SIMIL SCHURR - REALIZZAZIONE DI IK1OJM

Dapprima fu il Verticale, poi il tasto Semiautomatico non tardò molto ad essere sostituito dal tasto Automatico, ma nessun tasto è mai stato messo da parte definitivamente.

 

In linea generale vengono usati tutti i tasti conosciuti. Addirittura anche il Sounder, sconosciuto ai più.  

Nessun tasto è mai stato relegato e quelli meno noti stanno conoscendo una nuova vita.

 

Come tutti sanno, o dovrebbero sapere, oltre una certa soglia, che possiamo indicare intorno ai 30wpm (più raramente 40), la velocità del tasto Semiautomatico (bug) difficilmente acquisisce alcun incremento, per questo è stato predisposto il keyer elettronico con il quale è possibile trasmettere il Codice Morse in modo perfetto.

 

Inizialmente questo dispositivo venne implementato con la manipolazione Ultimatic e in seguito con quella Iambic usata attualmente. Entrambi i sistemi sono sfruttabili solo con i tasti a doppia leva ma ai keyers elettronici possono essere collegati anche i tasti a singola leva. Si veda, ad esempio, il Sideswiper costruito dal noto artigiano IK1OJM che, tramite un attuatore, separa il collegamento elettrico dei due contatti bidirezionali fissi e quindi funzionanti anche con il keyer. Ma anche i vari single lever della Kent, di Begali ecc.

 

L’Automatico è un tasto a doppia leva, fornito di due interruttori separati, chiamati attuatori, sia per i punti che per le linee, che per funzionare ha bisogno di una parte elettronica, il keyer, diversamente dal Semiautomatico o bug che è autonomo.

Manipolare un tasto Paddle non è difficile. A differenza del bug, l’operatore deve solo avvalersi dell’elettronica per poterlo far funzionare correttamente e qui non c’è possibilità di sbagliare la metrica.

Il keyer già settato con i parametri corretti non sbaglia neanche a volerlo.

 

I rimanenti tasti sono un mondo a parte.

 

Solitamente accade che, ottenuta la sospirata licenza, si accantona il Verticale e si passa direttamente al tasto Automatico. Questa transizione è giustificata dal fatto che il tasto Automatico, cioè assistito dall’elettronica del keyer, pur richiedendo, e richiede, un adeguato training per operare correttamente, non presenta eccessive difficoltà.

 

Il “nostro” RT tenga presente che la transizione da un tipo di tasto ad un altro richiede ogni volta un congruo periodo di apprendimento,  ogni volta un totale cambiamento della manipolazione. Purtroppo molti, da subito, scelgono definitivamente un tipo di tasto prima di aver completato il normale ciclo di avvicendamento e apprendimento di tutti i tipi di tasti. Infatti, a monte di tutto questo, deve esserci, prima di ogni cosa, una solida preparazione nell’uso del tasto Verticale ed aver assimilato alla perfezione la metrica del cw. Insomma avere bene nella mente il suono che si vuole ottenere. 

La differenza di manipolazione tra i vari tasti si evidenzia, anche visivamente, dal modo con cui si esercita la pressione delle dita sulle palette: nel sideswiper con un movimento rotatorio del polso, nel bug con una semirotazione del polso, nel tasto Paddle double lever con un numero ancora minore di movimenti rispetto al single lever, in quanto sfrutta anche la modalità Squeeze,  con un minor numero in assoluto di movimenti e di  conseguente produzione di rumore meccanico. Il modo di effettuare la pressione sulle palette è comunque una caratteristica individuale fermo restando che per ogni tipologia di tasto c’è anche una relativa tecnica di base. Comunque è sempre il keyer elettronico che stabilisce la qualità della manipolazione lasciando  all'operatore la scelta del tasto a lui  congeniale.

Effettivamente la manipolazione Iambic ha consentito a tutti di trasmettere più velocemente con  minor impegno. Senza partire da lontano, per una disamina del percorso effettuato dall’elettronica applicata al Keyer, attualmente chi fa uso del tasto Paddle bypassa direttamente le difficoltà della manipolazione del Verticale, del Sideswiper e del Bug, spesso non ha ben assimilato la metrica del cw, del famoso rapporto punto linea si disinteressa completamente e, al massimo, imprime una cadenza personale alla sua manipolazione.  Malgrado ciò la trasmissione che ne deriva sarà quasi sempre perfetta e asettica. Quindi sembrerebbe un sistema molto facile con cui operare.

