APPARATO PER ESERCITAZIONE NEI CORSI DI TELEGRAFIA DELLA MARINA MILITARE
APPARATO PER ESERCITAZIONE NEI CORSI DI TELEGRAFIA DELLA MARINA MILITARE

Da sempre i sacri testi hanno

 

stigmatizzato il rapporto 3:1  nella

 

metrica del Morse. Tralascio per il

 

momento rapporti diversi  di certi paesi

 

es: 4-1 ed altri.  Questo rapporto vale

 

per qualsiasi  tipo di tasto, lo si può

 

anche variare andando però fuori dai

 

canoni classici.  Non è raro ascoltare

 

manipolazioni con rapporto diverso dal

 

3:1 ad opera di pseudo velocisti che

 

stravolgono letteralmente il codice

 

trasmesso allungando o accorciando

 

linee e punti, poi accorciano gli spazi tra i

 

caratteri e tra le parole con l’unico

 

risultato di una trasmissione


indecifrabile e grottesca. In linea di

                            

massima  la pesatura (weighting ovvero

 

pesatura) cioè il rapporto 3:1 deve

 

essere sempre rispettato, salvo piccoli

 

aggiustamenti quando si pratica

 

la TAV al solo scopo di velocizzare

 

ulteriormente. Ma questo è un altro

 

argomento che non riguarda il tasto  

 

verticale.  Spesso siamo portati a


magnificare alcune manipolazioni


particolari sia come cadenza che come


metrica fino ad arrivare a dire,


enfatizzando,  che è facile riconoscere

 

l’operatore ascoltando la sua

 

manipolazione . Gli Inglesi chiamano

 

“FISTS” queste piccole irregolarità

 

personali.


Se da un punto di vista acustico può


piacere un determinato suono fino a

 

rendere riconoscibile l’operatore è però

 

da dire che queste manipolazioni

 

essendo molto personali non rientrano

 

nei canoni  classici. Un riscontro lo


possiamo avere monitorando queste

 

manipolazioni con uno dei software in

 

circolazione ricevendo solo caratteri alla

 

rinfusa.


Non ha senso allungare le linee con il


verticale o con il semiautomatico rispetto


ai punti, ne escono fuori dei suoni brutti


a sentirsi e a volte incomprensibili. 


Tuttavia bisogna riconoscere che il

 

segnale perfetto doveva essere la

 

caratteristica dei telegrafisti di una volta

 

in quanto i messaggi dovevano essere

 

inequivocabili ma ora che quel

 

“mestiere” non esiste più spesso si

 

indulge in trasmissioni che si discostano

 

dalla normale metrica e cadenza e quindi

 

si enfatizzano frasi, si evidenziano parole


ritmando il discorso e ciò lo rende più

 

vivo ed espressivo.


Ma come in tutte le cose “ in medium stat

 

virtus”. In buona sostanza debbono

 

essere variazioni di timing e di ritmo che

 

dovremmo ascoltare da chi usa tasti

 

manuali ma molto spesso


si incontrano manipolazioni così

 

personali da diventare incomprensibili e

 

che provocano molte difficoltà a chi

 

riceve.

 

 LA MANIPOLAZIONE DEL TASTO VERTICALE

 

Forse molti non sanno che la telegrafia è

 

nata prima della radiotelegrafia e le

 

comunicazioni in Morse avvenivano

 

senza l’emanazione di alcun suono. Su

 

una striscia di carta minuscola detta

 

zona, tramite una macchinetta,

 

apparivano i caratteri ricevuti  in punti e

 

linee. Era chiaramente udibile il rumore

 

dell’ancoretta azionata da un relè che

 

batteva sugli organi di movimento che

 

azionavano il dispositivo di scrittura di

 

punti e linee sulla striscia di carta. Il

 

codice veniva poi tradotto in caratteri in

 

chiaro. Col tempo gli operatori

 

impararono  a tradurre i segnali morse

 

direttamente dal rumore del relè 

 

risparmiando tempo. Questo modo di

 

ricevere venne chiamato “ricezione

 

sounder” ed in seguito per agevolare una

 

migliore ricezione furono costruiti

 

dispositivi che amplificavano il rumore

 

della manipolazione.

