il sito di Lino IZ0DDD ho notato un suo scritto molto interessante che descrive la figura del moderno Radioamatore.

 

Mi piace proporlo in questa “sezione” del Sito

 

    

 


         Radioamatori  Moderni

 

 

Con l’avvento di nuovi strumenti sempre più sofisticati, l’O.M. moderno è costretto ad adeguarsi se vuol tenere il passo coi tempi attuali.

Oggi appena si accede nella propria Stazione Radio, la prima cosa che si accende è il PC. Alcuni ne mettono in moto anche due o tre contemporaneamente perché le cose da conoscere sono tante e tutte devono essere sott’occhio se si vuole essere pronti a cogliere l’attimo.

Occorre sapere com’è la propagazione nella nostra zona e come sarà fra qualche ora,  conoscere tramite i Radio Cluster chi è in aria, su quale banda e frequenza e da chi viene ascoltato, dare un’occhiata ai Radio Skimmer  per rendersi conto chi sta chiamando e dove e nel caso essere a conoscenza se il nostro segnale viene ricevuto e con quale intensità dalle stazioni automatiche che ci interessano. Insomma le cose che un radioamatore moderno deve sapere, per un semplice collegamento in CW sono tante.

Naturalmente il Log  elettronico che ci assiste, riconoscendo per noi il nominativo dell’eventuale corrispondente nel caso sia stato già lavorato, quando e su che frequenza, non può mancare, così come sempre più spesso si può scegliere di non far intervenire il tasto nella chiamata e/o nella risposta che si intende effettuare, basta schiacciare il pulsante preposto con la registrazione del messaggio precedentemente memorizzato e il gioco è fatto, oppure si usa la tastiera.

Perché perdere tempo cercando manualmente una stazione lontana, magari girando e rigirando la sintonia del ricevitore, cambiando continuamente gamma e antenne per poter collegare uno Stato che a noi manca, oppure una spedizione o una stazione rara? Questo si faceva una volta, ormai è preistoria, non lo fa più nessuno neanche il più sprovveduto.

Con l’aiuto del computer ci infiliamo in un bel pile-up e con “l’esperienza acquisita”, cercando di capire il modo di lavorare dell’operatore che sta dall’altra parte, ci sintonizziamo in split pronti per ricevere il bellissimo 599 tanto agognato. E’ una gara all’ultimo sangue tra noi e quanti stanno chiamando la stessa stazione da tutto il mondo.

E’ tutto lecito, ogni trucco è ammesso, ogni potenza, ogni antenna, tanto chi ci controlla? Poi, a volte, anche dopo qualche ora, a seconda della fortuna o dell’esperienza acquisita, ecco che si fa centro.

Ho letto poco tempo fa su un Forum di telegrafia, che un grande esperto di queste cose spiegava ad un principiante, che collegare delle stazioni attivate da squadre di specialisti, in regioni lontane, non è certo una passeggiata. Occorre esperienza, pratica, in sostanza occorrono le palle altrimenti non ci si riesce. Mi chiedo, che tipo di “palloni” dovevano avere coloro che, nel passato e quindi senza internet, riuscivano lo stesso a fare questi collegamenti?

Comunque oggi ci sono parecchi O.M. con ottime stazioni e ancor meglio antenne, che fanno tutto per gli amici, anche collegare la stazione interessata usando un altro nominativo, il tutto per poter mostrare a tutti, sempre sul PC, il LOG dove risulta il QSO effettuato.

Comunque sia è un divertimento, una gara dove di solito vince chi ha di più sia mezzi e sia fortuna,. la competenza, quella la lascerei all’ultimo posto anche se non può non esserci.

Un’altra gara molto interessante è il Contest. E’ talmente interessante e sentita che non c’è fine settimana che non ve ne sia uno. Ormai i Contest solo all’ordine del giorno, si fanno per qualsiasi cosa, anche per la festa del proprio paese, magari di poche centinaia di persone. Che importa? Quello che conta è la gara, la partecipazione, il misurarsi con gli altri, avere punteggio e forse anche la vittoria. Tra la ricerca delle stazioni rare, i collegamenti con le spedizioni create apposta per questo, i vari Contest, il radiotelegrafista moderno non ha quasi tempo per dei semplici QSO come si facevano una volta. Ormai le chiacchiere si fanno via SKYPE o si chatta con altri software appositi, magari mentre insieme con gli altri si cerca di “centrare il bersaglio”, succede in pratica quello che accade oggi in genere fra gli amici che abitando magari in quartieri differenti della stessa città, si incontrano sempre meno frequentemente DE VISU, magari davanti ad una bella pizza. Purtroppo il tempo è quello che è, fra  bambini piccoli,  genitori anziani, le riunioni di condominio ecc. si preferisce inviare un bel SMS, fare una telefonata magari rimandando alla prossima occasione l’incontro di persona.

Eppure, nonostante tutto, anche se sempre meno, qualcuno ancora si trova pronto a fare un semplice QSO. Il radioamatore può scegliere di attivarsi in diverse modalità di esercizio, alcuni poi, essendo poliedrici, riescono ad interessarsi a tutto o quasi. Esperti in ogni attività, in ogni settore sia nel CW, in SSB, RTTY  e chi più ne ha più ne metta. Altri invece preferiscono dedicarsi ad una sola attività o comunque a pochi settori del radiantismo.

 

Per quanto riguarda il CW, anche se può sembrare riduttivo esprimersi solo in questo modo, conoscendolo bene, entrando nel mondo del CW, ci si rende conto che in realtà all’interno di questa attività c’è tutto un universo da scoprire. Per questo motivo probabilmente alcuni operatori non hanno interesse ad andare oltre il “semplice” CW,  già trovano nel suo interno ogni soddisfazione.

Purtroppo non tutto oggi va come dovrebbe, infatti il mondo esterno influisce comunque con il piccolo mondo amatoriale del CW, la fretta, la velocità, sembra essere l’unica maniera giusta per farsi avanti nel CW. Prima, e parlo solo di pochi anni fa, c’era ancora la radiotelegrafia marittima con tutte le stazioni radio costiere ben attive che, in un modo o nell’altro, erano un punto di riferimento per i novizi che prendevano a piene mani quanto ascoltavano, ora, essendo scomparso quel mondo, i radiotelegrafisti alle prime armi sembrano smarriti. Sono alla ricerca di un faro che li guidi e li istruisca nel piccolo ma complesso mondo del CW e non trovandolo, vengono attirati da coloro che, già esperti si trovano sulle frequenze amatoriali. Purtroppo non c’è altro mezzo per poter imparare se non buttarsi nella mischia dopo aver appreso in qualche modo i rudimenti  del CW tanto amato.

I novizi, affacciandosi sulle bande amatoriali, vengono colpiti dalla possibilità di poter collegare stazioni lontane e quindi si adoperano con i vari software che indicano come e dove possono riuscire ad ascoltare tali stazioni. D’altra parte poter dire di essersi collegati con la Cina, la Nuova Zelanda o addirittura con un’isoletta sperduta nel Pacifico riempie d’orgoglio, senza contare la soddisfazione personale. Il QSO che ne deriva è quanto di più semplice esista al mondo, basta riuscire a sintonizzarsi in ricezione sulla frequenza interessata indicata dal Cluster, predisporre la frequenza di trasmissione di qualche kilohertz, di solito superiore, e quando si sente che la stazione è in ascolto, iniziare a manipolare il proprio nominativo radio. Se si riesce a farsi sentire, tutto il QSO consiste nel trasmettere 599 e al massimo un 73. Tutto fatto! Si mette a Log il collegamento effettuato e nel caso si scrive anche la QSL inserendo almeno due dollari dentro la busta se si desidera una risposta di conferma.

A forza di fare questo tipo di collegamenti si riesce a trovare una dimestichezza tale da diventare molto competenti in questa materia, ma non per quanto riguarda altri tipi di collegamenti, come per esempio la classica chiacchierata in chiaro.

Purtroppo riuscire a fare quattro chiacchiere per un novizio è molto complicato. Sia perché ciò presuppone una conoscenza del  CW notevole e sia perché è difficile trovare corrispondenti che siano disposti ad eseguire un QSO in maniera molto lenta.

Sento sempre lamentele in questo senso: “correvano come treni, impossibile stargli dietro”. Tutto ciò naturalmente è sempre accaduto, da sempre i novizi hanno trovato difficoltà a seguire coloro che ormai avevano acquisito esperienza, però prima potevano trovare aiuto magari ascoltando i vecchi collegamenti dei professionisti. Capitava spesso di sentire una trasmissione molto lenta, forse causata da difficoltà di collegamento e tutto ciò era oro per il novizio che doveva imparare, però mancando la radiotelegrafia marittima, i novizi adesso, devono obbligatoriamente imparare con i soli radioamatori, che di solito pensano più al proprio divertimento che mettersi a fare didattica. Perché l’hobby che cos’è in fin dei conti? Una distrazione, un piacere, un passatempo, ecco cos’è. Senza contare che oggi, in virtù della frenesia, della fretta e anche dalla voglia di mettersi in mostra, è veramente difficile trovare un QSO di radioamatori che manipolano a velocità medio-bassa.