 

In effetti non è proprio così. Del sistema Iambic si è parlato con dovizia di particolari in altra sede  a cui si rimanda per evitare una inutile ripetizione, qui ci limitiamo ad alcuni accenni.

Il Keyer è chiamato Iambic a causa del suo sistema costruttivo: premendo contemporaneamente le due palette si producono in sequenza il punto e la linea, o viceversa, rispetto a come si è iniziata la manovra di schiacciamento delle palette o, più precisamente, lo Squeeze.

 

Il sistema Iambic prevede il modo A ed il modo B e la differenza fra i due modi riguarda il comportamento che il keyer assume quando le palette vengono rilasciate durante lo Squeeze.

 

Nella modalità Iambic, premendo (squeezeing) entrambe le palette di un tasto Paddle, il keyer elettronico fornisce una sequenza alternata di punti e linee, o viceversa, premendo  rispettivamente prima la paletta dei punti o quella delle linee, una tecnica che risulta molto comoda nella trasmissione di caratteri formati da punti e linee alternati come per esempio la lettera "C," "K", il punto ecc.

 

Ovviamente questa caratteristica non è sfruttabile col tasto a singola leva, anche se con un accorto uso ed un po’ di destrezza è possibile ottenere quasi uno Squeeze, ma di questo parleremo trattando  la   manipolazione del tasto HST.

Perché usare il Iambic? Perché diminuisce  di molto il numero dei movimenti delle dita aumentando la velocità di trasmissione. E’ molto comodo quando si deve trasmettere una serie di caratteri (punti e linee) alternati ecc.. Ma di questo ne abbiamo già parlato in altra sede alla quale rimando per un approfondimento.


Ora, se operando con un tasto Paddle premiamo insieme le due leve, iniziando con la leva dei punti, si produce la sequenza di un punto e una linea fino a quando si mantiene premuto il contatto e, naturalmente, una linea ed un punto se la sequenza si inizia con la leva delle linee. In più i keyer elettronici mantengono in memoria un punto o una linea sfruttabile per una trasmissione ancora più veloce e usufruendo anche della spaziatura automatica tra i caratteri.

 

Ma la cosa non è che sia priva di insidie, e mi riferisco semplicemente all’eventualità che, pervaso  dall’entusiasmo, l’operatore si lasci prendere la mano dalla facilità con la quale raggiunge velocità sostenute, per la sua attuale preparazione, arrivando al punto di non essere in grado di ricevere neanche approssimativamente quello che il suo corrispondente gli trasmette alla sua stessa velocità.

 

Insomma una manipolazione ottenuta con molta facilità ma totalmente inutile, anzi deleteria.


A margine di quanto sopra è da dire che la manipolazione Iambic ha permesso a molti operatori un miglioramento della velocità di trasmissione del Codice Morse favorita anche dalla costruzione, sempre più sofisticata, di tasti equipaggiati con sistemi di ritenzione o contrapposizione all’avanguardia, rapporti di leva studiati al computer, la riduzione delle inerzie delle masse in movimento, alleggerimento tramite l’impiego di legno pregiato o carbonio per le palette ed un ulteriore conseguente miglioramento favorito da una raffinata percezione tattile durante la manipolazione.

Tramite lo Iambic e lo Squeeze, quindi, è possibile raggiungere alte velocità, ma andando oltre è impensabile servirsi di questo sistema per ovvi motivi.

 

E poi, per le altissime velocità, attualmente vengono impiegati tasti monoleva, con esclusione del sistema Iambic e con un migliore e più veloce sincronismo ritmico delle dita.

 

Esistono anche tasti monopaddle, o single lever, o monopala o con altra analoga denominazione, che pur avendo una sola leva si comportano quasi come un tasto Paddle in quanto equipaggiati con due contatti separati.  

 

La manipolazione con il single  paddle (leva singola) viene detta anche  slap keying, manipolazione “a sbattere”, perché, avendo una sola leva,  non è ovviamente possibile premere contemporaneamente da tutte e due le parti.

 

 

Ma questo, come vedremo in seguito, sarà argomento della manipolazione ad alta velocità con il Tasto HST.

 

 

 


     Regolazione del keyer  

    

Per quanto riguarda i Keyers elettronici, malgrado quelli interni degli apparati siano attualmente molto affidabili, pochi  li utilizzano in quanto i vari Superkeyer, Picokeyer ecc. in commercio, prodotti anche in scatola di montaggio a pochi euro, sono molto più funzionali.
 

Tralasciamo per il momento la doverosa lettura del libretto di istruzioni del keyer in nostro possesso ed effettuiamo i necessari settaggi.