Spesso si sente dire che la manipolazione

 

con il tasto verticale affatica

 

notevolmente. In parte è vero  ma solo

 

perché viene praticata una

 

manipolazione scorretta, diversamente

 

non si comprende come mai gli RT di

 

mestiere manipolavano per tutta la

 

durata del loro turno di servizio.

 

Forse è meglio fare una precisazione: è

 

diventato abituale usare l’espressione

 

“manipolare” quando si trasmette, sia

 

con tasto verticale che con automatico o

 

similare, ma questo non è molto corretto

 

perché un tasto verticale non è

 

assimilabile ad un manipolatore, tuttavia

 

di solito non si fa distinzione e viene

 

usato il termine manipolazione per tutti.

Ci sono molti modi di impugnare il tasto

 

verticale,  ma questo pur non avendo

 

molta importanza è una immagine del RT

 

che non depone a suo favore. E’ il

 

movimento del polso che determina la

 

bontà o meno della trasmissione. Ma se il

 

pomello viene impugnato male come si

 

può pensare che il movimento del polso

 

sia ottimale?

 

Osserviamo bene le seguenti immagini

 

cercando di non imitarle.

 

 

 


 

 

 

 

Oggi abbiamo i nostri artigiani che

 

producono tasti perfetti  che in qualche

 

modo aiutano molto ma una volta era

 

diverso. Comunque un buon tasto deve

 

essere pesante e stabile, e la sommità

 

del pomello deve essere compresa tra i 6  

 

ed i 7,5 cm dal piano di appoggio.

 

Ma non sempre questi parametri sono

 

stati rappresentativi, infatti il “tasto

 

inglese” era caratterizzato da leva

 

robusta e pesante con fulcro

 

leggermente arretrato rispetto al centro,

 

una robusta molla di ritorno, altezza del

 

pomello, tant’è che nell’uso era disposto

 

molto vicino al bordo del tavolo e

 

l’avambraccio  non poggiava sul tavolo.

 

Malgrado negli anni fossero state

 

prodotte molte variazioni  a questo tipo

 

di tasto nulla cambiò nella fattura

 

massiccia e altezza del pomello.

Da prove effettuate sembra che

 

impugnando il pomello con le 4 dita

 

escludendo il mignolo, indice e medio

 

sopra e pollice ed anulare ai due lati, il

 

polso si muove con maggior scioltezza. I

 

muscoli interessati sono esclusivamente  

 

quelli dell’avambraccio.

 

L’avambraccio è composto da  due ossa

 

l’ulna ed il radio. All’estremità superiore

 

dell’ulna vi è un prolungamento detto

 

OLECRANO il quale poggia sul piano

 

quando si manipola (ma in alcune

 

occasioni non vi è appoggio, ad es. luoghi

 

angusti, spazi ristretti, uso campale,

 

negli aerei ecc.).

 

Il radio si articola con le ossa del polso e

 

consente alla mano di compiere numerosi

 

movimenti, seppure non troppo ampi

 

rispetto all’avambraccio, compresa

 

l’oscillazione del polso durante la

 

trasmissione. Il movimento che si fa

 

quando si impugna il tasto si chiama

 

pronazione interna ed i muscoli

 

interessati sono il piccolo palmare (flette

 

la mano sopra l’avambraccio), il grande

 

palmare (poco interessato, piega la

 

mano sopra l’avambraccio) il pronatore

 

rotondo ed il pronatore quadrato e,  in

 

misura minore,  il brachioradiale.  