Oggi, c’è competizione anche in un semplice collegamento, anche per dire che tempo fa nella propria zona, occorre trasmetterlo con grande velocità, e questo non perché non ci sarebbe il tempo necessario per farlo più lentamente, assolutamente, solo per dimostrare al corrispondente e anche ai numerosi ascoltatori, quanto si è bravi e capaci nell’uso della manipolazione veloce che impropriamente viene chiamata QRQ. E’ ormai assodato (per taluni) che velocità vuol dire bravura. Qualcuno ha messo in testa alle nuove leve che si è bravi solo se si corre, altrimenti non c’è gusto. Riuscire ad arrivare a livelli altissimi dà comunque una esclusività che pone i velocisti come se fossero sul monte Olimpo, come se fossero Dei  a cui tutto è permesso, mentre i comuni mortali devono accontentarsi di “zappare” a velocità medio-bassa sognando un giorno di poter salire fino alla vetta dell’Olimpo.

Purtroppo questi radioamatori moderni, penso solo italiani, perché si tratta di uno sparuto gruppetto con la mania della velocità che imperversa solo su alcune frequenze ben definite, pontificano in tutti i modi che la radiotelegrafia vera è quella che fanno loro. Ci sono è vero tra costoro che professano il “QRQ”  anche personaggi che non disdegnano di alternare alla velocità, anche l’uso di altri tasti e quindi, per ovvi motivi, rallentano di molto la velocità di esercizio, però la maggior parte spinge gli allievi e i novizi a cercare, innanzi tutto, ad andare più veloci possibile. Quest’ultimi impressionati dalla velocità con cui questi esperti riescono  a manipolare, seguono ogni loro direttiva sperando di raggiungere presto un risultato simile, sognando di arrivare anche loro a correre, correre ed ancora correre. Sui forum si leggono tante cose a questo proposito, cioè che una volta imparato il CW non resta altro da fare che buttarsi nella velocità.

Continuano dicendo che è proprio nell’uomo il desiderio di misurarsi con gli altri, è proprio dentro di noi la voglia di provare l’ebbrezza della velocità, da sempre infatti l’uomo si è spinto sempre più in là, è assurdo pensare che un uomo possa accontentarsi di restare al palo, di fermarsi, di non competere, un’idea assurda solo pensarlo. Come si può, infatti, rimanere per anni, sempre ancorati alla stessa velocità, quale piacere può esserci ad addormentarsi nel ricevere e trasmettere alla velocità (chiamiamola così) commerciale? Invece bisogna sforzarsi di andare oltre, sempre più in là, oltre i limiti, oltre il possibile. Come se il semplice camminare, la semplice passeggiata poi venisse a noia, bisogna mettersi a correre, altrimenti ci si addormenta.

Ma non è tutto, infatti, adesso ho scoperto che  molti miei ex colleghi R.T. ed io stesso, non tutti però, non siamo  radioamatori, malgrado il nominativo radio e malgrado si sta spesso in aria. Siamo semplicemente operatori radio, gente che ha speso una vita  con la radio, sulla radio e per la radio, ma sempre malvolentieri. Eravamo costretti a lavorare e sinceramente non vedevamo il momento di smontare e chiudere tutto. Vuoi mettere invece un amatore della radio? Uno che si sacrifica per lei, uno che la ama appassionatamente, uno che tutto farebbe, anche notti in bianco. Come rispondere a simili concetti? Forse facendo presente che l’operatore radio può fare il radioamatore, mentre il radioamatore non può fare l’operatore radio, non per incapacità, soltanto perché quel mondo, quel modo di operare è finito. Come si fa a scrivere di cose di cui non si conosce niente?  Come si fa ad affermare, scrivendo e firmandosi che le cose stanno esattamente così? Bisognerebbe aver almeno conosciuto quel mondo, aver operato, averlo vissuto. Solo fumo, nient’altro che fumo.

Senza contare che ultimamente il sentimento predominante nei vecchi R.T è l’invidia. Sicuro, i dinosauri, buoni solo per una buona casa di riposo, sono invidiosi dei radioamatori moderni che volano addirittura nell’etere. Noi “vecchi cammelli”, non possiamo in nessun modo aspirare a tanto, siamo ancorati al nostro mondo antico, alla carta e alla penna, scriviamo, come possiamo quindi elevarci a velocità superiori? Sono tanto convinti che forse ci credono veramente a quello che scrivono e dicono nei QSO, eh si perché forse credendo di non essere ascoltati a quelle folli velocità  dicono certe cose….. Vorrei in breve chiarificare alcuni semplici concetti.

La radiotelegrafia è una forma di comunicazione, semplice, facile, che è stata utilissima, anzi indispensabile per il mondo marittimo ed aereo. Come sempre succede quando una cosa diventa importante e l’uso diventa fondamentale, divulgandosi in tutto il mondo, la sua stessa natura viene interpretata a secondo delle esigenze diverse che possono intervenire. Così  in alcuni settori, il CW si è anche prestato ad  una forma di agonismo per rendere più accattivante il suo uso, instaurando competizioni varie.

I campionati regionali, nazionali, europei e mondiali, di alta velocità, si sono sempre svolti. Non è certo una novità di questi ultimi anni! Il tutto però rimane nell’ambito delle gare, delle competizioni, che niente avevano a che fare con il lavoro di ogni giorno, per quanto riguardava il servizio commerciale o il servizio militare o il puro divertimento nell’ambito dei radioamatori sia di ieri che di oggi..

Una cosa è prepararsi per effettuare una competizione e perciò incrementare la propria velocità di ricezione e di trasmissione e un’altra cosa è diffondere come “l’unica cosa buona e giusta” che, se non si raggiungono dei livelli velocistici, si è buoni a nulla.

Come già scritto in un mio precedente articolo (IL CW OGGI), l’abbandono delle attività commerciali e militari hanno di fatto reso il CW molto più semplice. Infatti non essendo più  indispensabile scrivere quanto si riceve, perché non bisogna presentare a nessuno ne radiotelegrammi, ne bollettini meteo, ne avvisi ai naviganti, ne articoli di stampa, si può tranquillamente aumentare la velocità di esercizio anche se con essa di solito si commettono più errori. Normalmente con i tasti automatici si discorre tranquillamente oltre i 150 c.p.m  mentre con gli altri tasti, come i verticali o i semiautomatici la velocità scende di parecchio. Nessuno vieta a chi è predisposto o semplicemente agli amanti della velocità di andare oltre, ognuno è libero di fare ciò che più gli piace, naturalmente senza denigrare chi invece preferisce limitarsi all’uso di velocità più basse oppure a tasti manuali che non permettono di andare a Mach 3.

Un altro concetto che vorrei mettere bene a fuoco è proprio l’uso dei tasti verticali che alcuni radioamatori adoperano. La maggior parte degli amanti di questi tasti sono ex professionisti sia civili che militari. Hanno imparato dagli istruttori come fare e poi hanno continuato durante il loro mestiere, però esistono anche degli autodidatti che si sono innamorati di questi tipi di tasti arcaici. Il loro piacere è comunicare alla vecchia maniera, sentire la musica che il vecchio tasto produce.

A loro non importa correre, perché poi? A quale scopo? Oggi, da alcuni radioamatori moderni, costoro sono considerati quasi dei principianti, anche se hanno alle loro spalle anni e anni di esperienza. Questi radioamatori appena sbocciati, che riescono a correre, magari inciampando spesso quasi ad ogni parola, che non conoscono quasi la cadenza, spesso mozzicando caratteri o addirittura saltandoli, senza correggersi quasi mai, cercando in tutti i modi di andare il più veloce possibile diminuendo anche lo spazio tra carattere e carattere, rendendo la propria manipolazione la più attaccata possibile, quasi marmellata pur senza esserlo, se non con qualche carattere che si sposa molto bene come MA che diventa Q oppure MI che diventa Z per non parlare poi della doppia T seguita da O, credono di essere migliori, più bravi  degli “zappatori” che “arrancano” con il verticale. Ancora una volta confondono la competizione con il fare semplicemente radiotelegrafia. Purtroppo la colpa non è solo la loro, ma specialmente di chi ha inculcato loro che per essere bravi occorre essere corridori.

C’è da dire che i radioamatori in genere sono autodidatti, imparano a trasmettere e a ricevere praticamente da soli. Certo chiedono a chi è più esperto, si informano ma, in definitiva fanno tutto da soli. La maggior parte non si rende conto del livello di preparazione che hanno raggiunto perché non hanno un istruttore vero che li controlla e li segue, quindi appena riescono a ricevere in qualche modo con i vari software, subito si buttano nella mischia per effettuare qualche QSO. Giustamente non hanno altra via per imparare, però questo li mette in difficoltà a causa delle manipolazioni manuali che inevitabilmente ricevono sulle varie frequenze.

