GINO MONTEFINALE E GUGLIELMO MARCONI SULL’ELETTRA

 

 

 

 

Mi viene in mente il titolo di un famoso film con Kevin Costner e Paul Newman “LE PAROLE CHE NON TI HO DETTO”.


Forse non è stato detto tutto, da parte mia, del Grande Comandante, ultimo testimone dell’Opera Marconiana: Gino Montefinale.

 

Non so quanti conoscono questo personaggio incredibile. Con il trascorrere del tempo, e le generazioni che si succedono incessantemente,  accade di non avere memoria del pregresso. Passi che le nuove leve possano non conoscere parte della Storia, il che è sempre increscioso, ma è inammissibile che puntualmente certi personaggi vengano dimenticati.

 

Chi era Gino Montefinale?

 

Gino Montefinale era Ammiraglio, Storico, Scrittore, Artista, Giornalista, dotto nella scienza delle onde elettriche, assistente di Guglielmo Marconi.

 

Ma anche Ufficiale Istruttore per radiotelegrafisti, Direttore del Servizio Radiotelegrafico della Somalia Italiana, progettista e Direttore lavori delle stazioni radiotelegrafiche Mahadei Wen e Iscia Bardoa, Direttore della Stazione Radiotelegrafica di Massaua, Direttore della Stazione radiotelegrafica di Pola, progettista e direttore dei lavori per l’istallazione di apparecchi ad onde corte presso la Stazione della Regia Marina a Pechino, nominato dalla Marina Militare Italiana Capo Servizio della Radio, progettista e Direttore dei lavori per la erigenda prima Stazione Radiotelegrafica vaticana.

 

Nacque a Porto Venere il 9 giugno 1881 da antica ed illustre famiglia. Il padre ed il nonno furono medici del borgo e sono ancora ricordati per la loro generosa umanità.


Montefinale frequentò la scuola elementare di Porto Venere, dove visse un'infanzia felice con i suoi compagni, tutti figli di pescatori.


Proseguì gli studi presso l'iItituto Da Passano alla Spezia seguendo la sezione fisico-matematica fino al diploma.

Frequentò l'Accademia Navale di Livorno distinguendosi  per le sue straordinarie capacità marinare, tecniche e scientifiche che lo portarono alla conquista della fama, soprattutto per la sua attiva collaborazione con lo scienziato G. Marconi.


Nel 1963 l'ingegner Montefinale ricevette “la Fronda d'Oro” con la seguente motivazione: “Tecnico di grande valore, collaboratore di G. Marconi nelle storiche esperienze dell'Elettra, ha dato agli studi della radiotelegrafia  efficacia di volgarizzazione, contribuendo così, specialmente per la conoscenza e l'uso del radar, alla preparazione dei giovani aspiranti alla carriera del mare e dell'aviazione”. Numerose sono state le sue collaborazioni giornalistiche su argomenti scientifici e storici, fu consulente all'enciclopedia Hoepli nel settore telecomunicazione-radio dei Musei e della Tecnica di Milano e quello Navale della Spezia.


Oltre ai libri di carattere scientifico l'ingegner Montefinale ha lasciato ai posteri importanti testi storici, che rivelano il suo profondo amore per il borgo in cui nacque.


Numerose sono state le sue collaborazioni giornalistiche su argomenti scientifici e storici, fu consulente all'enciclopedia Hoepli nel settore telecomunicazione-radio dei Musei e della Tecnica di Milano e quello Navale della Spezia.


Il Comandante scriveva anche  sul giornale “Ricordi del Mare”.


Di seguito riporto un suo scritto interessantissimo sopratutto per chi si occupa di Telegrafia.

 

I Marconisti di Gino Montefinale

 

Come furono formati i nostri primi Marconisti – La grande prova delle guerre – il tipo classico del Marconista auricolare non sarà sopraffatto dall’automazione.

 

Chiedere un articolo ad un vecchio Ufficiale di Marina è indurlo a parlare inevitabilmente di sé, della propria opera lontana, il che, generalmente, interessa poco le nuove generazioni.


Le cose passate, o non esistono più, ed allora interessano solo lo storiografo, o si sono modificate radicalmente, ed è quasi inutile parlarne ad un uditorio che vive nelle e per le cose nuove.