 

Grande importanza assume l’epicondilo,

 

protuberanza in corrispondenza

 

dell’estremità di un osso situato al di

 

sopra del condilo, sede d’inserzione dei

 

tendini epicondiloidei. Questi tendini

 

permettono l’estensione del polso e, se

 

molto sollecitati, vanno incontro ad una

 

sofferenza degenerativa, causando i

 

tipici dolori dell’epicondilite. Chi non ha

 

mai sentito la parola “Glass Arm”? Ne

 

soffrivano i vecchi Radiotelegrafisti. 

 

Walter Candler, autore di un metodo,

 

discutibile, per l’apprendimento del

 

Morse, diceva che a volte si trattava di

 

un falso “braccio di vetro” o “paralisi del

 

telegrafista” poiché capitava che spesso

 

vi fosse una infezione in atto che

 

provocava dolore al polso, avambraccio,

 

collo, dorso e a volte emicranie. In tal

 

caso la cura era di tipo medico e nulla

 

aveva a che vedere il glass arm.

 

Nel lontano 1890 Horace Martin fece

 

parecchie ricerche al fine di evitare agli

 

operatori dei vecchi e pesanti tasti

 

telegrafici, di farsi venire il tipico male

 

dei telegrafisti dell’epoca, chiamato

 

fantasiosamente “glass arm”. Pigiare 

 

ore ed ore su tasti verticali dal peso non

 

indifferente richiedeva maestria e forza e

 

alla lunga…

 

Ma anche ai giorni nostri appare evidente che

 

il crampo del RT ha una analogia con il

 

moderno “crampo da mouse”, entrambi

 

dovuti alla tensione di una posizione obbligata.

 

 

Horace Martin ideò il primo tasto con i

 

contatti in posizione orizzontale,

 

precursore del bug moderno, bug  a

 

causa del marchio della casa costruttrice,

 

Vibroplex,  rappresentato da un insetto

 

(bug in inglese).

 

Tra i codici telegrafici  conosciuti

 

ricordiamo il Codice Internazionale detto

 

Continental negli USA, più veloce e

 

spumeggiante di quello Internazionale

 

con un numero inferiore di linee ed un

 

Timing flessibile, adottato a suo tempo,

 

quello Internazionale, dall’Italia ed in

 

uso tra i Radioamatori di tutto il  mondo

 

ed  il Morse Code impiegato in USA e

 

Canada per le trasmissioni via cavo. 

 

Giova precisare che il   “codice Morse”

 

essendo opera del geniale Alfred Vail 

 

dovrebbe a rigore chiamarsi

 

alfabeto Vail”. Il vero “codice Morse”,

 

invece, è semplicemente il dizionario

 

numerico usato, fino al 1837 o giù di lì,

 

nei primi “telegrammi Morse”,

 

includendo poi anche numeri e segni di

 

interpunzione esso è in realtà un

 

completo sistema alfanumerico.

 

Ma di questo ne riparleremo in altra  

 

sede.

 

Il tasto verticale ideale o straight key o

 

tasto manuale è quello tradizionale delle

 

Poste completamente regolabile.  La

 

produzione di tasti verticali è talmente

 

ampia da disorientare chi si avvicina a

 

questa arte.

Trovo la suddivisione dei tasti fatta da

 

Urbano Cavina I4YTE esaustiva in quanto

 

pone la produzione in due categorie:

 

tasti a leva corta e tasti a leva lunga.

 

Quelli a leva corta o braccio corto sono

 

più facili da manipolare  ed in caso di

 

sospensione del suo esercizio

 

all’operatore riesce agevole ritornare allo

 

status quos ante, diversamente da quelli

 

a leva o braccio lungo che esigono una

 

manipolazione più precisa ed una

 

costante applicazione.

 

Allo studente RT non rimane che fare una

 

scelta del tasto che preferisce in base

 

alle due categorie esposte ed


eventualmente, se è deciso ad andare

 

avanti, evitare i tasti surplus e passare

 

direttamente ai gioielli prodotti dai nostri

 

bravissimi artigiani.