Purtroppo non tutti riescono ad esprimersi in forma corretta, non siamo tutti uguali, quindi il novizio ascoltando il Morse con parametri molto approssimati e con velocità probabilmente superiori a quelle a cui è abituato, entra in crisi demoralizzandosi. Se poi gli operatori non manipolano tasti automatici, quelli che in qualche modo aiutano a rientrare nel protocollo Morse, ricevono sempre meno e sempre con maggiori inconvenienti. Questo è sempre avvenuto, e anche per i radioamatori moderni le cose non cambiano. Forse però oggi una differenza c’è rispetto al passato, infatti i tempi moderni costringono ad ottenere tutto e subito. Ottenere il massimo col minimo sforzo. Perché perdere tempo a “zappare” col verticale quando con un bel paddle si manipola presto e bene? Tanto più che i radioamatori moderni predicano proprio questo – Lascia la zappa è uno strumento di altri tempi, non potrai mai andare bene e veloce, mentre con il paddle…..poi diventerai bravo e veloce come me in breve tempo -. Quale ragazzo oggi si sacrificherebbe a fare esercizi continui per sciogliere il polso e acquistare una certa cadenza con il tasto manuale, quando in quattro e quattr’otto potrebbe “volare” con l’automatico?   Sempre meno infatti si trovano persone che “viaggiano” a scartamento ridotto con i vecchi tasti, a meno che non si parli dei vecchi operatori.

Ritorniamo sempre sul tema velocità, dove più velocità significherebbe più bravura. Questo è anche vero, non si raggiungono certe velocità  se non ci si applica e non ci si allena continuamente. Naturalmente il tempo per arrivarci varia a seconda della predisposizione, dell’impegno e della volontà. Certamente non è facile arrivarci bene, senza commettere ne troppi errori ne troppa “marmellata”. Però la bravura non è data solo dalla velocità e poi in definitiva ognuno si esprime come può e con i mezzi che reputa più opportuni.  Proprio perché si è nel mondo amatoriale e non in un mondo di professionisti dove occorreva fare traffico, far “pezzi”, come si diceva in gergo. L’importante nel mondo attuale della radio è il divertimento, la passione e la sensazione che si ha nell’ effettuare un QSO  di qualsiasi genere.  Se si dovessero tener conto solo delle cose moderne, gli amanti delle vecchie radio surplus dovrebbero nascondersi e cosi tutti coloro amanti delle cose classiche e tradizionali.

Dicevo prima che i novizi quindi, trovano difficoltà nel ricevere operatori che adoperano i verticali oppure i semiautomatici. Non capiscono e non solo alcuni novizi, ma anche esperti operatori amanti dei paddles, perché mai costoro che usano  questi “ferri vecchi” insistono a manipolare in maniera quasi incomprensibile, accontentandosi di trasmettere ad una velocità tutto sommato bassa mettendo in difficoltà coloro che, in definitiva non hanno molta pratica e che producono certi suoni non conformi a quanto stabilisce il Morse. Certamente qualche rara eccezione esiste, infatti, qualcuno riesce ad andare discretamente bene con i manuali ma, nel coro degli “stonati” uno intonato neanche si calcola. Si può spiegare una passione? Si può descrivere cosa si prova mentre si guarda un quadro o si ascolta una certa musica,  o si scala una montagna o…..mille altre cose? Difficile spiegare, però un appassionato in un campo, non dovrebbe avere difficoltà a “capire” l’interesse di un altro per cose che a lui non interessano, d'altronde si tratta pur sempre di passione. Eppure parecchi vedono solo la loro “passione” come l’unica buona, l’unica che valga la pena di praticare.

Colui che si diverte ad andare con un tasto verticale lo fa unicamente per il piacere che ne ricava. Trasmettere con un tasto simile è in realtà una fatica rispetto ai tasti automatici. Occorrerebbe un esercizio giornaliero continuo e un controllo sistematico della propria manipolazione che purtroppo oggi nessuno o quasi, può fare. Eppure, malgrado la difficoltà, coloro che continuano imperterriti a preferirli agli altri o comunque ad adoperarli si sentono più in comunione col Morse, come se fossero un tutt’uno con quanto stanno facendo, come se, per il semplice fatto di manipolarli completamente da soli e senza aiuto alcuno degli automatismi,  hanno la possibilità di esprimere tutto ciò che hanno dentro. Perché, e questo molti operatori moderni non lo sanno, la radiotelegrafia non è solo un modo per comunicare un messaggio, è anche la maniera per scambiarsi sensazioni. Ma tutto questo è sconosciuto per gli amanti della TAV, loro interpretano quanto stanno ricevendo  a prescindere dalla maniera di manipolare, basta che sia veloce, il più veloce possibile.

Altri operatori preferiscono fra tutti i semiautomatici, che come si intuisce sono una via di mezzo tra i manuali e gli automatici. La caratteristica principale consiste nella trasmissione automatica dei punti mentre soltanto manuale per le linee. Ne viene fuori una manipolazione che potrebbe anche essere molto precisa se l’operatore si applicasse sforzandosi di stabilire il classico rapporto 3 a 1  (tre punti equivalgono ad una linea)  però a seconda della velocità che desiderano raggiungere, man mano che si va più velocemente, è sempre più difficile controllare questo rapporto. Di solito gli amanti di questi tasti non  desiderano manipolare il “BUG” come se fosse un automatico, infatti quello che piace soprattutto a loro è il suono che produce mentre lo manipolano senza star troppo attenti al classico rapporto citato prima. Il suono caratteristico reso dalle linee più lunghe rispetto ai punti lo contraddistingue rendendolo caratteristico rispetto a tutti gli altri tasti. Ci sono poi degli operatori che addirittura deformano il rapporto suddetto in maniera esagerata provocando un suono molto musicale ma completamente fuori da ogni protocollo Morse. Quest’ultimi operatori si rendono benissimo conto di quello che stanno facendo eppure non fanno niente per correggere la loro manipolazione perché in definitiva, a loro piace così. E’ una caratteristica propria dei possessori dei semiautomatici. Naturalmente non tutti si comportano allo stesso modo, altri infatti, si sforzano di andare per quanto è possibile con il rapporto canonico anche se, un orecchio esercitato, nonostante gli sforzi fatti per andare al meglio, coglie sempre la “voce” del tasto impiegato. Naturalmente non tutti sono capaci di manipolarlo, tanti operatori sono un vero disastro, non hanno “orecchio” per tale musica, però questo si può dire per tutti gli altri tasti compreso il tanto decantato paddle. Alcuni riescono a rendersi incomprensibili perfino con quest’ultimo.

Probabilmente fra qualche tempo i Radioamatori moderni passeranno alla tastiera, più veloce, più precisa e meno impegnativa, contenti loro…..

Prima mi riferivo ai radioamatori poliedrici che si dedicano a molte attività amatoriali, a coloro che hanno tempo, voglia e passione, a persone predisposte, a fenomeni quasi extraterresti, però esistono anche altri radioamatori che non sono poliedrici, che hanno poca predisposizione, che non hanno tempo da dedicare al loro hobby, non quanto vorrebbero almeno e che non sono fenomeni, ebbene ognuno fa quello che può, come può. Non tutti possono essere bravi o bravissimi, non tutti possono essere al top e allora? C’è da condannarli? Ma non facciamo questo per divertirci? Fra i radioamatori di ieri e di oggi ci sono un’infinità di personaggi che spaziano in tutta la gamma dei mestieri, delle professioni, dal più umile al più prestigioso. Ci sono ricchi,  poveri, intelligenti,  stupidi ed ignoranti . Come ho scritto prima, ognuno fa quello che può, dove sta scritto che per essere un radioamatore bisogna essere per forza uno studioso, uno scienziato? Certamente nella categoria ci sono anche questi personaggi che hanno dato ed ancora danno lustro, ma non tutti possono essere persone tanto prestigiose. Fra gli amanti della radio ci sono anche alcuni che, nonostante abbiamo lavorato nell’ambito delle telecomunicazioni, specialmente in CW, non si sono affatto stancati tanto da abbandonare il mezzo che hanno usato per tanti anni, anzi hanno continuato ad adoperarlo diventando dei radioamatori, cioè come dice la parola amanti della radio. Naturalmente il mondo dei professionisti non è certamente quello degli amatori, tante cose sono differenti, un mondo nuovo con tante sfaccettature e cose da scoprire che in principio hanno sorpreso l’ex professionista per la vastità degli interessi che la radio, in questa nuova ottica offre, pur con tutte le sue contraddizioni, però sempre molto affascinanti.  Mi piace e contemporaneamente mi sconcerta  nel mondo amatoriale,  la ricerca continua  verso qualsiasi cosa, anche per la cosa in più. La migliore antenna, il migliore apparato, il miglior tasto, insomma come il classico pescatore che ha pescato il pesce più grosso o il cacciatore che ha preso più cinghiali. Occorre sempre essere un passo davanti agli altri, essere più bravi, migliori. Spesso poi basta far finta di esserlo, molti infatti  preferiscono apparire che essere, come in ogni ambito, anche nel mondo amatoriale piace mettersi in mostra. Naturalmente  se non ci fosse la continua curiosità tutto si fermerebbe, ma per fortuna malgrado i nuovi mezzi per comunicare, primo fra tutti internet, ancora il vecchio CW resiste e affascina.