Fra i tanti affacciatisi alla mia mente, ho intravisto un argomento di piena attualità, che vive ancora, all’inciirca nella stessa veste in cui lo vidi nascere ed affermarsi, permeare dei suoi portentosi sviluppi la Marina (intendo le due Marine Militare e Mercantile, che sono  poi un’unica famiglia) e, perché no?, la mia stessa giovinezza: la marconigrafia, la radio sul mare! Mi si perdoni, quindi, se ne tratto un po’ alla lontana, e per quello che mi riguarda più o meno direttamente.


Ho, fra i ricordi, più belli e più cari, della mia prima carriera di Ufficiale di vascello, la lunga permanenza fatta, quale istruttore, nelle Scuole Equipaggi.

 

Sembrerà strano, ma dopo quattro campagne oceaniche alla vela sulle navi d’istruzione dell’Accademia Navale, diciotto mesi di permanenza sulle corazzate di squadra mi avevano…stancato! Più strano ancora che una mia domanda di imbarco su navescuola Mozzi alla vela fosse subito accettata.


E così il 15 dicembre 1905 mi trovai imbarcato, quale Sottotenente di Vascello sulla nave “Flavio Gioia” un brigantino a palo di 5.000 tonn. Con macchina a vapore, in partenza, con “Miseno” e “Palinuro” (due piccoli brigantini da 1.000 tonn. Anch’essi con propulsione ausiliario) per una crociera nel Mediterraneo di sei mesi.

Si chiamavano “scuole Mozzi”, ma, oltre ai corsi da allievo marinaio, vi si svolgevano quelli per “timonieri (credo gli attuali segnalatori) ch’erano un po’ l’aristocrazia degli aspiranti-Sottufficiali.

Fra l’altro, aprivano la via alle nuove mansioni dei Radiotelegrafisti. Sulla “Flavio Gioia” rimasi due anni.

 

Ricorderò sempre la sana vita di bordo “alla vela”, i tanti paesi visitati nel Mediterraneo Occidentale ed in Levante, i cari ragazzi da noi avviati alla carriera del mare, buona parte di essi distintisi nelle guerre successive, o caduti con onore, o giunti all’apice della carriera con il grado di Capitano nel Corpo Equipaggi Marittimi.

 

Agli Allievi Timonieri insegnavo l’elettricità nelle cognizioni propedeutiche necessarie per il successivo Corso di Radiotelegrafista al Varignano, al quale dovevano essere inviati gli elementi classificati migliori.

 

Fu certo in base a questi precedenti, che, dopo altro breve periodo di servizio sulla squadra navale, mi vidi destinato quale Istruttore alla Scuola Semaforisti e Radiotelegrafisti del Varignano.

 

La Radio di Marconi mi aveva preso nella sua morsa…per non lasciarmi più! Solo da poco la Radiotelegrafia era uscita dal periodo di difficoltà e d’incertezze che aveva caratterizzato la sua infanzia. La “ricezione auricolare” con la geniale invenzione del detector magnetico, fatta dallo stesso Marconi, aveva trionfato definitivamente sulla macchina scrivente Morse, permettendo al telegrafo senza fili di classificarsi primo assoluto fra i sistemi classici di segnalazione marittima.

 

Dal lato dei benefici apportati alla navigazione ed alla sicurezza sul mare, la Radiotelegrafia è stata la più grande conquista dei naviganti, dopo l’adozione della  propulsione a vapore.

Giudicata nei suoi sviluppi in portata la scoperta di Marconi, che piegò le onde elettriche a propagazione rettilinea (come i raggi luminosi), lungo la curvatura terrestre, ciò che non videro Hertz ed i suoi continuatori, è la più grande dopo la scoperta dell’America.


La ricezione auricolare dei segnali radio, che tutt’ora si mantiene sulle navi, malgrado l’introduzione delle telescriventi, dei sistemi “facsimile”, telefono, ecc., ha richiesto al marconista le doti di un “virtuoso” della sua professione. E ciò a motivo delle alte velocità di trasmissione che subito furono imposte, sulle navi militari per ragioni tattiche o strategiche, su quelle mercantili per l’economia e la rapidità del traffico.