 

Personalmente prediligo il Marconi 213,

 

uno dei migliori tasti mai prodotti. Non

 

mi riferisco al Marconi  PS – 213A, tra

 

l’altro quasi introvabile, ma alla replica

 

ad opera di un grande artigiano.  Il

 

Marconi PS – 213 A venne anche

 

utilizzato da  ROMA RADIO  IAR  oltre

 

che da GENOVA RADIO ICB  ed andò

 

in pensione insieme alla Telegrafia.


Imparare ad usare un tasto verticale

 

richiede impegno e costante esercizio ed

 

è considerata un’arte. In gergo si diceva

 

“pesare l’ottone”, in lingua originale

 

“pounding the brass”.

 

La forma di un tasto, la sua disposizione

 

sul tavolo operativo ed il modo stesso di

 

azionarlo possono essere differenti da

 

paese a paese e la sua regolazione è il

 

risultato della conoscenza ed esperienza

 

del singolo operatore. I concetti qui

 

espressi sono principi generali ed alcuni

 

accorgimenti ad uso   dei non addetti ai

 

lavori.

 

 


La corretta posizione dell’operatore

 

 

Non servono molte parole per descrivere

 

la posizione da assumere per operare col

 

tasto verticale, seduti in posizione eretta

 

e frontale davanti ad un tavolo di altezza

 

tale da permettere all’operatore di

 

poggiare l’avambraccio parallelo sul

 

tavolo di lavoro con una angolazione di

 

90 gradi rispetto al braccio facendo


perno sul gomito e precisamente su


quella parte di osso chiamato “olecrano”.

 

Durante la manipolazione l’avambraccio

 

deve rimanere sempre poggiato

 

muovendo su e giù solo con il polso.

 

Questa posizione permette di operare 

 

per ore senza nessun affaticamento. Il

 

movimento di trasmissione viene fatto,

 

imprimendo alla parte terminale

 

dell’avambraccio, uno spostamento verso

 

il basso con oscillazione ampia ed

 

elastica  e mantenendo l’articolazione del

 

polso scioltissima. Mi riferisco,

 

ovviamente, ad una stazione base. I

 

movimenti del pomello, in giù per

 

chiudere il contatto ed in su per aprirlo,

 

avvengono tramite la mano che si alza

 

leggermente quando il polso si abbassa e

 

viceversa, aiutato in questo dalla molla

 

del tasto. Talvolta un aiuto può anche

 

venire dall’azione del pollice ma in

 

questo caso è evidente che l’azione del

 

polso è carente.

 

Lo studente non dovrà commetterà mai

 

l’errore di associare ai caratteri il punto e

 

la linea ma solo il suono di essi, dit per il

 

punto e daah per la linea con un rapporto

 

tra i due di 3:1 nel senso che una linea

 

ha una durata temporale di 3 punti.

 

Posto che il punto rappresenta l’unità di

 

misura di base, durante la trasmissione

 

quindi il punto equivale ad 1 unità

 

temporale, lo spazio tra punto e linea 1

 

unità temporale, la linea 3 unità

 

temporali, tra le lettere che formano una

 

parola 3 unità temporali, tra le parole 7

 

unità temporali.  

 

La regolazione del tasto


Inizialmente i contatti debbono essere

 

regolati molto larghi e la molla un po’

 

rigida. Nel tempo i contatti verranno

 

ravvicinati e la forza della molla

 

diminuita. Alte velocità richiedono una

 

distanza minore tra i contatti ed una

 

durezza maggiore della molla per un

 

ritorno più rapido della leva.

 

Il contrario per le basse velocità.

 

In linea di massima, e come punto di

 

partenza, la forza applicata per chiudere

 

i contatti è intorno ai 200 grammi ma

 

può anche arrivare a 400 in relazione a

 

diversi tipi di molla usata dal fabbricante

 

del tasto.

 

La tecnica di trasmissione  


La velocità di trasmissione non modifica i

 

rapporti Punto-Linea-Spazi che

 

costituiscono una regola internazionale

 

alla quale ubbidiscono anche i Keyer. La

 

cadenza è una caratteristica di ciascun

 

operatore  nel legare punti e linee.