A volte però ho dei seri dubbi che alcuni radioamatori lo facciano veramente per passione, dubbi molto seri. Mi sembra che credano di essere su un palcoscenico a recitare la parte di una commedia, una commedia buffa, anche se  loro credono sia una cosa seria e che alla fine, gli applausi  che ricevono, soltanto dai loro amici, li credono ovazioni assordanti  che li ripaga del grande tempo speso per cercare di essere sempre protagonisti. Per loro sfortuna, non riescono ad essere altro che delle semplice comparse.

 

Natale Pappalardo op. Lino Febbraio 2011

 

 

 

 

 


 

 

 

Ricordi di un Radiotelegrafista 

Operatore a ROMA PT RADIO “IAR” 

 di Biagio Venanzoni IK0PRH - I.N.O.R.C. 364

 

Nei siti web che si interessano di mare, di navi e di naviganti sono stati pubblicati, nel tempo, diversi articoli di chi ha navigato in qualità di Radiotelegrafista. In questi articoli gli autori ricordano e raccontano le loro storie, i problemi e le difficoltà di quando in mari ed oceani molto lonta­ni, avevano necessità di collegarsi con le Stazioni Ra­dio Costiere italiane. Molte critiche sono state sollevate contro il “ cattivo “ servizio espletato da una di esse: Roma PT Radio / IAR.

Avendo prestato servizio, oltre che come R.T. a bordo, anche a Roma Radio, quale Operatore RT/RTF, vorrei qui far conoscere ai lettori, specialmente a coloro che non hanno mai avuto a che fare con questo scomparso “mestiere”, l’ ambiente in cui lavoravano gli operatori del Reparto Ricevente di Roma PT Radio.

Nel dopoguerra, conseguentemente alla distruzione del Centro Radio di Coltano, costruito sotto la guida di Guglielmo Marconi, si avvertì la necessità di assicurare un adeguato servizio di corrispondenza pubblica, via radio, alle navi mercantili italiane ed estere. Anziche ricostruire il vecchio centro, già collaudato per le comunicazioni a grande distanza, si preferì costruirne uno nuovo nella periferia di Roma

       La stazione trasmittente fù allocata nel sito dell’ ex EIAR oggi RAI, poco distante dalla città militare della Cecchignola. Per la stazione ricevente si scelse una zona a nord-est, nei pressi della Via Nomentana, vicino alla già esistente stazione ricevente della M.M.di S. Alessandro.

Furono acquistati 36 ettari di terreno agricolo, dove vennero istallate le antenne e costruito l’edificio ospitante gli apparati riceventi, il laboratorio e gli uffici. Due edifici posti ai due estremi del comprensorio ospitano il Centro Controllo Emissioni Radioelettriche l’uno e l’ex Deposito Materiali l’altro ( quest’ultimo dopo il passaggio alla Telecom è stato venduto ). L’area fù abbellita piantumandovi due file di pini marittimi ed altre specie arboree che hanno conferito al luogo un piacevole aspetto.

Lasciandosi il cancello d‘ingresso alle spalle, si entra in un viale diviso in due parti da una aiuola centrale, dove fra arbusti e piccoli alberelli a fioritura caduca, un bravo giardiniere, il Signor Marchetti, seminava ogni anno la Salvia Splendens, dai fiori rossi, le campanule, le viole ed altri coloratissimi fiori. Nei viali laterali una siepe sempreverde, nasconde alla vista la base dei pali delle antenne. La parte esterna del reparto ricevente è indubbiamente la più bella e suggestiva.

Giunti alla fine del viale, un piazzale, con al centro l’ asta per la bandiera, terminava davanti a una larga scalinata di travertino, divisa in due rampe, ai cui lati, due cedri del libano sembrano far da sentinelle alla palazzina costruita in tufo a vista. Un imponente ingresso in marmo bianco, stile ventennio, chiuso da un’ ampia vetrata al cui vertice un bel mosaico raffigurante l’ Arcangelo Gabriele, disteso in volo sul globo terracqueo, accoglie chi entra nell’ ampio atrio, una volta foderato di pregiato marmo verde, al cui centro, un plastico, riproducente fedelmente tutti i particolari, dava la visione delle dimensioni e della grandezza del complesso.

Dall’ atrio si dipartono tre corridoi. Quello a sinistra conduce alla sala radio. Imboccatolo già si percepiva nell’aria l’alfabeto morse. Superata, sulla sinistra, la stanza della accettazzione, dove si trovava anche il Capo Turno, che da un’ampia apertura sulla parete vedeva, sentiva e controllava quello che avveniva, si entrava in un lungo salone, diviso in tre parti da grandi vetrate. La parte centrale, occupata dai ricevitori, era la sala grafia. Quella a destra la sala delle telescriventi e successivamente anche del radiotelex. La sala in fondo a sinistra ospitava la fonia.

Questa parte interna dell’edificio, con intonaci stinti e scrostati e con evidenti macchie di umidità faceva subito dimenticare la bellezza dell’esterno. La grandezza del locale, i grandi finestroni, il sovrastante soffitto a terrazza e i muri in tufo rendevano il locale freddo d’inverno e afoso d’estate. In questo enorme locale vivevano e lavoravano, promiscuamente, i radio operatori e i telescriventisti del Centro Radioelettrico Nazionale: Roma PT Radio, nominativo internazionale di chiamata “ IAR “.

Dopo il conseguimento del Certificato Internaziona­le di Radiotelegrafista per Navi Mercantili, avvenuto nella sessione dì esami 1965 – 1966 ho iniziato a navigare nel mese di marzo 1967, fino al mese di ottobre 1975 quando, dopo aver partecipato a specifico concorso, entrai a far parte degli operatori di Roma PT Radio.

Ancora oggi ricordo, con piacere, tutte le navi su cui sono stato imbarcato. Una Nave, però, ricor­do più delle altre: il piroscafo passeggeri “Castel Felice” della Sitmar Line, appena passato sotto bandiera panamense. Vi imbarcai a Southampton a fine luglio del 1968 come III Ufficiale R.T. All’epoca la mia esperienza professionale era scarsa, avevo fatto appena due imbarchi, di cui uno su una nave della Tirrenia che stava più in porto che in navigazione, essere, quindi, catapultato su una passeggeri sulla linea Inghilterra – Australia con ritorno via Oceano Pacifico, in attività crocieristica fra le Isole Fiji e Tahiti, fino ad Acapulco, quindi passaggio del Canale di Panama, Curaçao, nelle Antille Olandesi, Lisbona infine rientro a Southampton, mi preoccupava.

Per mia fortuna, sulla stessa nave imbarcò, insieme a me, quale II Uff. R.T. il più anziano dei Marconisti di ruolo della Compagnia Generale Telemar, da poco andato in pensione, navigava con il passaporto italiano e il libretto panamense. Era di Trieste. Uomo di grande esperienza, pratico, dai modi bruschi. Quanti “Và in Mona” mi ha detto, ma, oltre ciò mi ha insegnato il “mestiere” e le astuzie che deve possedere chi naviga intorno al mondo su una nave a forte traffico con un apparato ad onde corte di soli 300 watts, e passeggeri esigenti che vogliono, oltre la stampa, sapere il valore di una data azione in una data borsa o il risultato di una partita di criket di una sconosciuta squadra inglese. Riguardo i collegamenti radio, il mio “maestro” mi ha insegnato a considerare non solo la differenza oraria tra me e la stazione da collegare, ma, soprattutto, se nel paese dove essa si trovava, era alba, giorno, sera o notte, poi ascoltarla, non solo sulla frequenza su cui la sentivo meglio e cercare di capire su quale frequenza, probabilmente, la costiera mi avrebbe udito con un segnale “ lavorabile ”, quindi passare a chiamarla. Ringrazio ancora quell’ uomo di cui non ricordo più il nome.

Questa premessa per dire, a chi legge, che quando entrai a Roma PT Radio ero un radiotelegrafista con discreta esperienza che, avendo provato il disagio di chi   in mare, con pochi watts,   doveva collegarsi a Stazioni Costiere a molti chilometri di distanza, mai mi sarei sognato di non rispondere ad un collega in mare, anche se il suo segnale mi arrivava debole.

Al mio arrivo venni messo in doppia cuffia con un operatore anziano. I turni di lavoro erano: 07.00 – 13.00, prolungato alle ore 15.00. Quindi 15.00 – 23.00, piu due turni intermedi: 07.00 – 11.00 e 17.00 – 23.00. Chi doveva fare il turno notturno veniva fatto smontare alle ore 11.00 e fatto tornare alle 23.00 recuperando nel turno notturno le due ore non lavorate di mattina. Il personale smontato di notte veniva fatto ritornare in servizio, a fare il doponotte alle ore 17.00, spesso anticipato alle 15.00, dello stesso giorno. Si capisce che i tempi di riposo, tra un turno e l’ altro, erano molto brevi. Noi nuovi arrivati riuscimmo a far saltare i doponotte e le due ore notturne di recupero ci vennero pagate quali straordinario.