 

Ricordo, pertanto, il regime severo, e talvolta estenuante, adottato nella vecchia scuola del Varignano (La Spezia) per la formazione dei Radiotelegrafisti, in quel tempo divisi tra semaforisti (per le radio in dotazione ai semafori) e timonieri r.t. per le navi, poi fusi nella Marina Militare in categoria unica. E lo scarto rigorosissimo degli elementi meno adatti, dopo i primi mesi di esercitazioni…

Orbene, vennero le prime due guerre (la libica e la Prima Guerra Mondiale) e furono la grande prova dei nostri marconisti e della stessa Radiotelegrafia!

 

Vorrei ricordare che, in quel tempo,

mancando od essendo appena all’inizio le scuole private di radiotelegrafia, anche i marconisti

della Marina Mercantile avevano avuto, per la maggior parte, originale professionale al Varignano.

Ad ogni modo, era allora incaricata la Marina Militare di rilasciare i brevetti di abilitazione al servizio di radiotelegrafista sulle navi da commercio. Per questo, ho ancora impressi nella memoria,

i nomi di molti dei primi ufficiali marconisti della marina mercantile che avevano avuto, per la maggior parte, originale professionale al Varignano. Ad ogni modo era allora incaricata la Marina Militare di rilasciare i brevetti di abilitazione al servizio di radiotelegrafista sulle navi da commercio. Per questo, ho ancora impressi nella memoria i nomi di molti dei primi ufficiali marconisti della Marina Mercantile e ricordo, fra l’altro, l’entusiasmo, la precisione, l’abnegazione, anche, ch’essi ponevano nello svolgimento del delicato servizio a loro affidato.

Un certo numero di tali ufficiali ebbe la fortuna di trovarsi a contatto diretto con Guglielmo Marconi in occasione delle sue numerose traversate dell’Atlantico. Trovandomi a far parte dello Stato Maggiore dell’Ammiraglio Umberto Cagni in Basso Adriatico, durante la Prima Guerra Mondiale, udii pronunciare questo giudizio da un ammiraglio inglese la cui divisione si era trovata ad operare insieme a navi da guerra e mercantili italiane, durante le difficili operazioni di salvataggio dello sconfitto esercito Serbo “you have the most clever wireless operator in the al lied fleets”. Ovviamente il giudizio si riferiva sia ai radiotelegrafisti delle navi militari, sia a quelli dei molti piroscafi che agivano in correlazione con la flotta.


Nel 1927, trovandomi negli Stati Uniti, quale delegato italiano alla Conferenza Radiotelegrafica internazionale di Washington, la prima che pose ordine nelle radiocomunicazioni mondiali con una precisa assegnazione delle gamme d’onda ai vari servizi, ebbi occasione di visitare il grande centro radio marittimo di Chatan, presso il Capo Cod (nella penisola del Massachussets). Ebbene, un giudizio non meno favorevole per i marcon isti dei nostri magnifici e popolari transatlantici del tempo lo sentii pronunciare dal capoposto di quella stazione di primaria importanza nel traffico radio dell’Atlantico! Nell’ultimo Convegno Internazionale delle Comunicazioni, (XVI Sessione) tenuto a Genova nel quadro annuale delle Celebrazioni Colombiane lo scorso ottobre, venne autorevolmente messo in evidenza come le stazioni radio delle grandi navi mercantili si siano radicalmente trasformate in tempi recenti per la presenza di un certo numero di “apparecchiature speciali” delle quali prima non si sentiva alcun bisogno nello svolgimento dei traffici. Si tratta di nuovi servizi, recentemente applicati anche alle telecomunicazioni marittime e cioè: telegrafia automatica ad alta velocità, facsimile, telefoto, telescriventi oltre alla radiotelefonia attraverso gli abbonati di terra, che va sempre più estendendo il suo campo d’azione. Inoltre, l’avvento dell’automazione sulle navi fa prevedere un prossimo impiego del sistema di trasmissione “a dati” direttamente dai calcolatori elettronici, che controllano a bordo determinati servizi o macchinari, alle società armatrici. Le telescriventi, fra l’altro, costituiscono un perfetto sistema stampante automatico di messaggi sia di stampa che privati o di servizio nave, ed eliminano il tradizionale pesante lavoro del marconista che deve altrimenti procedere alla ricezione auricolare ed alla contemporanea trascrizione, in chiaro, dei segnali Morse.