 

Quando la Telegrafia era il sistema di

 

comunicazioni più usato l’operatore

 

trasmetteva e riceveva dispacci,

 

messaggi, disposizioni, ordini e

 

quant’altro alla velocità commerciale

 

di 125 caratteri e l’accuratezza e

 

precisione era ricercata, rapporto 3:1.

 

I vecchi RT avevano una timbrica di

 

trasmissione che si faceva riconoscere

 

facilmente.

 

Ricordo che il motto della comunità cw

 

ancora oggi è “Accuracy trascends

 

speed” cioè l’accuratezza della

 

trasmissione è indipendente e più

 

importante della velocità. 

 

Non è richiesto di trasmettere in modo

 

asettico come fosse un computer perché

 

in questo caso l’operatore non sarebbe

 

riconoscibile e nemmeno accattivante

 

una simile trasmissione. Indipendemente

 

che si trasmetta con tasto normale o

 

elettronico la regola non prescinde dai

 

soliti rapporti punto-linea-spazio, quello

 

che è tollerato, forse auspicato, è la

 

cadenza che rende riconoscibili le varie

 

manipolazioni. 

 

Molti dicono che il rapporto 3:1 con

 

il tasto verticale non è possibile

 

perché il margine di errore è sempre

 

presente ma l’obiettivo di ogni RT è

 

quello di avvicinarsi il più possibile.

 

In merito a certe manipolazioni

 

indecifrabili alcuni dicono che è  un

 

codice che richiede dimestichezza

 

per essere decodificato ed equivale

 

al dialetto nella lingua italiana o alla

 

calligrafia di ognuno.  

 

Esistono  infiniti  modi  o  stili  di

 

manipolazione morse come la

 

manipolazione americana, italiana,

 

coloniale, a mano morta (questa implica

 

una patologia del polso troppo sciolto), a

 

uncinetto, dei ferrovieri, tirata ecc., con

 

legamenti e senza legamenti che

 

dipendono dalla nazionalità, dal sesso,

 

dall’età, dallo stato d’animo, dalla statura

 

o stazza, dall’interlocutore, dalla

 

stanchezza, ecc.  

 

I vecchi RT riuscivano a regolare il

 

tasto con rapporto di leva lunga con

 

i contatti molto ravvicinati

 

privilegiando l’agilità di movimento

 

a causa della scioltezza del polso

 

quasi in simbiosi con il tasto. I

 

famosi BRASS POUNDER (pesatori i

 

ottone), cioè gli ex operatori

 

anglosassoni, erano molto abili in

 

questo proprio in virtù di un polso

 

agile ed una salda presa con cui

 

impugnavano il pomello del

 

verticale, ed  erano molto abili

 

nell’effettuare punti e linee legati tra

 

loro abilmente e con  meno

 

movimenti del polso (LIAISON),

 

cioè legavano, cucivano, mettevano

 

insieme, tramite il gioco di polso, i

 

caratteri. Ma credo che non tutto era

 

da imitare, tant’è che a volte la

 

deformazione professionale,

 

supportata anche da maestria,

 

trasformava quest’ultima in un

 

dialetto rispetto al Morse ufficiale,

 

un dialetto non facile da

 

decodificare, spesso costituito da

 

caratteri manipolati con saltelli fuori

 

tempo e distacco di una legatura.

 

Tutto questo, nel tempo, si è diffuso

 

in vario modo e lo ritroviamo anche

 

in alcune manipolazioni odierne, un

 

dialetto non facile da decifrare.

 

Gli americani identificano questa

 

forma espressiva come HOG-MORSE

 

(morse porco).