Nell’articolazione dei turni c’erano dei periodi, quali il cambio turno e la pausa mensa, in cui il numero degli operatori alla cuffia era ridotto e ciò si rifletteva sulla celerità del servizio. Altri giorni critici erano i giorni in cui si pagava lo stipendio e le competenze accessorie. Per evitare rapine ai portavalori, si andava a riscuotere, a piccoli gruppi, ad un Ufficio Postale distante alcuni chilometri, anche ciò si rifletteva sul servizio. Con l’ultimo concorso entrarono tanti colleghi R.T. residenti nel Sud Italia. Trovare casa a Roma e nei dintorni era un problema. Gli affitti molto cari, cosi anziché trasferirsi con le loro famiglie a Roma, in tanti preferirono fare i pendolari. Se il treno arrivava in ritardo il numero degli operatori in turno era drasticamente ridotto con le ovvie ripercussioni. In sostanza quelli addetti al “ Pezzo “ eravamo sempre pochi, specialmente nei momenti di punta.

Gli operatori di Roma PT Radio non erano, come qualcuno è portato a credere, i “migliori”. Ciò, oltre che non veritiero, sarebbe ingeneroso verso tutti gli altri colleghi delle altre Stazioni Radio Costiere italiane. Noi di Roma, quelli di Genova, Napoli, Trieste e delle altre stazioni costiere minori, eravamo tutti uguali. Eccetto i primi operatori reclutati all’inizio dell’ attività di IAR, per lo più provenienti dalla M.M. gli altri radiotelegrafisti erano stati “recuperati” dagli uffici postali, nonché tra fattorini del Telegrafo a cui fù fatto un apposito corso con esami finali. Dal 1965 in poi, per l’ assunzione eravamo tutti selezionati per concorso, con le modalità riportate nei bandi e poi “assegnati” alle varie stazioni radio, non in base al criterio del “ più bravo ” ma in base al più pratico criterio di mandare ciascuno, quando possibile, il più vicino alla propria città di residenza. 

 

Nel 1975, quando noi nuovi entrammo a IAR molti dei vecchi ottennero il trasferimento alle loro regioni d’origine, cosi ché il numero degli operatori anziché aumentare restò pressoché invariato. D’altra parte i terminali operativi, i ricevitori, tanto per capirci, erano pochi, solo nove in sala RTG di cui uno sulla 500 Kc/s, uno sulla 4 Mhz, uno sulla 22 Mhz, due su 8 – 12 – 16 Mhz. Nella sala RTF erano ancora di meno, solo e soltanto sei, più un VHF. Di questi terminali solo due erano dotati del cosiddetto “gran Parlatore” ossia il disco selezionatore che permetteva di chiamare in teleselezione. Uno era sul VHF, e non poteva essere utilizzato sugli altri terminali, solo l’altro telesettore era su un terminale HF, gli altri cinque terminali erano collegati, via cavo (che non di rado veniva tranciato durante i lavori stradali dalle ruspe) con la Sala Internazionale della Azienda di Stato per i Servizi Telefonici A.S.S.T. per cui l’ espletamento delle richieste telefoniche provenienti dalle navi, era molto lento e spesso, quando l’operatrice ci passava la telefonata, la propagazione era cambiata e la nave non si sentiva più bene ed eravamo costretti a risintonizzarla su un'altra frequenza.

Negli anni 80, quando venne fatta la nuova sala Fonia, dove misero moderni terminali della Omicron che potevano accedere direttamente alla teleselezione, il numero dei terminali RTF restò inalterato. Sempre e solo sei, quantunque in quel periodo il volume del traffico telefonico fosse notevolmente aumentato. I nuovi terminali avevano un difetto: Con il caldo e l’umidità i contatti dei relè si incollavano. Dovevamo spegnerlo, chiamare i tecnici del laboratorio, perché a noi operatori, quantunque fra di noi vi fossero valenti radiotecnici, era vietato mettervi mano. I tecnici aprivano i contatti li pulivano e resettavano. Come ben si comprende, tutto ciò faceva perdere un sacco di tempo ed il servizio, su quel terminale, era fermo.

Un giorno, prefestivo, ero applicato in grafia, il traffico era scarso, poche chiamate e qualche operatore inattivo, mentre in sala RTF non sapevano come fare tante erano le navi in attesa. Il Capo Reparto Fonia tempestava di telefonate la trasmittente per avere una frequenza in più accoppiandola in parallelo ma, dall’altra parte, gli rispondevano che per motivi tecnici non potevano fare l’accoppiamento richiesto. In quel mentre mi passò davanti il Perito Capo che faceva funzioni da Direttore e gli buttai lì: “ Vede Capo, se ci fossero stati i terminali polivalenti potevamo dare un aiuto a decongestionare la fonia. ” Il Capo mi fulminò con un’occhiataccia e fattomi un gesto con la mano filò via.

Sempre riguardo alla fonia, fin da quando navigavo, il servizio radiotelefonico era oggetto di lamentele per la sua lentezza, ma con i terminali disponibili e il limitato accesso alla teleselezione, di più non si poteva fare. Inoltre il servizio dalle ore 06.00 alle ore 22.00 GMT, era cosi ripartito: due ore alle navi passeggeri e due ore alle navi mercantili, questa ripartizione portava i suoi inconvenienti. Spesso i marconisti delle navi passeggeri, non appena scattava il loro turno incominciano a chiamare sulle frequenze di lavoro, infischiandosene se c’erano conversazioni ancora in corso. Dalle ore 22.00 GMT fino a notte inoltrata il servizio era dedicato ai pescherecci che si trovavano in Oceano Atlantico. Questo sistema ebbe termine quando gli aeroplani mandarono in crisi i transatlantici togliendo loro i passeggeri. Di notte gli operatori applicati in Fonia era solo due e specialmente nel periodo estivo, quando le frequenze alte durano fino a notte inoltrata, questi due si trovavano una coda di traffico che avrebbe richiesto ben più personale. 

 

Quando arrivai a Roma Radio il ricevitore della 500 Kc/s era un Magneti Marelli RP40, quelli della grafia erano Collins 651S, quelli della fonia dei Siemens. All’inizio degli anni 80 vennero tutti sostituiti. L’ Amministrazione aveva comprato una fornitura di ricevitori svedesi che distribuì in tutte le stazioni radio, da Roma fino a Lampedusa, quindi da quel periodo in poi tutte le stazioni costiere P.T. erano dotate degli stessi ricevitori. Ricordo che in quel periodo ci misero in prova anche qualche ricevitore della Japan Radio Company.

Personalmente li apprezzai molto. Li trovavo più pratici e sensibili di quelli svedesi ma, i tecnici del nostro laboratorio dissero che intermodulavano e furono scartati.

In tutti gli anni che ho lavorato a IAR, solo una volta l’ Amministrazione ci ha portati a visitare il Reparto Trasmittente che, trovandosi dentro il complesso radiofonico della R.A.I. era inaccessibile. Esternamente ho visto una ventina di alti tralicci. Internamente la visita fu veloce. Non ho mai saputo quanti trasmettitori ci fossero, ne ricordo solo uno perché era chiamato               “ Pechino ”. Ignoro la marca, come ignoro quante antenne erano di IAR e quante della R.A.I. Le antenne direttive, usate per la fonia, erano da un’altra parte e non ci hanno mai portato a vederle. Riguardo alle antenne ci sarebbe da fare un discorso molto lungo, ad iniziare dalla loro ubicazione.   Qualcuno ha scritto che le antenne delle altre Stazioni Costiere erano, fronte mare quelle di Genova, alte in collina quelle di Trieste. Sapete dove erano quelle di Roma Radio? Le trasmittenti l’ho già detto, nell’ Agro Romano, in mezzo a quelle della RAI.

 

Quelle riceventi, in una zona agricola alla periferia nord della città, circa 40 Km dal mare. Forse la scelta di questo posto è stata condizionata dal fatto che nei pressi esisteva già una stazione ricevente della M.M. e si è ritenuto la zona ottimale per la ricezione dei segnali radio.

Delle antenne del reparto ricevente racconto una sola cosa: un giorno l’ operatore in ascolto sulla frequenza di chiamata e di soccorso, oltre alle navi, ascoltò anche il rosario ed altre litanie religiose. Esplorando la frequenza si accorse che: Appena fuori la banda marina delle onde medie, si era installata la Radio Vaticana che con la sua potenza disturbava sia la frequenza di soccorso che le frequenze di lavoro 516 e 519 Khz. L’operatore scrisse tutto a brogliaccio. Chiamò il Capo Turno che chiamò il Direttore che avvisò il Ministero. Vennero i tecnici della Radio Vaticana che, all’ingresso d’antenna del ricevitore piazzarono un filtro da loro costruito e tutto finì lì. L’ascolto continuò ad essere disturbato, l’intensità del segnale ridotta, con buona pace di tutti, meno che delle orecchie dell’operatore della 500 Kc/s.

Sempre qualcuno ha osservato che: L’ubicazione delle antenne delle altre due Stazioni Costiere italiane che operavano in O.C. Genova/ICB e Trieste/IQX, faceva si, che da alcune zone del globo, la loro ricezione risultava migliore che non quella di Roma. Ad esempio dall’ estremo oriente si sentiva meglio Trieste Radio mentre Genova andava meglio per l’ Atlantico e le Americhe. Non è un caso che il Lloyd Triestino e la Società Adriatica, le cui navi facevano la rotta per il medio ed estremo oriente, appoggiava tutto il traffico per le loro navi a IQX. La Società Italia lo appoggiava a ICB e la Tirrenia lo appoggia a Napoli IQH.