In condizioni normali il keyer va settato con parametri altrettanto normali, i punti sul pollice, le linee sull’indice, rapporto punto linea 3:1.

 

Naturalmente è possibile invertire il punto e la linea sulle palette come anche un diverso settaggio del rapporto punto/linea e quant’altro, oltre a memorizzare messaggi vari e numerazione progressiva utile nei contests.

 

Da circa un anno uso un keyer non molto conosciuto, un prodotto  di nicchia ideato da un RT Radioamatore e Sperimentatore. Con questa macchina è possibile effettuare qualsiasi settaggio, tanto che è letteralmente sprecato per l’uso normale che ne può fare l’operatore RT.

 

Tra i tanti, i più significativi settaggi allungano o accorciano sia la linea che il punto, allungano o accorciano lo spazio tra linea e punto, è possibile variare a piacere il rapporto punto/linea, in emulazione simula il Verticale, il Sideswiper, il Bug ed altro ancora.

Il tutto è monitorato su un display.

 

E’ una macchina con la quale si può operare dal QRS al QRQ ma è decisamente votata alla Telegrafia Alta Velocità (TAV) potendo raggiungere i 150 wpm!

 

Il risvolto della medaglia è la difficoltà iniziale per imparare ad usarla.

 

 


Regolazione del tasto

 

E’ molto facile settare un tasto Paddle. La cosa più complicata è sceglierlo.

 

Partendo dal presupposto che ognuno è libero di usare il tasto che crede più opportuno o più congeniale, la cosa migliore, ma è solo il mio personalissimo pensiero,  è di lasciar perdere i vari tasti dozzinali, autocostruiti o di dubbia provenienza, orientandosi verso la produzione artigianale nostrana bypassando completamente tutto il resto.

 

Ancora più difficile è scegliere tra Begali I2RTF, Frattini I1QOD e Canzoneri IK1OJM, artigiani geniali ed immensi, sicuramente una scelta comunque vincente.

 

Nella scelta del tasto dovremo tener conto anche delle dimensioni della nostra mano e delle dita, a volte surdimensionate rispetto al tasto e viceversa, oppure l’altezza delle dita che supera di molto l’altezza delle palette costringendo l’operatore a colpirne il margine superiore con tutti gli inconvenienti che ne possono derivare e, inoltre, verificare che l’aggetto delle palette rispetto alla base del tasto, sopratutto se con profilo a coda di rondine, lasci uno spazio sufficiente alla manipolazione ma sopratutto ai movimenti della mano.

Prestare attenzione al peso del tasto per non essere costretti a rincorrerlo sul tavolo ed anche alla postura, che la mano deve assumere durante la manipolazione, apportando eventualmente le necessarie correzioni aumentando l’altezza del tasto dal piano di appoggio con spessori o appositi piedini.

 

Prima di manipolare, quindi, posizionare la mano vicino al tasto nell’atto di operare facendo in modo che il pollice e l’indice e, per chi preferisce indice e medio insieme, tocchino le palette possibilmente al centro.

 

Mantenere le dita interessate alla manipolazione  molto vicino alle palette per diminuire i tempi di volo.

 

Un tasto  Paddle, equipaggiato  con molle o magneti, necessita  di un precarico, cioè un indurimento delle due leve in modo da ottenere un veloce ritorno allo stato iniziale.

 

Da notare che il precarico riguarda solo il ritorno delle palette. 

 

Sarà molto utile un dinamometro per tarare la forza delle due leve in un range da 20 a 30 gr.. Anche se non tassativa, questa misurazione costituisce un buon punto di partenza almeno per i meno esperti. Più precisamente 25-26 grammi per tutti i tasti paddle dotati di braccetti in alluminio o in leghe più nobili, 27-29 grammi per quelli realizzati con braccetti in ottone o metalli più pesanti.

 

Ricordo che l’uso del dinamometro lo si deve all’intuizione geniale di un OM RT IK6BAK Eliseo Chiarucci titolare, tra l’altro, del sito www.morsekey.net 

 

I contatti del tasto vanno regolati.

Ne ho già parlato in altra sede, qui solo un veloce accenno.

 

In merito a come predisporre i contatti, inizialmente tutte le regolazioni possono andar bene, tenendo anche in considerazione ogni personalizzazione o preferenza, proprio per questo restano regolazioni indicative, di massima.


Alcuni fabbricanti di tasti forniscono una dima, o spessimetro, come riferimento per la regolazione. Per maggiori dettagli vedere la sezione “Taratura Parametri Paddles”. 

 

Ecco acuni valori indicativi:


Bencher   20-25 gr.  distanza contatti 0,8-0,9 cent/mm.