  

I radiotelegrafisti, in tempo di guerra,

 

sapevano  che il corrispondente poteva

 

essere riconosciuto da chi lo ascoltava. La

 

caratteristica principale delle

 

manipolazioni verticali militari era  punto

 

e linea con un solo spostamento del

 

polso verso il basso. La manipolazione a

 

braccio sollevato era  simile a quella in

 

uso in GB con il tasto tenuto a bordo

 

tavolo. I britannici sapevano benissimo

 

che in situazioni d’emergenza o nel

 

campo d’operazione bellica godere dello

 

spazio per poggiare l’avambraccio

 

comodamente era a dir poco improbabile

 

ragion per cui la loro (GB) scuola era ed è

 

di trasmettere col braccio sollevato, lo

 

fanno bene e in modo del tutto

 

spersonalizzato, vale a dire non

 

riconoscibile, come se trasmettessero in

 

stampatello. Circa la manipolazione “ad

 

uncinetto”  era insegnata nelle scuole

 

militari, ai ferrovieri ed ai  postelegrafonici. 

 

La manipolazione coloniale era ed è a

 

singhiozzo,  molto trascinata con spazi minori

 

e linee più lunghe, oscillazioni più ampie,    

 

stravolgimento del rapporto punto-linea,

 

manipolazione non corretta, punto iniziale

 

più lungo.

 

Il morse americano è più veloce e

 

pimpante di quello internazionale ed

 

ha meno linee. In passato

 

esistevano operatori che erano in

 

grado di padroneggiare sia il morse

 

americano che quello

 

internazionale.  Alcuni ricercatori 

 

asseriscono che il modo più esaustivo

 

per definire la manipolazione è quello di

 

paragonarla al linguaggio (la mano che

 

telegrafa è come se parlasse). Il Morse

 

Americano è diverso dal Morse

 

Internazionale e questo molti lo ignorano,

 

anche addetti ai lavori. Infatti  esso

 

contiene linee di tre lunghezze diverse (T

 

= 3 punti, L = 6 punti, 0 = 9 punti) e lettere

 

composte di soli punti con spaziature

 

pressoché anomale.  A volte si manipola

 

in maniera così assurda che il Morse

 

diventa  incomprensibile, con

 

un’accozzaglia di suoni assurdi e nessun

 

rapporto di proporzione. E’ evidente che

 

nessuno impugna la penna allo stesso

 

modo degli altri e nessuno ha la stessa

 

calligrafia e così è per la manipolazione, i

 

metodi sono tanti ma poi ognuno

 

personalizza il tutto, poi la manualità

 

rende il perfezionismo del tutto inutile. E

 

comunque il Morse non è una lingua

 

come molti amano definirlo, piuttosto una

 

forma dell’alfabeto, simile a quella scritta,

 

che serve a comunicare in tutte le

 

lingue usando le parole, la grammatica e

 

la sintassi di quella lingua.

 

 

Di seguito riporto alcune precisazioni del Prof. Andrea Gaeta, ricercatore di linguistica autore di moltissimi scritti sulla Telegrafia Morse:

 

La lingua Morse non è una vera e propria lingua fonetica (linguaggio verbale), direi si avvicina alla lingua dei segni (gesti) dei sordomuti o in generale ai linguaggi non verbali. Orientativamente possiamo dire che il telegrafista che manipola per lavoro, specie se con precisione e “silenziosità” svizzera o teutonica), col suo tasto scrive. Quando manipola il tasto per diporto, per “chattare” con qualche amico lontano, col suo tasto e con la sua mano parla. Nel primo caso il timing è più rispettato, nel secondo la mano obbedisce solo alla sua arbitrarietà.

Circa il rapporto di timing punto/linea più noto 1:3  esso è il più “accreditato” unicamente perché è quello che è stato più semplice realizzare nei trasmettitori automatici. Il timing fisiologico invece, pur certamente esistendo non ha necessariamente questa “pesatura” imposta, ma dipende invece dalla taratura delle molle fisiche del tasto e da quelle “fisiologiche” dell’operatore. Variando una o entrambe queste calibrazioni si può tranquillamente arrivare, rimanendo  ottimi telegrafisti, al rapporto 1:2 e forse, all’opposto, anche quasi al rapporto 1:4, sempre, beninteso, mantenendo costante la frequenza fondamentale fisiologica di manipolazione,  con l’unico punto fermo che per ogni ciclo si generano due punti o una linea, indipendentemente dalla durata temporale o angolare (pesatura). Circa il “tono muscolare” del braccio che telegrafa,  tutti i testi si limitano a dire che il polso deve essere perfettamente flessibile  e nessuna parte della mano deve avere rigidità.