Roma Radio, seppur pomposamente chiamato: “ Centro Radioelettrico Nazionale non era   l’ “ HUB ” delle radiocomunicazioni marittime italiane. Ogni stazione aveva una propria Direzione autonoma dalle altre. Roma lanciava solo le liste traffico di queste altre stazioni in O.C. Solo i telegrammi accettati dagli uffici telegrafici e quelli provenienti via telex , comunque tanti, giungevano a IAR. D’altronde, nel paese dei “ Campanili ”, dove ciascuna delle quattro Società di navigazione, cosiddette di Preminente interesse nazionale, le famose P.I.N. avevano preteso ed ottenuto una stazione costiera nel proprio porto di riferimento e dove anche per le stazioni radio più piccole, gli Enti locali avevano imposto lo stesso criterio.

Parlare di “ Ottimizzazione “ oppure di “ Remotizzazione “ degli impianti, nell’ ambito della gestione ministeriale non era possibile.   Solo dopo la privatizzazione, nel 1993, col passaggio alla IRITEL e successivo passaggio a Telecom, quest’ultima, libera da lacci e laccioli poté mettere mano ad un processo di razionalizzazione degli impianti e purtroppo anche del personale.

Qualcuno ha fatto il confronto con le Stazioni Costiere di altri Paesi , ad esempio Portishead/GKA, ottima stazione, ma, avete mai visto sulla Nomenclatura delle Stazioni Costiere, di quante frequenze disponeva? Molte, tante di più di Roma Radio e, se tanto mi da tanto, vuol dire molti trasmettitori e molti ricevitori in più ed ovviamente anche operatori in più. Come si fa a paragonarla a Roma Radio?

Per chi, come me, a bordo, aveva solo i ricevitori Allocchio Bacchini AC16 e AC18, ascoltare GKA era un problema, anche se avevo fatto la “tabellina”, sintonizzare rapidamente la frequenza di lavoro su cui GKA ti invitava a spostarti, spesso, prima che centrassi la frequenza,       l’ operatore di Portishead ti aveva chiamato e mollato. Per questo ho sempre preferito le stazioni che facevano ascolto e lavoro sulla stessa frequenza come Scheveningen/PCH, Nordheich/DAN ed altre.

Sempre qualcuno ha citato Atene Radio/SVA, una stazione con moltissimo traffico, data l’imponenza della Flotta Mercantile greca. In Grafia non ho nulla da dire ma riguardo la RTF vi racconto quello che mi è successo quando ero imbarcato sul Castoro/IBCB, il pontone della SAIPEM impegnato in Libia nella realizzazione del terminale petrolifero subacqueo a Marsa el Brega. Avevo a bordo un ingegnere greco che doveva parlare con il suo ufficio ad Atene. Da quel QTH ricevevo fortissima SVA sulla 8 Mhz. Iniziai a chiamarla e quella non mi rispondeva, Dopo un bel po’ passo a chiamarla in grafia dove l’operatore mi risponde subito. Gli dico che ho una richiesta RTF e gli do la mia frequenza di lavoro, L’operatore mi da   “ QSL UP “. Ripasso in fonia e chiamo sulla frequenza concordata : nulla. Chiamo diverse volte, nessuna risposta. Ripasso in grafia e ripeto la richiesta. Di nuovo “UP”. Di nuovo nessuna risposta. Il mio trasmettitore funziona regolarmente. Lo strumento di antenna mi dà la massima corrente, ma continuo a non avere nessuna risposta da Atene Radio. Allora ho un lampo di genio. Metto il microtelefono in mano all’ingegnere greco e lo faccio chiamare a lui; “Athinai radio abo Castoro etimos“. Niente nessuna risposta. Stizzito chiamo Roma Radio e finalmente l’ingegnere greco parla con il suo ufficio. Sarà stato un caso? Eppure, radio elettricamente parlando, ero ad un tiro di schioppo da Atene. Forse questa vicinanza era troppa, per cui, come ben sa chi usa la radio su onde corte, quando si è vicini è come se ci si trovasse in una zona d’ombra, si hanno problemi

Da sempre alcuni Radiotelegrafisti, di navi mercantili, si sono lamentati che: “ Roma Radio non risponde! “ Però, oltre il lamento, mai nessuno di essi, ha mai detto, se, pur non rispondendo a loro, IAR rispondeva a qualcun altro ? Lasciar credere che gli operatori di Roma non facevano ascolto non è serio, non è da professionisti. Anch’io, quando navigavo, da qualche QTH ho avuto problemi, non solo con Roma ma anche con altre blasonate stazioni, ma, non mi sono mai permesso di dire: “ Ero certo che mi sentiva! Perché non mi ha risposto ? “. Non ho mai accusato gli operatori di quelle stazioni di sentire e non rispondere. Se non mi hanno risposto un motivo ci sarà stato. 

 

Premesso che noi operatori di Roma Radio non stavamo, come qualcuno pensa, con le mani in mano, ma, a qualcuno rispondevamo, questo é dimostrato dal volume di traffico giornaliero svolto, non vorrei pensare che queste lamentele vengono fatte a “ prescindere “ da persone che non essendosi sentiti rispondere alla prima “ bussata “ hanno continuato, imperterriti, a chiamare cosi tanto e cosi a lungo da violare il Regolamento Internazionale riguardo le modalità di esecuzione delle chiamate, beccandosi una contestazione da qualche Centro Controllo.

Per cercare di capire queste lamentele, potrei anche pensare a qualche problema con la distribuzione, lungo i cavi fino ai ricevitori, dei segnali captati dalle antenne ? ma se questi problemi ci fossero stati non sarebbero andati a dirlo in giro, tantomeno a noi operatori che eravamo tenuti all’oscuro di tutto,   noi dovevamo solo “ battere ” il tasto e non impicciarci di nulla, bella fine per gli ex Uff. R.T. di bordo.

Per fare un paragone ricordo che: Il complesso della Italo Radio, poi Italcable, aveva alcune stazioni radio in prossimità del litorale romano. Anni dopo, quando ero all’ Istituto Superire P.T. mi mandarono per un collaudo in uno di questi siti, precisamente a quello sulla via Aurelia nei pressi di Palidoro. Potei rendermi conto che qui i segnali radio venivano ricevuti più forti e con meno QRN. Non a caso poco lontano, a Santa Marinella, c’è ancora oggi il posto dove Marconi faceva i suoi esperimenti.                          

Ciò detto, tutti sanno che “Le frequenze, con cui le navi chiamano le stazioni costiere, sono assegnate e ripartite dalla I.T.U. in base a precisi criteri. Essendo la porzione dello spettro radio quella che è, molte navi hanno le stesse frequenze per cui può accadere che mentre uno in QTH quale Oceania, Pacifico, Sud America chiama Roma, in prossimità della sua frequenza, se non addirittura sulla stessa frequenza, ci sia un’altra nave, in QTH più favorevole, ad esempio Nord Atlantico o addirittura Mediterraneo che chiama, nello stesso momento, anch’ essa Roma, magari con segnale più forte, potrebbe accadere che le due chiamate si interferiscono o addirittura l’una copre l’ altra? Secondo voi l’operatore in ascolto a chi risponde ? E’ fuor di dubbio che in primis risponde a quella che egli sente meglio.

   Tutti quelli che usano la radio, conoscono cosa è la propagazione e sanno, anche, che le ore propizie per i collegamenti a grande distanza, non durano tutto l’arco delle 24 ore ma solo una breve frazione di tempo. Finito il periodo propizio chi non c’è la fatta non ha altra scelta che provare su altra frequenza o attendere un nuovo momento favorevole.

Forse se Roma Radio avesse avuto, come altre stazioni estere, più trasmettitori, più ricevitori e più operatori in ascolto chi era in mare avrebbe tribolato di meno e Roma Radio avrebbe fatto più traffico e più bella figura.

Sempre riguardo lo “spettro” delle frequenze, all’ Italia, dopo la II Guerra Mondiale, vennero assegnate frequenze nella parte peggiore dello spettro e per giunta in "condominio" con altre stazioni europee. D’altronde a Ginevra a “contrattare” le frequenze anziché un esperto fù mandato un ragioniere.

Qualcuno, dei naviganti, si ricorda le interferenze con Leningrado Radio e con Berna o con Rogoland ? Qualche volta in fonia, riuscivamo a mettere in onda una frequenza in più. Arrivava subito la protesta di quelle stazioni. Il Perito Capo veniva in sala e ci ordinava di spegnere.

Chi stava in mare di sicuro ignorava questi fatti e, giustamente, si lamentava che il servizio non era ottimale, ed aveva ragione.