 

Ma è mia opinione che, per molti anni ancora, malgrado i progressi dell’automazione, il tipo classico del marconista, il virtuoso della ricezione auricolare tramandatoci dalla tradizione (non fu primo Marconi a ricevere ad udito le serie di lettere “S” trasmesse il 12 Dicembre 1901 attraverso l’Atlantico?) continuerà a dominare il campo delle radiocomunicazioni marittime, a maggior garanzia della sicurezza di chi va per mare.

 

 

Da quanto scritto sopra si evince un dato  inconfutabile: i primi Brevetti di Radiotelegrafista della Marina Militare furono rilasciati alla fine del 1911.


 

Il Radiotelegrafista Pasqua Noceti conquistò il Brevetto Internazionale di Radiotelegrafista di Prima Classe il 20 aprile 1912 e conoscendo le lingue inglese, francese e spagnolo (lo afferma il suo Brevetto) trasmise in inglese con velocità centodieci, ricevendo con velocità cent'otto. Fu abilitato a condurre apparati Marconi della potenza fino a 5 KW. Il tutto lo decretò il Capitano di Corvetta – Capo del Reparto Radiotelegrafico -  Gino Montefinale presidente della Commissione esaminatrice.


Credo sia stato un segno di quello che normalmente chiamiamo “destino”. A distanza di anni il figlio Paolo del Radiotelegrafista  Noceti  brevettato dal Capitano Montefinale, diventerà il "genero" del futuro Comandante sposandone la figlia.

Questo brevetto di radiotelegrafista di prima classe riporta il n° 21, è uno dei primi brevetti internazionali rilasciati dalla Marina Militare nel 1912 e riporta in calce la firma autografa del Capitano di Corvetta, Capo del Reparto Radiotelegrafico, Gino Montefinale.


 

 


Terminata la Seconda Guerra Mondiale il traffico del naviglio mercantile italiano riprese a pieno ritmo ma il personale RT delle compagnie che gestivano il traffico radioelettrico sulle navi non era sufficiente a coprire l’organico e molti ex RT della allora Regia Marina confluirono nella marina mercantile, dopo aver sostenuto regolare esame per il brevetto civile presso il ministero a Roma e qui, alla fine del 1927, l’allora Capitano Gino Montefinale fece predisporre e consegnò personalmente al Radiotelegrafista Biagi, membro della spedizione polare del dirigibile Italia, una stazione radio portatile ad onde corte raccomandandone l’uso.

 

Quella stazione, usata con abilità ed intelligenza dal Biagi riuscì a far localizzare il 7 Giugno 1928 la famosa “tenda rossa” di Umberto Nobile installata tra i ghiacci artici dove era precipitato il dirigibile Italia.

 


 

Scrive Paolo Noceti

 

<Fui giovane maturo quando il Comandante Gino Montefinale, divenuto (magia del destino) mio suocero, mi parlò di Lui, di Marconi. E me ne parlò pacatamente, con dotto linguaggio e struggente nostalgia. La prima volta me ne parlò a Portovenere, di fronte a quel meraviglioso scenario che nel lontano 1897 fu culla del battesimo della radio con l’acqua salsa.


Poi, anziano, affrancato dagli impegni quotidiani dell’umano lavoro, perduto il Comandante, ho cominciato a scrivere">.


Gino Montefinale muore a Genova il 21 dicembre 1974.


Ed ancora mi torna in mente quel titolo del film “LE PAROLE CHE NON TI HO DETTO”, forse perché scrivendo di questo personaggio mi sono talmente immedesimato ed emozionato che avrei voluto scrivere io quanto Paolo Noceti ha scritto del Suo Comandante, del Nonno dei suoi figli, e lo ha fatto con struggente venerazione.


Io ora posso solo aggiungere: Noi Radiotelegrafisti e Radioamatori  del XX° secolo,  porteremo per sempre nel cuore, grati, questi Personaggi, Marconi e Montefinale.

 

L’uomo ha bisogno dei Miti e questi lo sono sicuramente.

 

 

 


Il "Ragazzo di Portovenere" era anche "Artista", la sua produzione di disegni è talmente vasta che di alcuni se ne sono perse le tracce.

 

Di seguito una piccola parte delle Opere del Comandante  raccolta dal sito PAOLONOCETI.IT.  

 

MONTEFINALE ARTISTA