Il resto è affidato all’empirismo, la pratica “basta e avanza”. Invece il Morse si presta moltissimo all’approccio scientifico.

 

 

 

 

Interessanti anche le brevi note del

Prof.Mario Lucidi:

 

I “morsisti” nel gergo telegrafico italiano venivano distinti in orecchisti” e zonisti”, a seconda se “ricevevano” a udito col solo ticchettio delle macchine

telegrafiche o del sounder, senza

guardare la strisciolina di carta o “zona” su cui venivano segnati i punti e le linee Morse, oppure se sapevano “ricevere” a vista, cioè dalla zona. In genere le due

specializzazioni non coesistevano e,

inoltre, la maggior parte dei morsisti

riceveva disinteressandosi della zona, che erano costretti a usare solo per documentazione. Ebbene, nella ricezione a udito i telegrafisti molto esperti non ricevono più a punti e linee, ma unicamente col suono, con la musica. La velocità di ricezione è tale che non esiste più il codice, o alfabeto, Morse.  In tal

caso la telegrafia Morse è diventata

una vera lingua e trasmettere

impugnando un tasto Morse, il classico “verticale”, è assimilabile a scrivere impugnando la”penna”. Per similitudine non possono esistere telegrafisti analfabeti, nel senso che non si può ricevere se non si sa trasmettere, e viceversa. Ne deriva che alla coordinazione mano-occhio (scrittura) e bocca-orecchio (orale) di tutti gli alfabetizzati bisogna sostituire la coordinazione mano-orecchio dei telegrafisti.

 

  

L’altezza della sedia, la postura del

 

telegrafista, l’appoggio del gomito hanno

 

enorme importanza, come tutti sappiamo,

 

però gli inglesi operavano in piedi e con il

 

braccio fuori dal tavolo.

 

La prima cosa che l’allievo RT dovrà fare

 

è quella di memorizzare il suono dei

 

caratteri ad una velocità non troppo

 

bassa (15-20 WPM) ed una volta

 

memorizzati i suoni di tutte le lettere ed i

 

numeri cominciare a trasmetterli col

 

tasto scollegato dall’apparato

 

mantenendo inizialmente i contatti molto

 

larghi e regolando la resistenza della

 

molla un po’ rigida. Aiutandosi con un

 

programma per computer l'allievo dovrà

 

ascoltare i caratteri e simultaneamente 

 

trasmetterli. In questo modo migliorerà

 

la cadenza di trasmissione.

 

Man mano che progredisce i contatti

 

andranno ravvicinati e la forza della

 

molla diminuita. Il secondo step è quello

 

di  collegare il tasto ad un oscillofono e

 

provare a trasmettere.

 

La forza della molla dovrà essere

 

regolata applicando sul pomello un peso

 

intorno ai 200 grammi ma, come sempre,

 

è una regolazione di base da cui partire

 

salvo trovarne un’altra più congeniale.

 

Utilissimo sarà l’uso di un computer

 

dotato di apposito software per

 

memorizzare il suono dei caratteri e

 

monitorare la propria trasmissione.

 

L’allievo che sta imparando dovrebbe

 

evitare di aver fretta e uscire in aria. 

 

In tal caso rispondere,ventualmente,

 

a chiamate fatte da operatori di pari

 

livello tecnico.

 

Ma più di mille parole è meglio la pratica,

 

basta guardare la trasmissione  di Lino

 

IZ0DDD, noto RT di Mestiere, col suo

 

verticale Marconi 213 costruito per lui da

 

Alberto Frattini I1QOD.