Tornando al “traffico”, e alla Grafia, dopo le liste si scatenavano le chiamate. Potevamo rispondere alla nave che sentivamo più forte e passare subito sulla frequenza di lavoro con lei, lasciando le altre ad aspettare sulla frequenza di chiamata. Normalmente preferivamo prendere più di una nave dando un turno d’attesa. Una volta completata la lista d’attesa, QRY, una dopo l’ altra le lavoravamo tutte. Poteva capitare che controllando il testo del telegramma da trasmettere questo necessitasse un controllo. Dicevamo all’operatore della Nave di attendere “ AS ” se l’attesa si prolungava oltre il ragionevole mettevamo in onda il “ QRL ” affinché chi ascolta sapesse che l’operatore era occupato e restasse sintonizzato sulla frequenza. Parimenti, se dovevamo ricevere noi un messaggio, terminata la ricezione si diceva di attendere, si rileggeva il testo si contavano le parole, se del caso si chiedeva il “ QRC ? “ e poi si dava il “ QSL ”. Poi sotto con la prossima nave fino all’azzeramento della lista. Se qualche operatore lo chiedeva facevamo una serie di “ V “ oppure rimettevamo la circolare per dargli modo di affinare la sintonia. Questa era la procedura seguita per il disbrigo del traffico.

Certo le attese mal si sopportano, sia a terra sia in mare, e se qualcuno è impaziente accade come in tutti gli uffici dove si fa la fila: Poste, Banche, Biglietterie ecc. dove anche se l’ impiegato lavora, la gente in attesa sbuffa e si lamenta che è troppo lento.

Quanto sopra descritto erano i problemi dovuti all’organizzazione della struttura. Oltre questi, c’érano problemi dovuti all’inadeguatezza della Direzione preposta alla conduzione del Centro Radio Nazionale. Mi spiego: Fin dall’inizio della sua attività Roma Radio era diretta da un ingegnere, e da due Periti Capo, uno per il reparto trasmittente ed uno per il reparto ricevente dove, pero,   gestiva solo la parte tecnica e il laboratorio, mentre la sala radio era gestita da un Radiotelegrafista, già Dirigente della vecchia stazione di Coltano; questultimo era considerato un desposta, perché essendo un R.T. aveva nella sua stanza un ricevitore con cui monitorava, per ogni banda, il numero di chiamate ed il lavoro degli operatori radio. Quando egli andò in pensione non fù sostituito con un altro R.T. ma il suo compito venne affidato al Perito Capo che divenne di fatto il Vice Direttore, ed in seguito il reggente di tutta la stazione. Quest’uomo, di cui non discuto la preparazione tecnica, non possedeva la capacita di controllo dell’operato degli operatori radio per cui si dovette affidare a persone di sua fiducia. Purtroppo queste persone non provenivano, come altri, dalla Marina ed erano, quindi, digiune dei problemi di chi stava in mare, inoltre, appartenevano alla gerarchia sindacale, lottizzatrice a tutti i livelli dell’ Amministrazone P.T. quest’ultimi, pur di far aumentare il numero degli aderenti al loro sindacato, divisero gli operatori in figli e figliastri.

Un clamoroso esempio di questa inadeguata gestione, delle risorse umane, sia a livello di Circostel sia a livello ministeriale, si verificò quando, per effetto dei concorsi interni, dovuti al nuovo inquadramento del personale, alcuni provetti operatori, vincitori di pubblico concorso, vennero mandati via da Roma Radio per il solo fatto di non aver raggiunto l’ anzianità di servizio richiesta dalla nuova regolamentazione. Un’ ulteriore diminuzione del personale RT/RTF si ebbe quando, subentrata l’ IRITEL vennero, finalmente, applicate le norme sull’igiene e la sicurezza del lavoro, in base alle quali, le commissioni mediche della ASL dichiararono non più idonei al servizio, per ipoacusia, altri operatori. A questi oltre il danno tocco anche la beffa perché non gli fù riconosciuta la malattia professionale e non essendo più impiegati civili dello stato non poterono chiedere la causa di servizio. 

 

Né l’ Amministrazione, né tantomeno gli operatori, hanno mai avuto la pretesa di paragonare Roma Radio ai grandi centri radio stranieri. Roma Radio era di per se un grande Centro Radio con una grande mole di traffico ma con risorse limitate, gestito dalla Direzione Centrale Servizi Radioelettrici del Ministero delle Poste e delle Telecomunicazioni, per la parte tecnica – impiantistica e attraverso la Direzione Provinciale delle Poste e dei Telegrafi, per la gestione del personale e degli approvvigionamenti, poi passata ai Circostel. Sia al Ministero sia alla Direzione Provinciale stavano più a cuore il servizio postale che quello radiomobile marittimo, tanto che nel 1993 se ne sono sbarazzati.

Che io sappia, fino a quando le Stazioni Radio Costiere sono state dipendenti dalla Amministrazione P.T. nessuno ha mai curato la pubblicazione e la divulgazione di un opuscolo, da consegnare ai radiotelegrafisti delle navi che facevano scalo nei porti italiani, contenente informazioni riguardo le modalità e gli orari di servizio, le frequenze e le tasse, come, invece,   veniva fatto dall’ Amministrazione olandese per Schevenigen.

Quantunque, fino al 1941, presso il Centro radioradioelettrico sperimentale “ G. Marconi “ venivano fatte osservazioni settimanali sulle macchie solari, nessuno ha curato lo studio degli Ursigrammi, ossia le previsioni delle frequenze ritenute più idonee per contattare le stazioni radio costiere italiane dalle diverse posizioni geografiche, cosa che invece facevano altre Amministrazioni estere. Una volta che ne parlai mi risposero: “ A che ti serve ? Se c’è propagazione i segnali si sentono ! “

               Volutamente non parlo dei miei colleghi Operatori. Dico solo che a IAR c’erano persone instancabili che lavoravano per tutto il turno, senza staccare il fondo schiena dalla sedia, salvo che per andare al bagno. Lavoravano con coscienza e pazienza, spaccandosi le orecchie per ricevere anche i segnali più deboli o le manipolazioni “strambe” di certi operatori. Alcuni sono morti, e a loro và il mio pensiero. Altri, me compreso, sono sulla via della vecchiaia. Tutti orgogliosi del “nostro” vecchio “mestiere” e di come lo abbiamo svolto. Come in tutte le famiglie c’erano anche delle pecore nere, ma si contavano sulle dita di una sola mano.

Oggi che le comunicazioni satellitari nel Servizio Mobile Marittimo hanno mandato in pensione l’uso della radiotelegrafia, chi si trova in alto mare ha la possibilità di alzare il microtelefono e collegarsi subito, instantaneamente, come tutti i comuni mortali che vivono a terra. Pensate quale enorme passo avanti si è fatto! Pensate alla rassicurante sicurezza, nei casi di emergenza o con feriti o malati a bordo, poter collegarsi rapidamente e senza problemi. Una volta si diceva: “ Partire è un pò morire”. Oggi, per fortuna,non è più cosi, anche se l’ imprevedibile può sempre accadere.

Non dobbiamo. Però, dimenticare il contributo dato dalla Radiotelegrafia, dall’alfabeto Morse e dai Radiotelegrafisti allo sviluppo delle comunicazioni a grande distanza e, in mare, alla salvaguardia della vita umana. E’ stata una grande affascinante irripetibile “ epopea ” e sono orgoglioso di avervi partecipato.

 

 

 

 

 

 

L'amico Eliseo IK6BAK, a seguito di mie reiterate richieste mi ha finalmente inviato alcune note circa il suo percorso nel campo della Radio raccontandomi quanto segue:


Classe 1959, agli inizi degli anni '70 iniziai a giocare con un paio di Walkie-Talkie CB, 2 canali quarzati e pochi mW in antenna.

Regalo di uno zio che allora lavorava in Libia ed  aveva riportato quelle radioline prima che il Colonnello (Gheddafi) provvedesse ad espellere dalla Libia tutti gli italiani.


Per ragioni imponderabili quanto arcane iniziai da subito ad essere attratto da questa 'cosa'.

Quindi anni di CB che, in quell'epoca, era ancora in grado di mettere assieme le persone, cene, raduni e quant'altro, un momento unico e irripetibile.


Il passo successivo, del tutto naturale, fu quello di studiare e prendere la licenza di radioamatore e, neanche a farlo apposta, il CW diventa subito sfida e attrazione fatale.


Nel giugno del 1982 il primo qso, in cw ovviamente, e

così è stato fino ad oggi, con parentesi sui satelliti, fonia, modi digitali e nel 1983 mi dedicai alla RTTY con il Commodore VIC20 e modem autocostruito.

Però alla fine sono sempre tornato al caro vecchio Morse.

La passione si è quasi radicalizzata ed al momento faccio solo Telegrafia con veloci puntate su altri modi giusto per restare al passo con la tecnologia.


A chi leggerà questo scritto auguro tanti anni di sereno hobby in compagnia del cw e dei tanti amici che lo praticano.

Chi ha tasti telegrafici da alienare o scambiare mi faccia cortesemente sapere, sono in continua ricerca di vecchie glorie per la mia collezione.

 

            Eliseo IK6BAK

 

 

 

 

L’amico Biagio IK0PRH, ex radio officer, da tempo mi aveva informato che questa estate, subito dopo il meeting INORC 2012, avrebbe intrapreso un lungo viaggio in alcune zone della Russia e da lì effettuare collegamenti radio in Telegrafia.

In data odierna, 6 Settembre 2012, rientrato in Italia, mi ha inviato una mail, oltre ad IZ4PHG e IZ0DDD, relazionando sulla sua lunga vacanza.

Il racconto è splendido ed interessante.