 

Schurr     20-23 gr.   distanza contatti      0,8 cent/mm.

 

Begali Simplex   20-25 gr.  distanza contatti tramite dima

 

Magnetic Frattini   20-22 gr.   distanza contatti    0,5-0,8 cent/mm.

 

Begali Sculpture   20 gr.    distanza contatti   0,5 cent/mm.  


Ciò non toglie che si possa procedere in modo meno asettico accostando un contatto alla volta  fino a sentire la nota, quindi distanziarlo quanto basta ad interrompere il contatto e bloccare il relativo registro.


Per quanto riguarda le due palette, non è in genere possibile aumentare o diminuire la distanza tra loro, a meno di fornire al costruttore le proprie quote personalizzate. E’ possibile però orientarsi verso tasti con le palette più o meno distanti tra loro.

Un esempio di tasto con palette ravvicinate è il paddle di IK1OJM a palette amovibili, piccolo e pesante, adatto per chi ha la mano piccola, ottimo anche per attività in portatile pur non essendo un tasto progettato per questo scopo.

 

 

Per iniziare può andar bene un  Bencher BY-1 dal costo non molto contenuto e senza molte pretese. L’ho usato per molti anni, ha le palette un po’ grandi e leggermente più alte rispetto ad altri tasti e la sua manipolazione risulta molto morbida.  

 

Conservo ancora questo tipo di tasto, ricordo che lo acquistai  come entry level.

BENCHER BY-1 E BENCHER BY-2

 

Il Kent invece ha le due palette poco adatte per chi ha una mano piccola, ottimo tasto con un buon rapporto prezzo/prestazioni ma con i magneti esposti alla polvere e quant’altro.

KENT - VERSIONE MODIFICATA DA IK1OJM CON PALETTE RAVVICINATE

SUPERBA REALIZZAZIONE DUAL PADDLE DI IK1OJM

 

 

 

Il Begali Simplex  è molto  stabile, poggia su ottimi piedini in gomma, non scivola ed è meno sensibile ad un uso pesante, vigoroso.

SIMPLEX BASIC DI BEGALI I2RTF

SIMPLEX BEGALI

MAGNETIC CLASSIC DI ALBERTO FRATTINI I1QOD - NOTARE LE PALETTE MOLTO RAVVICINATE

 
 

Altra scelta da effettuare riguarda il tipo di ritenzione delle leve, a molla o magnetica.

 

Fatte salve le preferenze ed i gusti personali, credo che la bilancia penda dalla parte del magnetico in quanto le molle sono soggette ad usura e col tempo potrebbero dare problemi.

 

La molla metallica, comunque, ha una escursione più lineare rispetto al magnete che, una volta partito, modifica la forza di attrazione  durante la sua corsa, mentre la regolazione a molla ha un andamento più progressivo e micrometrico.

Ma è una ipotesi solo teorica in quanto il contatto deve percorrere una distanza millesimale e non farsi una passeggiata e queste variazioni possono essere apprezzate solo se si ha molta esperienza sul campo ed in possesso di un adeguato feeling tattile.

 

E noto, poi,  che le dita di una mano hanno ognuno forza diversa e verrebbe spontaneo chiedersi di quanto dovrebbe variare il carico su ognuna delle leve del tasto. 

 

Il movimento di pollice e indice è  diverso come tipo di azione, ma aumentando la velocità  le dita dell’operatore  percepiscono senz’altro  il gradimento di una regolazione simmetrica.

 

Regolare la forza di ritenzione con un dinamometro non è indispensabile ma senz’altro utile perchè  costituisce un punto di partenza sempre uguale.

 

Infatti, pur essendoci forza differente tra pollice ed indice, ma anche tra le altre dita, una regolazione simmetrica la trovo di mio gradimento (per il tasto paddle vado tra il 20 e 25 massimo).

 

Non ritengo che l'uso del dinamometro sia inutile o indispensabile, il tasto funziona bene comunque, però debbo aggiungere che, nel campo motoristico, ciclistico e quant'altro, inizialmente le regolazioni si effettuavano solo con l’esperienza accumulata  e tutto funzionava bene.

Con l'avvento delle chiavi dinamometriche e delle macchine utensili elettroniche molto è cambiato e quindi possiamo agevolmente trarre le logiche conclusioni.

 

In tutti i casi è sempre raccomandabile usare, come primo approccio,  dinamometro e spessimetro, o dima fornita dal costruttore del tasto, per avere una sicura base di partenza e regolazioni eventualmente sovrapponibili.