 

 

 

 

 

To IZ4PHG

To IZ0DDD

To I0YQX

 

Carissimi Amici.

 

 

        Eccovi un'anteprima della mia avventura estiva in Far East Siberia o Dalnie Vostok come dicono i russi. Due mesi intensi, che se mi hanno permesso di sfuggire al gran caldo italiano mi hanno però fatto desiderare il sole, specialmente a ferragosto passato in un nebbione e con temperatura di 13°C.

        Il 28 giugno arriviamo a Petropavloski Kamchatka e li troviamo un caldo inusuale, 36°C, siamo andati alle terme di Paratunka ma lì l’acqua era 38°C. Insomma sfuggiti dal caldo italiano per beccarci quello di Petro e Pavel, impossibile fare il bagno a mare la cui temp. era di 8°C, ci stavi fino alle ginocchia e dopo 5 minuti dovevi uscire. Abbiamo fatto belle escursioni in elicottero nella zona dei vulcani e alla valle dei geyser, uno spettacolo della natura. Abbiamo navigato nella baia di Avacha fino all’isola Starichkov, conosciuta come l’isola degli uccelli per il gran numero di uccelli che vi nidificano compresi i pinguini nani ed una rara specie di aquila marina.

        Lasciati i 36°C di Pietro e Paolo arriviamo il 5 luglio a Magadan qui la temperatura è 13°C e pioviggina. Il giorno dopo ripartiamo e andiamo dove è cresciuta mia moglie, 360 Km a nord-ovest nella regione del fiume Tenka. Qui c’è sole e la temp. è di 33°C. Qui abbiamo gli amici e con loro si và a pesca nei fiumi (ce ne sono tanti) si pescano i Karius e si fa l’ ukà – la zuppa di pesce – il resto a casa si fa arrosto. Il 20 giugno si torna a Magadan da dove il 27 andiamo sull’isola Nedorazumenia AS-59 per il contest. Stiamo sull’isola 5 giorni, Igor UA0IDZ è un “ Contestatore “ di professione e con berretto dell’ INORC in testa si sfila le 24 ore del contest una dopo l’altra, poi lascia il posto a me e faccio QSO con I2ZBX. Il tempo è bello, ci si abbuffa di polpa di granchio, appena pescato, gentilmente offerta da un pescatore locale.

        Il 6 ripartiamo per Seymchan, 500 Km a nord-est, con la jeep impieghiamo dieci ore sulla strada in terra battuta chiamata “ Trassa “, quella che arriva fino a Jakut. A sera stanchi, impolverati e affamati arriviamo a casa del Dott.Nick Sharij, radioamatore con call UA0IBX. Nick da buon padrone di casa ci accoglie sul cancello e ci dice che la “ Bania “ è pronta. Dopo un salutare bagno di vapore è la volta della padrona di casa, Margherita, che ci fa accomodare a tavola e ci rifocilla. Più tardi mentre Margherita e mia moglie chiacchierano, noi UA0IBX – UA0IDZ ed io RA/IK0PRH siamo in SRT. Mentre UA0IDZ setta un nuovo LOG. Nick mi fa vedere la sua antenna, una Cubica autocostruita ed una verticale, anche questa fatta da lui come pure l’ amplificatore da 1KW, come il rotore d’antenna rimediato da vecchi ingranaggi. Quì non cè nè Mascar ne Hobby radio ne altri, o ti sai arrangiare oppure stai zitto. Arrivati a Seymchan la temperatura è di 28°C ma la mattina dopo un nebbione e vento freddo la temperatura alle sette del mattino è di 3°C. Non deve meravigliare: d’inverno a Seymchan fanno -50°C e a volte anche meno. Insieme a Omyacon e Susuman costituisce il polo del freddo, la parte più fredda della regione, non per niente si trova ai confini con la Ciukotka e Jakutia. Stiamo a casa di Nick quattro giorni dove facciamo numerosi QSO perché il QTH MG -05 è molto raro. C’è solo Nick, che a causa della sua professione di medico chirurgo, non ha molto tempo, specialmente l’estate, da passare in radio. Nick lavora in SSB, così in CW doppio il suo RDA è rarissimo. Infatti scoperto l’RDA siamo stati subissati di chiamate. Io ho fatto QSO con IZ5FSQ e IT9IYZ, ho sentito anche IK7MIY che però mi è sparito ed ho sentito molto forte IZ4RTE che, il Log acceso su QRZ.COM, mi faceva sapere essere socio INORC ed era in QSO con gli USA, una certa Patricia. Quando ha finito il QSO l’ho chiamato: Antenna direttiva puntata su 330° 1KW in antenna. Ha sentito RA……… ed io ho ripetuto la chiamata ma quando ho finito l’ho sentito fare “ CQ Only USA “Chi imbarchiamo nell’ INORC ?” ho pensato. Quando é finita la nebbia ci si imbarca su un piccolo battello a motore diesel, l’ Omega che spinge una chiatta sul fiume Kolyma. Per 400 Km risaliamo il Kolyma fino a Zircala, in Jacutia. Qui sbarchiamo e andiamo ad una miniera d’oro distante 30 Km. Qui Igor UA0IDZ ha curato l’installazione di un sistema via radio in O.C. che gli permette di collegarsi con la stazione di controllo a Khasyn vicino a Magadan più un complesso ponte VHF che collega i vari reparti e i mezzi mobili della miniera. Il giorno dopo il nostro arrivo, alle 08.30, ci portano a pesca in un fiume molto pescoso ma in località impervia non raggiungibile con le Jeep per cui si và con l’ elicottero della miniera. I due piloti e il motorista sono pescatori sfegatati. Ci accompagna e ci fa da guida Sergey cacciatore e pescatore di professione. Stiamo al fiume fino alle 16.00. Il pescato è tanto, tutti Karius grossi che Sergey in parte pulisce e infila su rami di salice e li mette vicino al fuoco ad arrostire. Poco dopo le 15.00 inizia a piovere ed un pilota guardando gli strumenti di bordo dice che è meglio andarsene, finiamo il pasto alla svelta e risaliamo sull’ elicottero. Si torna alla miniera ma le previsioni meteo non sono buone e per non restare bloccati, non si sa quanti giorni, alla miniera, il pilota decide di decollare alla volta di Seymchan. Alle 19.00 l’elicottero decolla, a bordo siamo 25 persone. Dopo 2 ore si arriva a Seymchan e dopo un’altra ora siamo a casa del dott. Sharij che insieme a sua moglie ci accoglie con tanta ospitalità. Stiamo un paio di giorni poi si torna a Magadan.

        Il 18 agosto si và a khasyn. In una palazzina letteralmente nascosta in un bosco di pini e larici c’è una vecchia stazione radio dell’esercito. Qui ci accoglie il direttore Nikolay già RT di bordo e poi operatore a Vladivostok Radio/UIK in OM e UFL in OC. Nikolay possiede un vecchio Bug della Speedx di San Francisco ma si innamora del mio Vibroplex. Entrato in uno stanzone al primo piano vedo tre grossi vecchi trasmettitori valvolari alimentati a motore. Igor mi dice: “Fino a pochi anni fa ti saresti beccato 25 anni solo per averli visti“. Gli rispondo: “Se a me davano 25 anni a te che mi ci hai portato ti fucilavano! I trasmettitori sono perfettamente funzionanti ed insieme ad altri tre siti analoghi svolge servizi di TLC in conto terzi. Qui installiamo, per il contest RDA, i Ricetrasmettitori di UA0IDZ e di UA0IT, un TS480 SAT ed un ICOM 7600 PRO III. L’antenna è la solita RR33 e l’amplificatore da 1Kw. Stiamo a Khasyn tre gioni. Nikolay mi fa vedere anche la sala RX dove quattro mastodontici ricevitori valvolari del peso di 210 Kg ciascuno sono accesi su varie frequenze, una donnina fa l’ascolto. A turno per H24 sono 15 perone che ci lavorano. Ritornerò a Khasyn ancora il 24 agosto mettendo a Log nominativi dall’Italia difficilmente raggiungibili come per esempio il West Samoa su 80 metri e la Korea del sud.

        Siamo alla fine di agosto l’autunno avanza, il tempo dal 10 agosto e brutto, basse temperature 13°C – 14°C ma anche 8°C, piove spesso a causa di una ampia depressione ciclonica che và dalla Jakutia a tutto il mare di Othosk. Ma in generale piove su tutto il nord della Russia dal Pacifico fino a S.Petersburg. Il mio visto scade il 27 settembre ma costringo mia moglie a rientrare in Italia a fine agosto. Arrivati a Roma la temperatura è 31°C. Immaginatevi come ci siamo sentiti.

        Bene Amici. Questa in “sintesi “ la mia estate in Dalnie Vostok. Se qualcuno fosse tentato di seguire le mie orme, magari con un bel DX invernale, fatevi sotto, la strada è stata aperta. Io dopo tanta fatica ora mi godo almeno un mese di meritato riposo.

 

 

    

BIAGIO IK0PRH
BIAGIO IK0PRH
BIAGIO  IK0PRH
BIAGIO IK0PRH
BIAGIO  IK0PRH
BIAGIO IK0PRH
BIAGIO  IK0PRH
BIAGIO IK0PRH